Il narcotrafficante e il massone: due soci per il ristorante della ‘ndrangheta in Costa Azzurra


Un nulla tenente di San Luca coinvolto in traffici milionari. Un palmese trapiantato in Francia e “appassionato” di logge. Il ristorante chic e le quote cedute a un euro. Riciclaggio oltralpe nell’…

 

Lo chiamano “Il Passo della Morte”. In montagna una griglia in fil di ferro arrugginito segna il confine tra Italia e Francia. Dal paesino di Grimaldi si sale fino alla rocca Giraldi. Di là dai resti del vestiario dei migranti che si inerpicano sul sentiero c’è Mentone. Una visione, nei sogni di chi sfida la morte per fuggire dalla miseria. 
Sono migranti economici, a modo loro, anche gli ‘ndranghetisti – o presunti tali – che si stabiliscono oltre quel confine diventato spesso motivo di scontro politico tra Italia e Francia. Dal Sud del mondo arrivano in cerca di fortuna. Dalla Locride dei narcos trasferiscono capitali da riciclare nella tranquilla “perla della Francia”. È storia investigativa antica quella dei legami della ‘Ndrangheta in Costa Azzurra. Questioni di contiguità geografica indicano il clan Pellegrino– origini a Seminara e propaggini a Ventimiglia – come il più impegnato in investimenti immobiliari tra Mentone e Nizza. 
L’inchiesta “Eureka” della Dda di Reggio Calabria ha una tappa in Costa Azzurra legata all’impiego dei proventi del narcotraffico nel ristorante “La Voglia” di Mentone.

«La faceva d’oro Vincenzo con il conto in banca che ha»

«La faceva d’oro Vincenzo». La storia di questo pezzo di infiltrazione mafiosa oltre il confine ha uno spunto gossipparo. Al telefono si discute di un fidanzamento finito male e di uno spasimante che una famiglia considera non all’altezza della propria figlia. Un rifiuto sul quale gli interlocutori ironizzano mentre le orecchie degli investigatori sono sintonizzate sulla conversazione. «Se vedeva il conto in banca che ha… vedi se lo voleva. Quando vedeva che le porta Louis Vuitton… e la faceva d’oro Vincenzo». Vincenzo Giorgi, 38 anni, stando ai redditi dichiarati tra il 2000 e il 2021 non sarebbe capace «neppure di provvedere al proprio sostentamento», appuntano i Ros in un’informativa depositata il 15 settembre 2022. Invece le sue presunte attività criminali avrebbero evidenziato «il diretto coinvolgimento in milionari traffici internazionali di cocaina». Tra il 10 e il 24 maggio 2012 Giorgi, assieme a un amico, si muove tra Mentone, Ventimiglia, Milano e San Marino. Michele Di Piano, una delle persone incontrate in quei giorni in Francia, rassicura i due: «Io sono di parola, vedrai che troverò qualcosa di bello sulla spiaggia». «Quel locale chiuso no? – risponde l’amico di Giorgi – quello di 60mila euro, io penso che quello te lo dà a 45, mi informo se ci fanno aprire un locale in franchising». 

I soci “francesi” del narcotrafficante

La “terrazza esterna” del ristorante “La Voglia” di Mentone

La conversazione chiarisce quale sia il motivo del viaggio: dalla Locride sono alla ricerca di un locale nel quale investire. I contatti continuano per mesi. Altre intercettazioni raccontano di riunioni operative per la gestione di un ristorante. È la cooperazione con la Polizia francese a fornire chiarimenti sulle attività imprenditoriali di quelli che la Dda considera i due agganci del narcotrafficante in Costa Azzurra. Michele Di Piano e Giuseppe Scidonerisultano soci al 50% della società di diritto francese a responsabilità limitata “Aurora”, rilevata dall’1 luglio 2021 e attiva nel campo della ristorazione. Capitale sociale: 30mila euro. Sede a Mentone. Dal 12 aprile 2022 la ditta risulta amministrata da Vincenzo Giorgi al quale Scidone e Di Piano l’avrebbero ceduta. Ad “Aurora”, a sua volta, fa riferimento il ristorante “La Voglia”. La posizione è ottima, nei pressi di una piazza, con una terrazza esterna dotata di tavoli e ombrelloni color crema. I dipendenti sono sei: uno di loro è Vincenzo Giorgi. L’ipotesi degli inquirenti è che Giorgi detenga una «partecipazione societaria occulta» sin dal mese di agosto 2021, nel periodo di avviamento della società, «con il placet dei formali e unici soci Scidone e Di Piano», che lo avrebbero assunto nell’aprile 2022 per cedergli l’amministrazione della società “Aurora” e, dunque, del ristorante. 

Scidone, da Palmi ad Antibes (via Aosta) con una passione per la massoneria

Giuseppe Scidone, secondo gli inquirenti, merita una digressione che conduce in Valle d’Aosta. Nato a Palmi 64 anni fa, residente a Ventimiglia ma domiciliato in Antibes, Scidone «emerge (non quale persona indagata)» nell’ambito dell’inchiesta “Geenna”, condotta dalla Dda di Torino nei confronti di alcuni elementi contigui alla cosca Nirta “Scalzone” di San Luca. L’imprenditore, riporta l’ordinanza dell’inchiesta “Eureka”, «risultò in diretti rapporti con i principali indagati» e sarebbe «provato il collegamento tra detti indagati, per il tramite di Scidone, con l’ambiente della massoneria, anche internazionale». Secondo fonti della Polizia francese riprese nell’ambito dell’indagine “Geenna”, «in Costa Azzurra, Scidone ha costituito il circolo “Garibaldi” che ha quale scopo ufficiale l’assistenza agli immigrati italiani in Francia ma, in realtà, dovrebbe essere la copertura per una loggia massonica di italiani oltralpe. In alcune conversazioni telefoniche si definiva “Gran Maestro dell’Ordine mondiale dei Cavalieri templari in Djibouti”». In più sarebbe «appartenente all’Ordine dei Cavalieri templari di Gerusalemme di cui lui stesso – segnalano gli investigatori – si definisce uno dei “5 guardiani”». La passione verso l’Ordine massonico e templare di Scidone, che ha sempre negato con forza ogni legame con soggetti mafiosi, è fuor di dubbio. E non costituisce, ovviamente, un reato.

Il tentativo di nascondere il ruolo di Giorgi, «quell’altro amico nostro»

Il motivo per cui il gip Caterina Catalano ha disposto nei suoi confronti (e anche per Michele Di Piano) gli arresti domiciliari discende dall’accusa di trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante transnazionale formulata dalla procura antimafia. Avrebbero aiutato Giorgi a riciclare il denaro proveniente dai traffici di cocaina occultandone la presenza nella compagine societaria in Francia. A Giorgi viene contesta la partecipazione ad almeno quattro importazioni di cocaina dal Sudamerica per oltre 600 chilogrammi di droga. Il presunto narcotrafficante, che «non possiede disponibilità finanziarie lecite», discute «di argomenti necessariamente riservati ai proprietari». Un proprietario la cui identità, sempre secondo quanto rileva il gip, i due soci iniziali avrebbero cercato di nascondere nel corso delle telefonate in cui si decide di avviare l’investimento, «limitandosi a dire che la quota di “quell’altro amico nostro” dovesse essere formalmente intestata ad altri». Secondo il giudice, dunque, «Scidone e Di Piano erano certamente a conoscenza della caratura criminale del proprio socio». L’ipotesi, motivata dagli «stretti rapporti» di Scidone «con gli ambienti malavitosi di San Luca», è che l’imprenditore-massone conoscesse «le interessenze criminali di Giorgi sul territorio». 

Le quote sociali “regalate” a Giorgi

C’è un altro elemento che gli atti mettono in rilievo. Emerge nell’integrazione alla richiesta cautelare che la Dda guidata da Giovanni Bombardieri ha depositato il 20 febbraio scorso. Di Piano e Scidone, infatti, nel marzo 2022 avrebbero «ceduto a Vincenzo Giorgi, al prezzo simbolico di un euro, ben 240 quote della “Sarl Aurora”». Giorgi diventa così socio di maggioranza del ristorante. Per l’accusa, la cessione gratuita delle quote è «un preciso riscontro al fatto che l’intera operazione, sin dall’acquisizione della società da parte di Scidone e Di Piano, fosse stata pianificata da Vincenzo Giorgi e fosse diretta a fargli acquisire la proprietà del ristorante, utilizzando i proventi del traffico di cocaina per il quale è indagato». Nella “perla di Francia” per alcuni “migranti economici” la vita non è tanto difficile. (p.petrasso@corrierecal.it)

 


 

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