GIOVANNI FIANDACA: «Una parte dell’antimafia si è trasformata in una retorica della legalità, un vuoto palcoscenico per rituali stanchi o per dare sfogo a forme di intollerabile narcisismo”

 

«Una parte dell’antimafia si è trasformata in una retorica della legalità, un vuoto palcoscenico per rituali stanchi o per dare sfogo a forme di intollerabile narcisismo. E questo nella migliore delle ipotesi. A questo stucchevole ritualismo si è purtroppo aggiunta un’antimafia carrieristica e affaristica: nel senso che il vessillo dell’antimafia è stato impropriamente utilizzato per fare carriera o per accedere in modo privilegiato a commesse pubbliche o a occasioni di profitto da parte di imprenditori in rapporto di opportunistica vicinanza con esponenti del mondo politico e istituzionale.
Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Aggiungerei però che l’antimafia fasulla o strumentale è anche prosperata a causa di una acritica complicità di quella parte dei media sempre pronta a dare visibilità e a mettere sugli altari personaggi che sulla base di più attente valutazioni non lo meriterebbero affatto».


Giovanni Fiandaca, professore ordinario di Diritto penale dell’Università di Palermo, già membro del Csm, è uno dei massimi esperti italiani della legislazione sulla criminalità organizzata. Da intervista del 2017 all’Unitá