Messina Denaro: “La Strage di Firenze? Bisognava prendersela con i beni dello Stato” | L’audio dell’interrogatorio

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“Tengo in chiaro che io non so niente di Firenze, poi quello che dicono i collaboratori se la vedono loro, io non so niente anche perché non c’è mai stata in una mia condanna nessun riscontro oggettivo, ci sono state solo le parole di questi collaboratori”, così aveva detto il boss stragista Matteo Messina Denaro durante il suo interrogatorio del 16 febbraio 2023, davanti al giudice Alfredo Montalto e i pubblici ministeri Gianluca De Leo e Giovanni Antoci.

U’ Siccu ha provato a ridimensionare il suo ruolo attivo nell’organizzazione della strage di via dei Georgofili a Firenze, compiuta nella notte tra il 26 e 27 maggio del 1993, in cui morirono cinque persone, comprese Natia e Caterina Nencioni, due bambine di 9 anni e di appena 50 giorni.

Proprio su questo punto, il giudice Montalto lo incalza facendo un parallelo tra la strage e il sequestro e poi morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, per la quale Messina Denaro è stato condannato. “Sono due cose prettamente diverse, quello del bambino fu un fatto mirato, quello di Firenze, qualora fosse vero ma sulla mia persona non è vera, non è che si voleva uccidere persone, anche perché ci sono collaboratori di giustizia che dicono che la finalità non era uccidere delle persone, solo che il problema è stato, secondo me, che sono andati con la ruspa, cioè hanno ucciso la mosca con le cannonate. Perché si sa che se si mettono bombe, possono cadere degli innocenti”, dice Messina Denaro nell’audio dell’interrogatorio.

Perché c’era la necessità di colpire Firenze? Chiede il giudice. “La finalità era prendersela con lo Stato, con i beni dello Stato, – risponde il boss che aggiunge -. Mettiamo il caso che andavo a Firenze a mettere questa bomba, con le stesse finalità, non sarebbe morto nessuno perché io là, la bomba non la mettevo”. Quindi sarebbe stato un errore degli esecutori, chiede il giudice. “Non è stato secondo me un errore, è stato menefreghismo che è peggio perché l’errore può essere perdonato – dice Messina Denaro -. Ma se io capisco e intuisco che là succedeva una strage, e lo capiva pure un menomato che succedeva una strage, per chi conosce Firenze, ecco che una bomba là non sarebbe mai stata messa”.

Poi, riferendosi agli esecutori, il capomafia ha aggiunto: “Il problema è che hanno usato gente che non vale niente”. FQ 18.1.2024