Altro accertamento di consulenza tecnica era stato disposto dallâAutoritĂ Giudiziaria sui mozziconi di sigarette ritrovate negli stessi luoghi poichĂ©, potendo costituire essi tracce da cui derivare elementi sulla base dei quali ipotizzare che in quei pressi avessero stazionato le persone che avevano atteso lâarrivo del convoglio, era importante accertare il maggior numero di dati e conoscenze sulle caratteristiche fisiologiche di coloro che quelle cicche avevano fumato e poi abbandonato.
Era stato pertanto conferito lâincarico ai dottori Garofano Luciano, in servizio presso il Servizio Investigazioni Scientifiche di Parma, e Spinella Aldo in servizio presso la Polizia Scientifica di Roma, il cui lavoro si era incentrato sulla ricerca di dati biologici sulle cicche di sigarette e sui due fili di capello ritrovati, nonchĂ© sulla verifica di eventuali impronte papillari: nella sostanza si trattava di individuare da un lato il Dna e dallâaltro lato le impronte papillari, latenti o evidenti, sui campioni repertati, costituiti da 14 mozziconi di sigaretta marca Merit, un mozzicone di sigaretta marca Muratti, 7 mozziconi di sigaretta marca MS, altri 29 mozziconi di sigaretta marca Merit, e due frammenti di formazioni pilifere.
I consulenti, che hanno deposto allâudienza del 4 dicembre 1995, prima di riferire sullâesito delle indagini svolte, hanno fornito alla Corte nozioni generali sui fondamenti scientifici sui quali si Ăš basata la loro analisi, e hanno spiegato che il DNA eâ una macromolecola molto complessa che eâ contenuta nelle cellule di tutti gli organismi viventi e che quindi nello stesso individuo ha caratteristiche peculiari che non si ritrovano in altri. ,
In particolare hanno dichiarato: «Proprio per queste sue caratteristiche il DNA puoâ essere analizzato dal sangue, dal liquido seminale, da tutti i tessuti biologici, dalle fibre pilifere, dalla saliva, dallâurina, dalla polpa dentaria, dal midollo osseo. In questo caso noi ci trovavamo di fronte a due reperti essenzialmente, e cioĂš la saliva, quindi le cellule che inevitabilmente vengono dal dispiacimento dellâepitelio della bocca e che quindi vengono veicolate insieme alla saliva che spesso puoâ anche apportare altre sostanze, ma indubbiamente cellule, e le cellule che potevano invece essere contenute nei due capelli. ,
Sulle due strutture pilifere ad una prima ispezione microscopica che eâ il primo atto tecnico che noi conduciamo, ci siamo resi conto che non potevano essere processati percheâ mancavano del bulbo; e quindi non avendo strutture cellulari su cui basarci per lâestrazione del DNA, non abbiamo potuto utilizzarli».Â
Pertanto gli unici campioni sui quali si concentrava lâanalisi erano stati i mozziconi di sigaretta, attraverso lâutilizzo di una tecnica di avanguardia, la PCR, altrimenti detta tecnica della amplificazione a catena del DNA.
I consulenti hanno altresĂŹ riferito: «Avevamo a disposizione estremissime quantitaâ di sostanza, quindi dovevamo cercare di avere il massimo risultato da una quantitaâ estremamente esile. PoichĂš ogni individuo ha delle facce diverse percheâ abbiamo DNA diverso e pure impronte digitali diverse, abbiamo studiato quella zona, che si chiama polimorfica variabile, per potere individuare la diversitĂ di una persona diversa allâaltra.
La variabilitaâ di questo DNA ci permette di identificare con una certa percentuale lâappartenenza delle cicche di sigarette in cui avevano fumato quegli individui, ed abbiamo dovuto studiare un frammento. CioĂš nella nostra popolazione ci sono vari frammenti di DNA: io câho un frammento diverso da unâaltra persona, altro unâaltra persona; alcuni frammenti sono in comune, come per esempio dal punto di vista genetico, i gemelli omozigoti sono perfettamente identici, hanno stesso DNA, altri no.
Questa indagine ci ha permesso di individuare delle caratteristiche genetiche che convenzionalmente si possono chiamare 1.2.4, 1.1.4, 1.0.0.1. Insomma, abbiamo individuato chi ha fumato quella cicca di sigaretta o quel gruppo di cicche di sigarette, e su questo poi, una volta memorizzata, poi, successivamente, per eventuale o un futuro e promemorico per i confronti Â
Su queste indagini noi abbiamo verificato che il gruppo dei 14 mozziconi di marca Merit, la cicca di sigaretta siglata n. 1 e n. 3, appartenevano ad un individuo con una certa struttura genetica che viene indicata internazionalmente 1.2.4. Altre tre cicche di sigarette, la n. 12, la n. 13 e la n. 14
invece da un altro individuo che câha un frammento di DNA diverso detto 1.1.2. Tutti gli altri del gruppo Merit invece hanno dato risultato negativo. Quindi nel gruppo dei 14 mozziconi soltanto 5 hanno dato esito positivo. Un mozzicone marca Muratti ha dato esito negativo. Ed il gruppo dei 7 mozziconi di marca MS, la n. 1 ha dato un genotipo, cioĂš un frammento di DNA ancora denominato 1.2.4. Negativi tutti gli altri perchĂ© teniamo sempre presente che la quantitaâ di cellule, pochissime cellule, era esile; poi dipendeva pure dal modo come si fuma dato che le cellule sono immagazzinate nel filtro, e poi piuâ tempo passa piuâ si degrada questo materiale e piuâ difficile eâ metterlo in evidenza.
Ancora, lâaltro gruppo dei 29 mozziconi di marca Merit, abbiamo individuato praticamente 7 positivitaâ di cui n. 3, e la n. 3 genotipo 2.4, la n. 12 ancora 2.4, la n. 13 2.4, la n. 14 1.1.2, n. 15 1.1.2, n. 27 1.2.4, n. 29 1.2.4, e tutti gli altri hanno dato esito negativo. Dallâinterpretazione di queste risultanze noi sicuramente possiamo dire che i reperto siano stati fumati da un minimo di tre differenti individui, percheâ câerano dei frammenti di DNA diverso. Con molta probabilitĂ sono state fumate, appunto, da questi tre individui diversi, o piuâ individui che avevano lo stesso frammento di DNA. [âŠ]».
Successivamente in esito ad altro incarico conferito dal Pm i consulenti comparavano i Dna ritrovati con quelli di Di Matteo, La Barbera e GioĂš e hanno dichiarato allâudienza del 3-1-96: «In conclusione, abbiamo avuto una attribuzione, una alta compatibilitĂ con il sangue di Di Matteo e La Barbera per i genotipi detti cosiâ, riconosciuti internazionalmente 2-4 sui tre mozziconi di marca Merit; questo mentre vi era unâesclusione per quanto riguardava il DNA di Gioeâ Antonino. Quindi avevamo una esclusione ed una attribuzione per il Di Matteo e La Barbera. Questa attribuzione, estimabile in percentuale dellâ8,8 persone; cioĂš unâattribuzione del 91,2% circa».
Nei pressi dei due alberi, ma dal lato della montagna, il ciglio della strada si presentava delimitato da un muretto di recinzione alto allâincirca due metri: gli inquirenti notavano che su questo muro, collocata come punto di riferimento fra il mandorlo e lâaltro albero, vi era una pietra, e nel terreno immediatamente retrostante ad essa altri mozziconi di sigarette, probabile indice anche qui, come nel caso precedente, di quella che poteva essere stata la fase di attesa dellâavvistamento del convoglio da parte dei responsabili del progetto criminoso: a quel punto bastava posizionare un osservatore sul muro ove era stata riposta la pietra per verificare che il cratere determinato dallâesplosione, e quindi il punto ove era posizionata la carica, era nella traiettoria che attraversava al centro i due alberi ed univa chi guardava, il cratere e il silos dellâazienda avicola posto a valle dellâautostrada.
In proposito si rimanda alla deposizione della teste Tomasello Gabriella, commissario della Polizia di Stato a Palermo, esaminata allâudienza dellâ11-10-95, che in relazione alle ipotesi sulle modalitĂ con le quali lâattentato poteva essere stato perpetrato, ha riferito che si era subito pensato che si fosse trattato di un comando a distanza, percheâ era talmente grande la voragine che certamente rimanere nei pressi sarebbe stato troppo pericoloso per chi si occupava dellâesplosivo. Per cui, secondo la teste, si erano considerati i punti dai quali si poteva avvistare sia lâarrivo della macchina del dottor Falcone con la scorta e sia il luogo dellâattentato dove era avvenuta poi lâesplosione: «⊠Fin dalla sera si era considerata lâipotesi che si potesse trattare di una stradina su una montagna che portava, poi, ad una piccola casetta bianca, successivamente si eâ accertato che si trattava di una casupola dellâAMAP, ed altri due punti che potevano essere interessanti come punto di osservazione, e cioĂš il mobilificio Mobiluxor che guardando la montagna si trovava sulla sinistra del luogo, della montagna, ed alcune palazzine che si trovavano invece sulla destra sempre guardando la montagna».
E poi ancora lâIspettore Ricerca (udienza dellâ11-10-95): «âŠUltimato il sopralluogo in via Libertaâ n. 17, il 24 maggio ci recammo immediatamente su via Quattro Vanelle, per raggiungere il casotto AMAP. Sul posto trovammo i Carabinieri che stavano effettuando giĂ dei rilievi in prossimitĂ dei due alberi. In particolare, venne notato quel giorno che in corrispondenza del terzo palo dellâenergia elettrica partendo dal casotto AMAP, quindi dal casotto a scendere, dal lato sinistro câeâ la scarpata dove vi sono numerose presenze di alberi e piante, al lato destro, come si puoâ vedere, vi eâ un muro di contenimento in cemento armato, dellâaltezza di circa 2 metri.
Subito notammo un cosa che a noi balzoâ subito agli occhi: che mettendosi o sul muretto allâaltezza di questa pietra⊠dove tra lâaltro, devo dire una cosa, al di laâ di questo muretto, eâ un 3 â 4 metri ancora piuâ indietro, non eâ riportata in fotografia, fu trovata una grossa piattaforma in cemento armato.
Sopra questa piattaforma in cemento armato, trovammo una grossa pietra, che era stata spostata. Percheâ dico che era stata spostata? Percheâ di fatto si era formato un alone con la stessa sagoma di questa pietra ed era stato lasciato questo alone, quindi era stata spostata da poco tempo. Liâ, anche da questa parte del muretto, che vediamo da questo lato, i Carabinieri avevano repertato delle cicche di sigaretta. Guardando, sia da questo punto dove câera il masso che dicevo io spostato, che come piattaforma, consentiva facilmente ad una persona, per esempio, di sedersi, o mettendosi sul muretto stesso o nella parte della scarpata sottostante, noi avevamo una perpendicolare immaginaria, proprio era la perpendicolare con lâasse autostradale e la perpendicolare proprio con il luogo dove si eâ creata la deflagrazione. Addirittura, una cosa che ipotizzammo in un primo momento, era la presenza del famoso silos della SIA. Collimando la pietra e questo silos, noi lo considerammo allâinizio come il mirino, un famoso mirino utilizzato proprio come linea immaginaria e come perpendicolare».
Ed ancora, sullo stesso punto, il teste Ferrazzano Luigi, in servizio presso il Centro Operativo D.I.A. di Roma, escusso allâudienza dellâ11-10-95: «Avevamo capito o intuito subito che lâesplosione poteva essere stata causata mediante uso di un radiocomando e chi faceva uso di questo radiocomando doveva necessariamente essere in zona di sicurezza, vista anche lâentitaâ dellâesplosione e del relativo spostamento dâaria, e tentammo allora di localizzare il posto che doveva essere necessariamente in alto, da dove questi signori avevano azionato il detonatore.
Nel frattempo venne notte e rinviammo questâattivitaâ alla mattina successiva. Alle 08.00 della mattina successiva riprendemmo lâattivitaâ di ricerca e localizzammo una strada, a mezza costa, che dalla Statale 113, allâaltezza dellâabitato di Capaci saliva verso una localitĂ denominata Montagna Raffo Rosso. Liâ notammo un cancello di ingresso che era aperto; dopo questo cancello di ingresso câera uno smottamento di terreno che ostruiva la carreggiata di questa strada e sulla terra vi era posto un filare di filo spinato. Sulla destra di questo filare, gli ultimi due fili in basso risultavano tagliati ed arrotolati. Poi, oltrepassato il filare e quindi giunto nuovamente sulla carreggiata, la strada era una strada a mezza costa che aveva sulla destra un muro di contenimento e sulla sinistra una scarpata. Dal lato sinistro, sostanzialmente, câera la vallata in cui poi scorreva lâautostrada che eâ stata teatro dellâattentato.
Continuando, câera, sempre sul lato destro, lato muro di contenimento, câerano delle pietre accatastate a moâ di scala, presumibilmente per facilitare lâaccesso sul muro di contenimento. Erano abbastanza regolari; formavano una specie di scaletta per facilitare lâaccesso al muro di contenimento⊠Ed ad un certo punto trovammo sulla destra, dietro il muro di contenimento, una sorta di piccolo spiazzo in cui câerano numerose cicche di sigarette e dei pacchetti vuoti; e su questo in corrispondenza di questo spiazzo, poggiato sul muro di contenimento, cioĂš sul lato superiore del muro di contenimento vi era una pietra.
Questa pietra era stata posta liâ secondo noi, come un punto di riferimento; infatti, traguardando da questa pietra ed un silos per mangimi che era posto al di laâ dellâautostrada, si otteneva una linea che passava esattamente per il luogo dellâesplosione sullâautostrada. Quindi poteva essere stata benissimo usata come punto di riferimento per poter causare la deflagrazione poi della carica esplosiva.Â
A questo punto notammo anche che dal punto in questione, poichĂ© vi erano degli alberi che erano posti al di sotto della strada che ostruivano leggermente la visuale, notammo pure che questi alberi erano stati tagliati; cioĂš parte dei rami di questi alberi erano stati tagliati, ed i relativi rami erano a terra. Comunque si aveva una perfetta visione di tutto il percorso autostradale sia nella parte precedente lâesplosione sia nella parte successiva. Ipotizzando che quelle cicche di sigarette e quei pacchetti potessero appartenere alle persone autori dellâattentato, chiamai il personale tecnico che era con me e repertoâ questo materiale. furono inviati i rami degli alberi, le cicche di sigarette che erano Merit, Marlboro ed unâaltra marca mi sembra.
I cinque pacchetti di sigarette marca Merit ed alcuni pezzi di alluminio, quellâalluminio che serve per⊠che si trova quando si apre il pacchetto di sigarette che erano appallottolati.
Fu fatto per tentare di rilevare eventuali impronte papillari e poi per gli esami del caso, nel caso specifico lâeventuale D.N.A. sulle cicche di sigarette. Fu notata dellâerba calpestata segno della presenza prolungata di persone da schiacciamento di erba nella zona degli alberi dove furono tagliati i rami, per consentire una migliore visibilità ».
Sulla base dei dati indicati era dunque possibile ipotizzare sin dalle prime perlustrazioni che i luoghi descritti potevano essere stati quelli scelti dagli attentatori al fine di garantirsi la piena visibilitĂ del punto in cui era stata collocata la carica. [âŠ].
FONTE Â sentenza della Corte dâAssise di CaltanissettaÂ
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CAPACI, scoperto il Dna di un killer. Il Procuratore smentisce contrasti fra Polizia e Carabinieri
E’ una traccia di una certa importanza, mentre corrono voci su polemiche a proposito dell’annosa rivalitĂ tra carabinieri e poliziotti che starebbe riproponendosi con effetti negativi sulle indagini.
Dopo essere riusciti a mettere a punto gli identikit di sei attentatori che nei giorni precedenti la strage e sabato 23 maggio furono notati a Capaci e vicino all’autostrada «A 29», ora la notizia sul Dna.
PotrĂ servire ovviamente a ben poco se non si riuscirĂ a identificarne il possessore, ma se ciĂČ sarĂ possibile si tratterĂ indubbiamente di un elemento che potrĂ costituire prova schiacciante.
Su questo sviluppo dell’inchiesta, a Caltanissetta, il pool degli investigatori mantiene riserbo e non Ăš stato possibile strappare nulla di piĂč neanche a Palermo negli uffici della Squadra Mobile e della Criminalpol, nĂ© in quelli del Ros dei carabinieri.
CosĂŹ non si sa con certezza se il Dna sia stato âąscoperto nei laboratori degli inquirenti italiani o negli Stati Uniti in quelli deh’Fbi. Quando, giorni fa, i dieci agenti speciali inviati a Palermo dalle autoritĂ federali Usa se ne tornarono dopo aver frugato a lungo nel posto della strage, fu confermato che essi avevano portato con sĂ© alcune delle 40 cicche di sigaretta trovate accanto a tre pacchetti di «Merit» ormai vuoti sulla collinetta da dove fu premuto il radiocomando che fece scoppiare la potente carica di tritolo e altro materiale esplosivo.
E le polemiche su contrasti che coverebbero tra poliziotti e carabinieri malgrado la delicatezza delle indagini e la gravitĂ della nuova sfida della mafia? VenerdĂŹ sera l’agenzia «Adn Kronos» in una nota si Ăš riferita «agli investigatori dei carabinieri che rifiuterebbero di mettere a disposizione dei loro colleghi della Ps i mozziconi di sigaretta raccolti sul luogo».
Ieri mattina immediata e secca Ăš giunta la smentita del procuratore della Repubblica di Caltanissetta Salvatore Celesti che nel suo studio ha peraltro ricevuto un nuovo rapporto informativo degli inquirenti che documenterebbe la dinamica dell’attentato.Dopo aver definito «destituita di qualsiasi fondamento» la notizia, Celesti ha assicurato che «nelle indagini in questione tutti i gruppi investigativi hanno agito e agiscono in piena sintonia operativa sotto la direzione coordinatrice di questo procuratore. In particolare, tutto il materiale sequestrato dai carabinieri Ăš oggetto di accertamenti anche da parte della polizia scientifica della polizia di Stato».
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Capaci, mozziconi di sigaretta incastrano il terzo uomo
Un telefonino cellulare e alcuni mozziconi di sigaretta potrebbero incastrare uno dei presunti componenti del commando di Cosa nostra che massacroâ il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti di scorta. Il suo nome eâ Santo Di Matteo, detto âMezzanascaâ (che in dialetto siciliano vuol dire âMezzo nasoâ), un picciotto della famiglia di Altofonte arrestato nei mesi scorsi in seguito alle rivelazioni di alcuni pentiti. E lui il terzo uomo che entra prepotentemente sulla scena della strage dopo Antonino Gioeâ , il boss di Altofonte suicidatosi giovediâ scorso nel carcere romano di Rebibbia, e Giuseppe La Barbera, un altro esponente della cosca di Altofonte anche lui arrestato con il suo capo mentre preparava un âbottoâ al Palazzo di giustizia di Palermo. Sarebbe stato proprio La Barbera, nei sei minuti che precedettero lâ attentato, a parlare con Di Matteo attraverso un telefono cellulare. Il contenuto della conversazione non eâ stato intercettato, ma dai tabulati della Sip eâ stato possibile accertare che essa si sarebbe svolta tra le 17,52 e le 17,58. Sino al momento esatto, cioeâ , dellâ esplosione. Lâ ipotesi investigativa eâ che La Barbera possa avere âguidatoâ dallâ aeroporto di Punta Raisi gli artificieri appostati su una collinetta che domina il teatro della strage. Di Matteo, attraverso le indicazioni del compare, avrebbe dato invece lâ input finale con il radiocomando. Questa ricostruzione, sulla quale gli investigatori stanno ancora lavorando, potrebbe trovare una formidabile conferma dal test del DNA. I mafiosi di vedetta sullâ autostrada, nellâ attesa snervante dellâ âora Xâ, fumarono infatti numerose sigarette. E quelle cicche rischiano adesso di diventare una prova schiacciante. Negli Stati Uniti gli esperti dellâ FBI sono riusciti infatti ad isolare dai mozziconi il codice genetico dei fumatori: se coincidesse con quello di Di Matteo il sospetto diventerebbe certezza. Arnaldo La Barbera, il funzionario che guida il pool di investigatori impegnati a tempo pieno nelle indagini sulle stragi mafiose, cerca di frenare i facili entusiasmi. âEâ una semplice ipotesi ancora tutta da verificareâ ammette a denti stretti, senza nascondere peroâ la sua irritazione per la fuga di notizie. Ancora piuâ duro eâ il procuratore aggiunto di Caltanissetta, Paolo Giordano, il quale dice senza mezzi termini: âNon resteremo inerti di fronte alla palese violazione del segreto dâ ufficioâ. Tra i magistrati della direzione distrettuale antimafia nissena si respira anche un clima di stanchezza dovuto ai ritmi massacranti di lavoro: quattro sostituti, sui sette in organico, si stanno occupando delle inchieste sulle stragi e di altre indagini su esponenti mafiosi e della âstiddaâ. Lâ organico eâ completato da altri tre giudici, mentre sono in arrivo altri due uditori giudiziari. Anche lâ ufficio del Gip, con due soli magistrati, risulta sguarnito. Insomma, lâ avamposto giudiziario della lotta a Cosa nostra rischia di dover ammainare bandiera. Â Franco Nuccio per il Corriere della Sera del 4 agosto 2013
Il generale Garofano e la Strage di Capaci: “Quelle 51 sigarette che i mafiosi fumarono in attesa di Falcone”
Il procuratore della repubblica, Salvatore Celesti e’ rimasto a lungo nel proprio ufficio con il sostituto Francesco Polino, non ha ricevuto visite ne’ si e’ fatto passare telefonate. Celesti e Polino non possono chiedere contributo agli altri due magistrati dell’ ufficio, Caterina Chinnici, figlia del giudice ucciso dalla mafia e Raffaele Califano che non hanno ancora maturato i requisiti di anzianita’ e di esperienza specifica richiesti per procura antimafia. Negli ambienti del palazzo di giustizia di Caltanissetta e’ stato espresso oggi il convincimento che i ”rinforzi” annunciati in relazione all’ impegno investigativo sulla strage non potranno arrivare qui prima di un mese. Sono attesi due sostituti procuratori provenienti da Catania e due da Messina.Â
Il procuratore della Repubblica di Caltanissetta, Salvatore Celesti, ha gia avuto dagli investigatori una prima relazione sommaria. Sono stati anche catalogati tutti gli effetti personali contenuti nelle TRE BORSE del dottor Falcone e della moglie ora custodite in una cassaforte della procura di Palermo. Gli effetti sono stati descritti analiticamente ai giornalisti dal procuratore Pietro Giammanco.Â




