Depistaggio sulla strage di via D’Amelio: la Cassazione conferma la ricostruzione dei giudici. “Il depistaggio ci fu”

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33634 depositata il 16 settembre 2026, ha chiuso definitivamente uno dei capitoli più controversi della storia giudiziaria italiana: il processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio, l’attentato mafioso del 19 luglio 1992 in cui furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta.
La Suprema Corte ha confermato la sentenza d’Appello del 2024, dichiarando la prescrizione per i tre poliziotti imputati — Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo — ma ha anche ribadito la sostanza della vicenda: una manipolazione delle indagini avvenne, e fu costruita una falsa pista investigativa basata sulle dichiarazioni di falsi collaboratori di giustizia.
La falsa pista e i “pentiti costruiti a tavolino”
Secondo le ricostruzioni dei giudici, gli imputati — membri del gruppo investigativo guidato da Arnaldo La Barbera — avrebbero contribuito a creare una versione artefatta dei fatti, inducendo falsi pentiti a mentire per orientare le indagini lontano dai veri responsabili.
Una strategia che per anni ha condizionato la ricerca della verità sulla strage, rallentando l’accertamento delle responsabilità mafiose e istituzionali.
Perché scatta la prescrizione
La Cassazione ha confermato che il reato contestato — calunnia in concorso — è prescritto, poiché non è stata riconosciuta l’aggravante di aver favorito Cosa nostra.
La mancata applicazione dell’aggravante, già esclusa in appello, ha impedito di allungare i tempi di prescrizione, rendendo impossibile una condanna nonostante la conferma del depistaggio.
Una verità giudiziaria che arriva tardi
La decisione della Cassazione chiude un processo durato oltre trent’anni, segnato da errori investigativi, omissioni e manipolazioni.
Come ha sottolineato il legale di uno degli imputati, la prescrizione impedisce di accertare pienamente l’estraneità degli agenti; tuttavia, per le famiglie delle vittime e per la società civile, la sentenza rappresenta un punto fermo: il depistaggio è stato riconosciuto e confermato dalla più alta corte italiana.
Un capitolo doloroso della storia repubblicana
La vicenda del depistaggio di via D’Amelio rimane una delle pagine più oscure della lotta alla mafia.
La conferma della Cassazione non cancella le ferite, ma restituisce un elemento di verità: le indagini furono deviate, e questo ha pesato per decenni sulla ricerca di giustizia per Paolo Borsellino.
Strage via D’Amelio la Cassazione conferma la prescrizione per i tre poliziotti accusati di depistaggio La Cassazione ha confermato la prescrizione per tre ex agenti coinvolti nel depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio, avvenuta a Palermo nel 1992. La decisione riguarda i processi relativi a accuse di depistaggio sulle indagini che portarono alla morte del giudice e di cinque agenti della sua scorta. La prescrizione è diventata definitiva e non sono più possibili ricorsi.

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La CRONISTORIA del GRANDE DEPISTAGGIO (Quello vero…)