La rottura che non avremmo voluto vedere: la famiglia Borsellino non può parlare con una sola voce

 

Memoria contesa: la spaccatura nella famiglia Borsellino arriva nelle istituzioni. Salvatore Borsellino, davanti alla Commissione Antimafia, non parla solo di stragi, depistaggi o verità negate. Parla di rottura familiare. La dichiara, la rivendica, la mette agli atti. Dice apertamente che non ha più rapporti con i nipoti, i figli di Paolo. E lo fa nel luogo più istituzionale possibile, quello che dovrebbe unire nella ricerca della verità e non certificare divisioni.
È un passaggio che pesa come un macigno. Perché non riguarda solo una famiglia: riguarda la credibilità della memoria pubblica.
La verità è che la famiglia Borsellino non è più unita da tempo. E non per incomprensioni domestiche, ma per divergenze radicali su ciò che è accaduto prima e dopo via D’Amelio.
Da una parte c’è Salvatore, che ha trasformato il dolore in una militanza spesso incendiaria. Dall’altra ci sono i figli di Paolo, che hanno scelto una linea istituzionale, ancorata agli atti, lontana dalle accuse generalizzate e dalle letture emotive.
Due visioni inconciliabili. Due modi opposti di difendere lo stesso nome.
Quando Salvatore comunica alla Commissione di aver rotto anche sul piano personale, non sta solo raccontando un fatto privato: sta dicendo che la sua battaglia non coincide più con quella della famiglia di Paolo. Che non parla più “a nome dei Borsellino”. Che la sua voce è solo la sua. E che i nipoti non la riconoscono.
È una frattura che molti fingono di non vedere, perché incrina la narrazione comoda dell’unità familiare come garanzia morale. Ma ignorarla significa mentire. E mentire sulla memoria è il primo passo per tradirla.
In precedenza, Salvatore Borsellino aveva riservato duri e ripetuti attacchi ai nipoti.
Nel corso di un  intervento pubblico, oltre a platealmente abbracciarlo,  rivolse  le proprie scuse al magistrato Nino Di Matteo per le critiche che, nei mesi precedenti, gli erano state indirizzate da Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio. Il fondatore del movimento Le Agende Rosse definí  “ingiuste” e “dolorose” le accuse provenienti da un membro della sua stessa famiglia, sottolineando come tali parole non rispecchiassero la sua posizione né quella del movimento che guida.
Nel suo mirino, oltre i nipoti anche l’avvocato Fabio Trizzino genero di Borsellino e legale dei figli del medesimo: ”Qualcuno consiglia i miei nipoti e TRIZZINO. Forse tra i Ros”  ebbe a dire.
In un successivo intervento accusò i figli di suo fratello Paolo di aver preso parte alla “squallida cerimonia” organizzata alla Camera dei Deputati  in occasione della esposizione della borsa del magistrato alla presenza del Capo dello Stato.
La rottura non cancella e neppure oscura l’esemplare dignità dei figli di Paolo, né la loro scelta di affidarsi ai documenti e non alle ipotesi. Ma segna un punto di non ritorno: la memoria di Paolo Borsellino non è una sola, non parla con una sola voce, non cammina su una sola strada.  
E forse è arrivato il momento di dirlo senza paura: la verità non si difende con le genealogie, ma con i fatti. E quando la memoria diventa un campo di battaglia, il cognome non basta più a garantire autorevolezza.

 

LA ROTTURA CON I FIGLI DI PAOLO BORSELLINO

 

… da essi (Fiammetta , Lucia e Manfredi Borsellino) è emersa una posizione processuale che si è venuta a differenziare nel corso dei tanti processi, arrivando purtroppo, e con mio grande dolore, a influire anche sui rapporti personali. (Da audizione Commissione Parlamentare Antimafia) 

 

 

Le posizioni processuali mie e quelle dei figli di Paolo e del loro avvocato sono sicuramente nettamente distinte. Io porto avanti una certa posizione processuale. I figli di Paolo ne portano avanti un’altra che purtroppo è troppo simile a quella che portano avanti Mori e De Donno, quelle due persone … che sono state assolte nel processo sulla trattativa…. In effetti non esiste un reato di trattativa, ma esistono le conseguenze delle trattative. Se una trattativa porta a salvare delle vite degli ostaggi è una trattativa che viene portata avanti dai servizi di intelligence di tutto il mondo. Però una cosa diversa è (ndr) se la trattativa porta, come ha portato questa trattativa di cui è stata affermata l’esistenza anche nelle sentenze, ad altre stragi perché la strage di via dei Georgofili, la strage di via Palestro sono una diretta conseguenza di questa trattativa. Quindi quelli che oggi proclamano eroi Mori e De Donno dovrebbero tenere conto di questo. A mio avviso dovrebbero tenerne conto anche i figli di Paolo…   (Tratto dall’intervista a cura di ALTRO 16.8.2025 – 19luglio1992.com)

 

 

 

COMMISSIONE ANTIMAFIA – Audizione Salvatore Borsellino e Fabio Repici

 

 

SALVATORE BORSELLINO…

 

 

SALVATORE BORSELLINO e la rottura anche personale con i figli del fratello Paolo

 

 

 

L’insanabile conflitto che divide la memoria