di Alessandro Cucciolla
โIl 19 luglio 1992, alle ore 16:58, cinquantasette giorni dopo la strage di Capaci, unโautobomba cancella la vita del magistrato Paolo Borsellino e dei cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
โCiรฒ che si consuma in via D’Amelio a Palermo non รจ solo un brutale atto di guerra di Cosa Nostra contro lo Stato, ma l’inizio del piรน grande e sofisticato depistaggio della storia giudiziaria italiana.
Una colossale fabbrica di falsitร costruita all’ombra delle istituzioni, che per oltre vent’anni ha allontanato la veritร , condannando all’ergastolo degli innocenti e proteggendo i reali mandanti e complici di quel massacro.
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โPer comprendere la gravitร di ciรฒ che la magistratura stessa ha definito un ” *depistaggio di proporzioni gigantesche* “, occorre ripercorrere l’iter dei processi che si sono succeduti negli anni.
Un labirinto di sentenze che, pezzo dopo pezzo, ha dovuto demolire se stesso per fare spazio alla realtร .
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โI primi due filoni processuali si fondano quasi interamente sulle dichiarazioni di Vincenzo Scarantino, un piccolo delinquente della Guadagna. Sottoposto a pressioni psicologiche e fisiche inaccettabili nel supercarcere di Pianosa, Scarantino si autoaccusa del furto della Fiat 1100 usata come autobomba e accusa altre persone del tutto estranee alla strage.
โIl risultato: condanne definitive all’ergastolo per sette innocenti.
Lo Stato, guidato da “uomini infedeli” all’interno delle stesse istituzioni e delle forze dell’ordine, sposa una veritร comoda, preconfezionata, per chiudere in fretta il caso piรน scottante della Repubblica.
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โQuesto troncone processuale riesce a fare luce sulla cupola di Cosa Nostra. Vengono condannati i vertici della mafia palermitana (tra cui Totรฒ Riina, Bernardo Provenzano, Filippo Graviano), cristallizzando la responsabilitร della commissione mafiosa nella deliberazione della strage.
Tuttavia, il nucleo del depistaggio Scarantino rimane ancora intatto nelle sue fondamenta esecutive.
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โLa svolta arriva nel 2008 con il pentimento del vero costruttore della bomba, Gaspare Spatuzza.
Le sue rivelazioni sono un terremoto: Scarantino ha mentito, la Fiat 1100 l’ha rubata lui, la mafia della Guadagna non c’entra.
โLa sentenza del 2017: il processo Borsellino quater non solo assolve gli innocenti ingiustamente condannati, ma mette nero su bianco una veritร agghiacciante.
Nelle motivazioni si parla esplicitamente di *un depistaggio di Stato* , orchestrato da soggetti inseriti negli apparati di polizia e guidato da un “puparo” d’eccezione, l’allora capo del gruppo d’indagine “Falcone-Borsellino”, Arnaldo La Barbera (successivamente deceduto).
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โPerchรฉ Paolo Borsellino doveva morire con cosรฌ tragica urgenza soltanto 57 giorni dopo Giovanni Falcone?
La risposta risiede nelle inchieste che il magistrato aveva ereditato e che stava portando avanti con febbrile determinazione.
โPaolo Borsellino aveva capito che la chiave di volta del sistema criminale non erano solo i traffici di droga, ma l’intersezione tra alta finanza, grande imprenditoria nazionale, politica e Cosa Nostra.
โIl fulcro di questo interesse era il dossier “mafia e appalti”, un’indagine del ROS dei Carabinieri (firmata da Mario Mori e Giuseppe De Donno) che Giovanni Falcone considerava il cuore pulsante del nuovo volto della mafia.
โIl dossier svelava un sistema sistematico di spartizione dei grandi appalti pubblici in Sicilia (e non solo), dove i colossi dell’edilizia del Nord Italia dialogavano direttamente con i vertici di Cosa Nostra tramite mediatori politici. Borsellino cercava disperatamente quel dossier; ne chiese conto pubblicamente e privatamente, e intuiva che proprio in quel groviglio di miliardi e colletti bianchi risiedeva la causale della morte del suo amico e collega.
Un’indagine cosรฌ esplosiva da accelerare l’ordine di “esecuzione” nei suoi confronti prima che potesse formalizzare le sue scoperte in un verbale ufficiale.
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โIn questi 34 anni di nebbie fitte, la luce della dignitร รจ stata tenuta accesa dai figli di Paolo Borsellino โ Lucia, Manfredi e Fiammetta โ e dal loro legale, l’avvocato Fabio Trizzino.
โLa loro battaglia non รจ stata solo contro i depistatori in divisa, ma anche contro i teoremi ideologici messi in piedi nel corso degli anni. Ricostruzioni suggestive, spesso prive di riscontri probatori solidi e ancorate a narrazioni politiche, che hanno finito per allontanare l’attenzione dai fatti documentati, creando un rumore di fondo che ha ostacolato la ricerca della veritร giudiziaria.
โLa famiglia Borsellino ha scelto la via della fermezza istituzionale: esigere riscontri, analizzare gli atti, pretendere che ogni singola omissione, anche all’interno della stessa Procura di Palermo dell’epoca, venisse sviscerata.
La loro รจ una lezione di resilienza repubblicana.
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โOggi, il lavoro della Commissione parlamentare antimafia sulla strage di via D’Amelio si rivela nevralgico e fortemente strategico. Non si tratta di una mera operazione di memoria storica, ma di un’indagine politica e documentale di fondamentale importanza per:
โscavare nelle zone d’ombra:
analizzare i documenti desecretati, i diari, e le audizioni dell’epoca per individuare le responsabilitร istituzionali e le coperture di cui hanno goduto i depistatori.
โSuperare le scadenze processuali:
laddove la giustizia penale incontra i limiti della prescrizione o della morte dei protagonisti, la Commissione ha il dovere di consegnare al Paese una ricostruzione storica e politica cristallina.
โIdentificare le “menti raffinatissime”:
dare un nome e un volto a quegli apparati deviati che decisero che via D’Amelio doveva diventare un buco nero della Repubblica.
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โColoro che oggi studiano, scrivono e pretendono chiarezza su quel 19 luglio fanno parte della Generazione Borsellino.
ร una generazione trasversale, non necessariamente anagrafica, che si riconosce nell’intransigenza morale del magistrato palermitano.
โVia D’Amelio rimane il momento nevralgico degli ultimi 34 anni di storia italiana, lo spartiacque tra una Repubblica ricattata e una che tenta faticosamente di Progetto
Continuare a scrivere, a scavare e a stare al fianco dei figli di Paolo Borsellino non รจ un esercizio di retorica, ma un atto di difesa della democrazia.
La strada per la piena veritร รจ ancora lunga e tortuosa, ma l’ostinazione della memoria ci dice che, prima o poi, quel traguardo sarร raggiunto.
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STRAGE di VIA DโAMELIO e il DEPISTAGGIO nelle INDAGINI ๐ฅ Le motivazioni dellโAPPELLO
Via DโAMELIO: la ricostruzione storica di Fabio Trizzino in Commissione Antimafia
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