SALVATORE BORSELLINO: la Commissione Antimafia depista e l’attuale sistema di potere governa grazie alle stragi.

 

 

I contenuti delle  periodiche esternazioni dell’ingegner Salvatore Borsellino non dovrebbero più sorprenderci. Eppure continuano a farlo. Non per il loro contenuto, spesso già noto per impostazione e toni, ma per il cognome di chi le pronuncia: un cognome che porta con sé un’eredità morale e civile che meriterebbe ben altro peso e ben altra responsabilità.
È pur vero che da tempo le sue dichiarazioni non godono più di una significativa eco mediatica. Ma questo non attenua la loro gravità. Le ultime, diffuse attraverso il lungo comunicato che segue, contengono almeno un pio di affermazioni che, in condizioni ordinarie, dovrebbero suscitare reazioni durissime. E invece il silenzio prevale, quasi fosse diventata consuetudine lasciar correre, come se l’abitudine potesse trasformare l’eccesso in normalità.
In passato Maria Falcone disse che Salvatore Borsellino andrebbe ignorato. Una posizione netta, che molti, al contrario di noi,  hanno condiviso. Ma ignorarlo non è semplice, né forse possibile, perché il cognome che porta gli attribuisce, suo malgrado, una credibilità automatica e un seguito che non si può liquidare con leggerezza. È proprio questo il nodo: quando un nome così carico di storia e dolore viene utilizzato per diffondere posizioni estreme, il rischio non è solo la distorsione del dibattito pubblico, ma la confusione tra memoria e militanza, tra testimonianza e propaganda.
Il Paese ha il dovere di custodire la memoria di Paolo Borsellino e di chi ha sacrificato la vita per la giustizia.  Come  pure ha il dovere di distinguere, con lucidità e fermezza, ciò che appartiene alla verità storica e giudiziaria accertata da ciò che ne sfrutta l’ombra. Perché la memoria non è un vessillo da agitare: è un impegno da onorare. E quando viene piegata a logiche che nulla hanno a che fare con la responsabilità civile, il silenzio non è più una scelta neutrale. È una rinuncia.


Salvatore Borsellino: ‘Rivolgo un appello alla società civile per un presidio in via D’Amelio’

 

8 luglio 2026 – Da 34 anni, da quando lo ho promesso a mia madre, ogni anno il 19 luglio sono in Via D’Amelio, insieme con il mio Movimento, per una giornata di memoria che organizzerò finché avrò respiro, per fare sì che in questo luogo, che per me è sacro perché vi è stata spezzata la vita di mio fratello e dei ragazzi della sua scorta mandati a morire insieme a lui, il loro spirito possa continuare a vivere.
Organizzo questa giornata di memoria anche per fare sì che questo luogo non venga profanato da esibizioni di politici e dalla presenza, in forma ufficiale, di rappresentati di quelle istituzioni, dalle quali non soltanto a distanza di trentaquattro non ho ancora ricevuto giustizia, ma che continuano ad occultare l’Agenda Rossa, la scatola nera di quella strage annunziata e che oggi stanno tentando, con
 
l’ennesimo depistaggio, che questa volta si può a ragione definire istituzionale perché portato avanti dalla Commissione parlamentare antimafia,
di banalizzarne le cause, attribuendole soltanto alla manovalanza mafiosa e svincolandola dalle altre stragi, soprattutto dalla strage di Capaci che invece ad essa è strettamente legata.
Stanno anche pervicacemente tentando di occultare il filo nero dell’eversione di stampo neofascista che lega tutte queste stragi e che era stato individuato dallo stesso Giovanni Falcone, di cui mio fratello deve essersi reso conto negli ultimi giorni della sua vita, tanto da scoppiare a piangere, parlando con due suoi sostituti di un amico che lo aveva tradito, e da pronunciare, nel suo ultimo discorso pubblico il 25 giugno alla biblioteca comunale di Palermo, quelle parole che segnano la sua condanna a morte, ovvero la richiesta di essere chiamato dalla procura di Caltanissetta per testimoniare davanti all’autorità competente, prima di parlarne in pubblico, e dire quello che sapeva ed aveva scoperto in quei giorni sulla strage in cui era stata spezzata la vita del suo vero fratello, Giovanni Falcone.
E tutto questo lo si vuole banalizzare dietro un misero dossier mafia-appalti, che sarà pure passato per le mani di mio fratello, ma che mai potrebbe giustificare l’improvvisa accelerazione di quella strage e la necessità di fare sparire quell’Agenda Rossa da cui mio fratello non si separava mai.
 
Oggi quello stesso sistema di potere, che oggi governa il mostro (SIC!) paese grazie anche al ribaltamento degli equilibri politici determinato da quella lunga serie di stragi,
 
quel sistema di potere che ha tentato di scempiare lo spirito e la lettera della nostra Costituzione per quanto riguarda l’equilibrio dei poteri e l’indipendenza della magistratura – tentativo respinto grazie all’impegno della società civile ma soprattutto grazie al ritorno al voto dei giovani -, quel sistema di potere che grazie al famigerato articolo 31 del Decreto Sicurezza ha trasformato il nostro paese in uno stato di polizia e dato l’impunità al terrorismo gestito dai servizi, quel sistema di potere che oggi sta ancora tentando di attentare allo spirito della nostra Costituzione attraverso un famigerata legge elettorale che sminuirebbe la figura dello stesso Presidente della Repubblica, quel sistema di potere vuole utilizzare per i propri scopi la giornata di memoria di Via D’Amelio ed ha addirittura tentato, per la prima volta, di sottrarmi lo stesso palco di Via D’Amelio per fare la propria propaganda ed esibire i propri maggiorenti politici sfruttando ai propri fini la figura di Paolo Borsellino.
Hanno già cominciato facendo sfilare, sotto il muro prospiciente Via D’Amelio, quattro ragazzini irregimentati dal loro leader Raul Russo, per un sit-in avente un titolo eloquente ovvero “La pista nera è depistaggio rosso”, evento che si lega alle querele già ricevute da me e dal mio avvocato di parte civile da parte di Guido Lo Porto, e da Jamil El Sadi – uno dei giovani da me delegato alla gestione della giornata del 19 luglio di quest’anno -, da parte di Chiara Colosimo.
In Via D’Amelio noi ci saremo, ci saranno le mie Agende Rosse, ci saranno i giovani di Our Voice e le organizzazioni aderenti al Comitato 23 maggio, ci saranno tanti palermitani, ma potremmo non bastare a contrastare l’organizzazione logistica di un sistema di potere in grado di usufruire di ben altri mezzi e che ha già previsto di installare un palco di fronte a Via D’Amelio e che prevede anche la presenza a Palermo della Meloni che sarà a Palermo per inaugurare il “disvelamento”, dopo la borsa di Paolo Borsellino che conteneva l’Agenda Rossa e che è stata esibita come un trofeo a Montecitorio, della Fiat Croma di Giovanni Falcone, sottratta alla Scuola di Polizia Penitenziaria di Roma, che la custodiva da anni e che sarà esposta, a pagamento, al Museo del Presente di Palazzo Young alla Kalsa.
Noi ci saremo, come ogni anno, ma potremmo non bastare per dare un segnale forte e chiaro, come sarebbe necessario, alle manovre di questo sistema di potere che ha tentato anche di appropriarsi del giorno di memoria dedicato a Paolo Borsellino ed alla sua scorta, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Vincenzo Fabio Li Muli ed Eddie Walter Cosina. Potremmo non bastare.
Per questo chiamo a raccolta da tutta Italia tutta la Società Civile, la stessa che ha difeso vittoriosamente l’integrità della nostra Costituzione, le organizzazioni sindacali, le organizzazioni giovanili, la CGIL, l’ANPI, fermo restando il principio che via D’Amelio è di tutti e tutti possono venire ma come persone, non come esponenti di partito o istituzioni, e che non sono ammesse bandiere tranne che la bandiera italiana e la bandiera dell’ANPI, simbolo di quella RESISTENZA da cui è nata quella Costituzione che noi difendiamo e per la quale Paolo ha sacrificato la sua vita.
Salvatore Borsellino
 
 

 
 

Le esternazioni di Salvatore Borsellino