FABIO TRIZZINO: verità e rispetto delle Istituzioni: un binomio inscindibile

 

Le recenti accuse di depistaggio istituzionale rivolte alla Procura Distrettuale di Caltanissetta e alla Commissione Nazionale Bicamerale Antimafia “colpevoli” di avere approfondito il tema della cosiddetta pista mafia-appalti quale possibile co-movente della esecuzione delle stragi di Capaci e Via D’Amelio rendono urgente una riflessione sulla correttezza di un approccio culturale che appare francamente disancorato da standards condivisi di verità e falsità.
Secondo Aristotele, noi non possiamo conoscere la realtà (e dunque la verità) in maniera completa, ma non possiamo fare a meno di conoscerla almeno in parte, usando correttamente il concetto di verità.
Su questa base, va subito detto che le recenti indagini della Procura distrettuale di Caltanissetta, così come l’attività di ricostruzione storica della Commissione Bicamerale Antimafia, sul tema dell’interesse di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per l’intreccio dei rapporti perversi fra Cosa Nostra, il mondo della politica e dell’imprenditoria, costituiscono il naturale sviluppo di quanto già accertato nelle sentenze definitive su quelle stragi.
Qualunque minimizzazione od occultamento di tale ineludibile presupposto di fatto e di diritto, può indurre l’opinione pubblica a ritenere che tali fondamentali Istituzioni si stiano muovendo al di fuori delle funzioni loro attribuite dalle leggi ordinarie e dalla Costituzione.
Si tratta di un messaggio devastante sul piano politico e democratico, perché capace di ingenerare nella pubblica opinione il sospetto che non già l’interesse collettivo ma meri interessi di di parte, per lo più contingenti, possano orientare le scelte e le azioni di tali istituzioni.
Sul piano più strettamente ordinamentale, appare altrettanto evidente il vulnus in tal modo arrecato alla credibilità di tali Istituzioni deputate, nei rispettivi ambiti di azione, a ricercare la complessa verità attorno a vicende relativa a fatti epocali della più recente storia repubblicana.
Sia ben chiaro: anche rispetto a quegli eventi, la nostra Costituzione garantisce e riconosce a tutti il diritto-dovere di una libera e personale interpretazione critica, purché non si prescinda dai fatti acclarati come veri nelle sentenze defini- tive sulle stragi del 1992 pronunciate in nome del popolo italiano.
La verità su quelle stragi appartiene a tutta la collettività e, pertanto, va difesa e garantita da qualunque informazione falsa e manipolatoria finalizzata, ad esempio, ad espungere dal pubblico dibattito la centralità del tema dell’isolamento del dott. Borsellino dentro la Procura di Palermo, definita un covo di vipere, proprio nel momento in cui rivolse il suo frenetico impegno professionale anche verso l’intreccio perverso fra mafia politica ed imprenditoria, anche di rilevanza nazionale.
L’impressione che se ne ricava è che tali aspetti non si devono approfondire, non trovandosi spiegazioni alternative alle reiterate manifestazioni di insofferenza verso le Istituzioni sopracitate, accusate, con una leggerezza disarmante, di condurre un depistaggio sulle stragi del 1992.
È mia ferma convinzione che tale insofferenza scaturisca da una generale condizione, oggi purtroppo diffusa, secondo cui, nell’analisi di un tema, in una discussione relativa ad un fatto, nella disamina di una notizia, la verità viene considerata una questione di importanza secondaria.
Orbene, se rispetto a fatti epocali come le stragi del 1992, a prevalere è la dimensione emotiva e la convinzione personale senza che vi sia spazio per i fatti accertati nella loro oggettività e veridicità, all’esito di lunghe ed approfondite istruttorie dibattimentali in piena osservanza delle regole sostanziali e procedurali, la stessa libertà di pensiero e di espressione rischia di declinare verso pericolose forme di pregiudizio oscurantista in cui la posizione di principio prevale comunque sulla realtà dei fatti.
Io credo che oggi, nel nuovo contesto di democratizzazione della conoscenza, occorre valutare l’impatto di un tale approccio culturale genericamente definito come post-verità – sulla tenuta ed il prestigio delle Istituzioni democratiche, con particolare riferimento a quelle deputate alla ricerca della verità.
È anche questo un modo per ricordare e commemorare Paolo Borsellino e tutte le vittime innocenti di mafia che proprio quelle Istituzione hanno difeso ed onorato con il sacrificio del bene sommo della loro vita.

di FABIO TRIZZINO
Avvocato, marito di Lucia Borsellino

L’OPINIONE DELLA LIBERTÀ 19.6.2026

 

 

FABIO TRIZZINO: “Ora spazio alla verità storica”