Era ben noto, come detto, l’interesse di Borsellino per la vicenda mafia appalti: era noto all’interno dell’ufficio di Palermo, era noto all’Arma dei carabinieri, era noto in ambito politico e, anche, nell’ambiente di cosa nostra.
E Borsellino faceva paura: i mafiosi erano allertati dalla sua presenza, dal rischio che egli potesse prendere il posto destinato a Falcone alla superprocura e che da lì, o da Palermo, potesse proseguire il lavoro iniziato dal collega.
E ancor più faceva paura il fatto che egli potesse interessarsi delle indagini sulle cointeressenze della mafia sulla materia degli appalti.
Lo dirà Brusca nel 1999 alla direzione distrettuale antimafia di Palermo, affermando che vi era preoccupazione nel mondo di cosa nostra per tale attenzione e lo dirà Angelo Siino in vari interrogatori, spiegando che Borsellino aveva mostrato pubblicamente, in un’intervista di circa un mese dopo la morte del giudice Falcone, il suo interesse per i rapporti tra mafia e appalti.
Dopo la morte di Borsellino e tutto quello che ne seguì, molti importanti componenti di cosa nostra decisero di collaborare con la giustizia e da più parti furono rese informazioni di particolare gravità in merito alle condotte e agli interessi dei politici e degli imprenditori coinvolti nell’inchiesta mafia appalti e dei magistrati della procura di Palermo. Sebbene i procedimenti, perciò, aperti siano stati tutti archiviati, molti collaboratori di giustizia (Siino, Brusca e Cancemi) hanno rappresentato la sostanziale convinzione degli ambienti di cosa nostra, sia per legami personali di frequentazione, vicinanza o parentela, ed anche per il modo in cui quell’indagine era stata gestita, che alcuni dei soggetti coinvolti in quelle attività illecite (i Buscemi, Salamone e altri) godessero di un trattamento giudiziario «favorevole », e ciò, di per sé, rendeva più che mai pericolosi per l’organizzazione criminale la presenza in vita e l’intervento nell’indagine del dottor Borsellino.
Molto altro ci sarebbe da dire e moltissimo, soprattutto, c’è da fare per raggiungere quella verità che, a distanza di 30 anni da quelle uccisioni, deve ancora essere trovata.
Si deve muovere dagli atti che sono in archivio, versati oggi oppure raccolti in anni di inchieste.
Da:
MAFIA e APPALTI


