Ancor più significative sono le dichiarazioni rese dal dottor Ingroia, che aveva lavorato a Marsala con il dottor Borsellino e che lo aveva seguito a Palermo.
Egli aveva dichiarato che il dottor Borsellino, dopo la morte di Falcone, era impegnatissimo nel cercare di individuare i responsabili della strage e aveva usato quei « diari » quale punto di partenza per capire ciò che era ritenuto importante dall’amico ucciso e che, per certo, doveva essere in quegli appunti non essendo, come accennato, abitudine di Falcone tenere un diario.
Il dottor Ingroia confermava, anche, come la vicenda del « dossier mafia appalti », la storia di quel rapporto fosse annotata tra gli appunti del giudice Falcone e fosse oggetto delle particolari attenzioni del dottor Borsellino che, nel tentativo di comprendere cosa fosse accaduto, ne aveva parlato sia con ufficiali dei carabinieri sia con alcuni colleghi.
È, dunque, certo che in quegli appunti ci fosse qualcosa di più rispetto a quanto risulta dai fogli più volte pubblicati, consegnati agli inquirenti dalla giornalista del Sole 24 ore. Ma di quegli appunti non è, ad oggi, pubblica traccia e la stessa procura di Caltanissetta sembra avere avuto difficoltà per apprenderne il contenuto.
In essi era certamente scritto qualcosa di significativo anche in merito alle sorti del «dossier mafia appalti » e su tale annotazione erano cadute le attenzioni del dottor Borsellino nel suo tentativo di capire perché il suo amico Giovanni Falcone fosse stato ucciso. Egli, come precisò nel corso dell’intervista alla rivista Micromega, era convinto che le cause della morte del collega fossero da ricercare nel pericolo rappresentato dalle sue indagini, da ciò che Falcone riteneva importante e su cui avrebbe ripreso a lavorare quando sarebbe « tornato a fare il magistrato »: sapeva che questo gli era stato impedito «perché è questo che faceva paura » (23)
Il tema dei rapporti tra mafia, imprenditoria e politica era certamente uno di quelli ai quali il dottor Borsellino prestava massima attenzione, proprio perché ciò aveva fatto il suo amico e collega, Giovanni Falcone.
Per questo teneva molto alla prosecuzione delle indagini da quest’ultimo iniziate con il Ros (come si vedrà insistendo per il loro approfondi- mento) e voleva occuparsi del coordinamento dell’antimafia nella zona di Palermo.
Per questo voleva seguire la collaborazione del nuovo pentito Gaspare Mutolo: proprio in tale livello di rapporti di cosa nostra e nell’ingerenza mafiosa nel sistema degli appalti, il dottor Borsellino riteneva andassero ricercate le cause della morte dell’amico.


