
Definire una collega o una collaborattrice “𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗳𝗲𝗱𝗲𝗹𝗲”introduce un elemento che nel giornalismo dovrebbe essere maneggiato con cautela.
Il giornalismo, infatti, dovrebbe basarsi su indipendenza professionale, non su fedeltà a una persona, a un capo, a una linea identitaria.
Questa dichiarazione di Ranucci sposta l’attenzione dal merito alla lealtà. Rivela una struttura quasi “militante” — dove la coesione interna è presentata come valore primario. Alimenta la percezione di un “cerchio magico” — un gruppo ristretto che si protegge reciprocamente. Rende più difficile distinguere critica e attacco — perché se la fedeltà è un valore, chi critica diventa automaticamente “infedele”.
Questo non significa che De Pasquale non sia una professionista valida — significa che la categoria usata da Ranucci è politicamente e mediaticamente delicata.
La frase arriva in un momento in cui Ranucci è al centro di polemiche e difese molto accese. Dire che qualcuno è “molto fedele” può essere letto come: un modo per ricompattare il fronte interno, un messaggio ai sostenitori, un segnale verso chi critica: “noi siamo un blocco”.
In un sistema mediatico sano, però, la fedeltà dovrebbe essere verso i fatti, non verso le persone.
