Via D’Amelio, COLOSIMO: «Senza verità sulle stragi la lotta alla mafia non è credibile»

 

La presidente della Commissione Antimafia interviene alla festa di Gioventù Nazionale e racconta il proprio rapporto con la memoria di Borsellino

 

Via D’Amelio, Colosimo: «Senza verità sulle stragi la lotta alla mafia non è credibile»

 

«Via D’Amelio è il più grande depistaggio della storia italiana». Lo ha dichiarato Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, intervenendo a “Fenix”, la manifestazione organizzata da Gioventù Nazionale a Roma.
Secondo Colosimo, il depistaggio sulla strage nella quale furono uccisi Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta è stato «certificato dalla Cassazione», ma continua a produrre conseguenze. «Ogni volta che uno cerca di partire dal giorno zero si scatena l’inferno», ha affermato.
La presidente della Commissione ha quindi collegato la ricerca della verità alla credibilità stessa dell’impegno contro le organizzazioni criminali: «Non è possibile continuare a parlare di lotta alla mafia senza dire la verità su quelle stragi, altrimenti non siamo credibili».

Il rapporto con il 19 luglio

Nel corso dell’intervento, Colosimo ha raccontato anche il proprio rapporto personale con l’anniversario dell’attentato del 19 luglio 1992.
«Io vivo il 19 luglio, da quando faccio il presidente dell’Antimafia, molto male», ha spiegato. In occasione dell’ultimo anniversario, ha aggiunto, si aspettava le polemiche e si sentiva maggiormente preparata ad affrontarle.
La partecipazione alle iniziative in memoria di Borsellino risale alla sua adolescenza. «Alla mia prima fiaccolata avevo 17 anni, ora ne ho 40. Quello è un momento fondamentale, che forma», ha ricordato.
Per Colosimo, l’assunzione della presidenza della Commissione e la conoscenza degli atti hanno modificato ulteriormente il modo di vivere quella ricorrenza. Il riferimento è agli elementi appresi nello svolgimento dell’incarico e al confronto con le conseguenze concrete della strage.

La visita nello studio di Borsellino

La presidente dell’Antimafia ha richiamato le immagini del luogo dell’attentato e delle persone intervenute subito dopo l’esplosione. Ha quindi ricordato la visita nello studio privato del magistrato.
«Ero stata invitata a visitare lo studio privato del giudice e mi è cambiata ancora la prospettiva», ha raccontato. Colosimo ha descritto un ambiente rimasto «fermo nel tempo», con l’agenda da tavolo e numerosi faldoni ancora conservati.
Quello studio rappresenta, nelle sue parole, «il mondo di un magistrato vero che non possiamo non onorare». L’esperienza avrebbe inciso profondamente sulla sua percezione della figura di Borsellino e del lavoro svolto dai magistrati impegnati nella lotta alla mafia.

La riflessione sulla scelta professionale

In chiusura, Colosimo ha raccontato anche una riflessione maturata durante la propria esperienza istituzionale. «In questi ultimi periodi ho avuto una mezza crisi di identità: forse conoscendo tutto questo avrei fatto il magistrato», ha dichiarato.

19 Settembre 2026 IL DUBBIO

 

 

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