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โdi Alessandro Cucciolla
โCโรจ un rituale stanco che si ripete ogni metร luglio: qualche sfilata, le corone d’alloro spolverate per l’occasione, i discorsi di circostanza e poi di nuovo il buio.
Per dieci mesi all’anno, sulla strage di via DโAmelio cala una cortina di fumo accomodante, interrotta solo dal cicaleccio di una narrazione dominante che per trentaquattro anni ha preferito comode veritร di comodo alla sconvolgente complessitร dei fatti.
Poi, quando qualcuno prova a spezzare questo incantesimo, scatta l’aggressione.
โNegli ultimi tempi assistiamo a un fenomeno paradossale e inquietante: l’attacco sistematico sferrato contro l’avvocato Fabio Trizzino e i figli del giudice โ Lucia, Manfredi e Fiammetta Borsellino.
Loro, che hanno scelto la via del rigore processuale e della ricerca ostinata dei riscontri, vengono isolati o additati non appena scalfiscono il dogma di una ricostruzione preconfezionata.
โMa cosa c’รจ davvero dietro questa insofferenza?
E perchรฉ chi li attacca sta, nei fatti, infliggendo un danno irreparabile alla memoria stessa di Paolo Borsellino?
โIl grande inganno: i falsi collaboratori e le piste smarrite.
โPer comprendere il presente bisogna guardare dentro il baratro del piรน grave depistaggio della storia repubblicana. Per decenni, l’attenzione generale e le aule di giustizia sono state ipnotizzate dalle menzogne fabbricate a tavolino da falsi collaboratori di giustizia come Vincenzo Scarantino. Un’operazione di intossicazione informativa e giudiziaria orchestrata con maestria per allontanare lo sguardo dai veri santuari del potere e dalle convergenze di interessi che decretarono la fine del magistrato.
โMentre si inseguivano figuranti costretti o addestrati a mentire, i reali verbali, le sparizioni agghiaccianti โ prima fra tutte quella dell’agenda rossa โ e i contatti anomali venivano lasciati nell’ombra.
โQuando l’avvocato Trizzino, legale della famiglia Borsellino, ha iniziato a riannodare i fili partendo dagli atti, dai dossier mai approfonditi (come quello su mafia e appalti) e dalle ultime intuizioni lavorative del giudice, il sistema di certezze di molti ha iniziato a scricchiolare.
Trizzino e i familiari non chiedono sconti, non cercano vendette e soprattutto rifiutano le scappatoie ideologiche: pretendono fatti, carte, responsabilitร istituzionali e processuali concrete.
โPerchรฉ attaccarli รจ un sacrilegio verso la memoria.
โAttaccare Lucia, Manfredi, Fiammetta e il loro legale non รจ una semplice divergenza di opinioni: รจ un atto che ferisce a morte il patrimonio morale di Paolo Borsellino per tre ragioni fondamentali.
โSi calpesta il metodo Borsellino:
Paolo era l’uomo dei riscontri, del rigore scientifico, della verifica maniacale delle fonti. Chi oggi preferisce le suggestioni mediatiche alle evidenze documentali emerse nei dibattimenti tradisce il cuore stesso del suo insegnamento professionale.
โSi “tutela” il depistaggio:
squalificare chi cerca la veritร fuori dai binari della narrazione di comodo significa fare un favore enorme a chi quel depistaggio lo ha progettato e steso come una coperta d’ombra sulle responsabilitร di apparati deviatamente fedeli allo Stato.
โSi trasforma la memoria in una passerella: ridurre il dolore e la sete di giustizia della famiglia a un “disturbo” per la quiete dell’antimafia di facciata significa volere un Paolo Borsellino addomesticato, un santino da commemorare una volta l’anno e da riporre subito dopo in un cassetto.
โI figli del giudice non hanno mai cercato riflettori facili; hanno preteso la veritร , anche quella piรน scomoda, costringendo tutti a guardare dentro le falle e i buchi neri delle indagini di allora.
โCosa resta oggi?
โResta una trincea di dignitร . Resta la consapevolezza che la ricerca della veritร non puรฒ andare in vacanza con l’arrivo dell’estate nรฉ farsi anestetizzare dal silenzio autunnale.
โOggi resta il dovere civico di stare dalla parte di chi non si accontenta di colpevoli di comodo e di veritieri costruiti a tavolino.
Restano i verbali, le inchieste da completare e la voce d’acciaio di una famiglia che non ha mai barattato l’onestร del padre con la scorciatoia di una veritร parziale o di comodo.
โDiffamare o isolare chi combatte questa battaglia non serve a difendere l’antimafia: serve solo a perpetuare l’efficacia di quel grande depistaggio iniziato in via D’Amelio il 19 luglio 1992.
Difendere il lavoro dell’avvocato Trizzino e il cammino dei figli di Borsellino รจ l’unico modo reale che ci rimane per dire, senza ipocrisia, che Paolo รจ ancora vivo.
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