Il gip di Caltanissetta ha accolto la richiesta della Procura chiudendo il filone sui tre indagati. Il procuratore De Luca: “Questa non è la fine delle indagini”. Dure le reazioni di Gasparri e FdI contro Scarpinato dopo quanto scritto dal giudice nelle sue motivazioni. “Accusa falsa ed essa stessa depistante”, si difende il senatore del M5S

Dopo l’archiviazione del filone principale dell’inchiesta su mafia e appalti, il gip di Caltanissetta Santi Bologna, come apprende l’Adnkronos, ha preso la stessa decisione, accogliendo la richiesta della Procura, sulle posizioni dei magistrati Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone, accusati dalla Procura di Caltanissetta per favoreggiamento L’indagine, emersa a luglio 2024, riguardava la gestione di un vecchio filone d’indagine legato al celebre dossier risalente agli anni ’90. Secondo i pm nisseni, Natoli avrebbe favorito gli imprenditori mafiosi Antonino e Salvatore Buscemi. Archiviazione anche per il generale Stefano Screpanti, anche lui accusato di favoreggiamento
“È quasi superfluo ribadire – ha scritto il procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, nella richiesta di archiviazione – che la presente richiesta di archiviazione non costituisce la fine delle indagini sulle stragi del 1992, in relazione alle quali tutti i filoni rimangono aperti con indagini in corso. Del resto, è proprio l’insegnamento di Falcone che sottolinea l’importanza strategica della archiviazione e della successiva riapertura delle indagini, soprattutto in materia di criminalità organizzata (ed ancora di più, ritiene la Procura, in relazione alle stragi), nell’ambito della quale è molto probabile il sopraggiungere di nuovi elementi o spunti di indagine”.
Il generale della guardia di finanza Screpanti, durante l’interrogatorio davanti al pm di Caltanissetta, “aveva ‘scaricato’ sui militari incaricati dell’ascolto delle intercettazioni e della redazione dei brogliacci – ha scritto il gip Santi Bologna – la responsabilità in ordine alle discrasie rilevate fra il contenuto dell’annotazione conclusiva d’indagine e l’audio delle intercettazioni. Egli, secondo quanto riferito, aveva infatti redatto l’annotazione finale del 26 marzo 1992 sulla base del materiale investigativo, pur carente, che gli era stato sottoposto”. E sulla parte a carico di ignoti aggiunge: “Gli elementi acquisiti non consentono l’iscrizione di alcun soggetto e di conseguenza non consentono di formulare alcuna ragionevole previsione di condanna”.
Le parole del gip su Scarpinato: “Dovere segnalare attività depistante”
Nelle motivazioni della sentenza il gip ha affrontato il coinvolgimento di Roberto Scarpinato e Gioacchino Natoli, ritenendo “di non poter (e dover) prendere posizione sul fatto che un membro della Commissione nazionale antimafia (il senatore Scarpinato) possa concordare e/o anticipare a un soggetto che dovrà essere audito (il dottore Natoli) le domande che avrà intenzione di porgli. Si tratta di un giudizio di opportunità – ha scritto – squisitamente politico che è rimesso a sedi diverse da quella giurisdizionale. Quello che però qui è doveroso segnalare è l’attività depistante posta in essere dal Senatore Scarpinato nei confronti del dottore Natoli che emerge chiaramente dalla lettura del progressivo n. 2594 del 18.01.2024”, spiega.
“In relazione ai cosiddetti concorrenti esterni – scrive ancora il gip – si concorda con la ricostruzione del pm in ordine al fatto che l’elemento più forte (ma non unico) che induce a ritenere prospettabile un ruolo – tanto nella fase ideativa, quanto nella fase esecutiva – svolto da soggetti estranei a Cosa nostra nella strage di via D’Amelio, è rappresentato dal portato dichiarativo di Gaspare Spatuzza che ha riferito della presenza del terzo estraneo al momento della consegna della Fiat 126, sabato 18 luglio 1992, nel garage di via Villasevaglios. È vero che al momento della strage di via D’Amelio Gaspare Spatuzza non era ancora nemmeno affiliato a cosa nostra con la conseguenza che, almeno in astratto, egli ha potuto vedere un soggetto che faceva parte di Cosa nostra, ma che egli non conosceva”, conclude.
Secondo il gip il senatore Scarpinato “è arrivato finanche a inquinare le dichiarazioni di altri colleghi dell’epoca (il dottore Natoli) al fine di far sì che aumentasse il numero di coloro i quali riferivano la medesima circostanza. E l’attendibilità del dottore Scarpinato è ancor più dubbia ove si consideri che egli, per la necessità di dover forzare il racconto affermando di aver informato il dottore Borsellino della richiesta di archiviazione, cade in contraddizione con precedenti dichiarazioni su almeno altri due aspetti: a) il numero delle circostanze in cui affrontò con Borsellino il tema mafia-appalti [una sola volta nel racconto del 1999, due volte nei racconti del 2021 sia nel processo Aliprandi + 1 (ud. del 18.10.2021, sia nel processo di primo grado del depistaggio di via D’Amelio (ud. del 26.11.2021)”.
Scarpinato si difende: “Accusa falsa ed essa stessa depistante”
“L’affermazione secondo cui io conversando con Gioacchino Natoli avrei portato avanti un’attività depistante – afferma il senatore M5S Roberto Scarpinato – è non solo gravemente falsa ma essa stessa depistante. Come ho già affermato tante volte e come avrei potuto dimostrare anche in sede giudiziaria se mi fosse stata data la possibilità, nelle mie conversazioni telefoniche con Gioacchino Natoli esortavo il mio interlocutore a riferire in commissione Antimafia una circostanza vera – non una falsità ma una verità – che lui stesso mi aveva in precedenza riferito. Fu lui infatti a dirmi di essere stato presente alla riunione della procura di Palermo del 14 luglio 1992 e di aver chiaramente sentito che il magistrato Lo Forte riferì in dettaglio della parziale e temporanea archiviazione di un filone dell’indagine mafia-appalti. Lo stesso hanno affermato in varie sedi istituzionali altri magistrati presenti quel giorno. È noto e appurato che a quella riunione fosse presente anche Paolo Borsellino. Il gip di Caltanissetta Santi Bologna non solo non ha garantito il mio diritto di soggetto non indagato al contraddittorio, ma si è spinto addirittura ad affermare che io avrei tentato di depistare i lavori della Commissione antimafia. È falso”.
“Il punto centrale è questo”, aggiunge Scarpinato: “le stragi del 1992-93 non furono solo di mafia ma coinvolsero mandanti e complici eccellenti esterni a Cosa Nostra, come dimostrato inequivocabilmente da gravi e ripetuti depistaggi, dalla partecipazione di soggetti esterni e dalle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia. Su tale questione si è aperta una spaccatura nel mondo politico ed in alcune componenti della magistratura di Caltanissetta sin dal 1992, quando il Procuratore Tinebra avallò la falsa pista Scarantino, e che giunge sino ai nostri giorni. Da ultimo, con un’ordinanza confermata dalla Cassazione, la gip di Caltanissetta Graziella Luparello ha bollato come affetta da ‘severa miopia’ e da ‘approccio mistico e dogmatico’ la pista mafia-appalti secondo cui le stragi sarebbero state eseguite solo dalla mafia per motivi connessi agli appalti, ed ha imposto ben 43 nuove indagini, colmando le gravi lacune della Procura guidata da De Luca nelle piste sui mandanti occulti. Nel tentare di rianimare la pista mafia-appalti, un altro gip dello stesso ufficio, Santi Bologna, ha redatto un provvedimento di archiviazione contro ignoti basato su fatti e circostanze alcune delle quali ritenute false da altro gip del medesimo ufficio, la dottoressa Lo Forti, e da altre autorità giudiziarie. Tentativo fallito, tenuto conto che proprio per la totale inconsistenza del materiale probatorio, non è stato possibile iscrivere nel registro degli indagati neppure gli imprenditori mafiosi nel settore degli appalti nel cui interesse sarebbe stata fatta la Strage di via D’Amelio”.
Poi aggiunge: “Lo stesso provvedimento del gip Bologna dà di fatto manforte al bullismo politico di cui sono stato bersaglio per avere sempre contrastato le tesi che vorrebbero ridurre le causali delle stragi a questioni di appalti, castrando così le indagini sui depistaggi finalizzati a coprire mandanti eccellenti. Non soltanto sono stato intercettato per 33 volte e le mie conversazioni sono state utilizzate processualmente senza alcuna autorizzazione del Senato, con l’entusiastica approvazione della stessa maggioranza che nega invece sistematicamente l’utilizzazione di intercettazioni e di chat di Delmastro e di altri suoi parlamentari, ma per di più mi è stato persino negato il diritto di essere sentito dalla magistratura per dimostrare, documenti alla mano, la totale rispondenza al vero delle circostanze di cui parlavo con Natoli. È evidente che tutti i mezzi sono buoni per tentare di chiudere la bocca e condannare al silenzio le voci critiche e scomode. Ma non si illudano di intimidirmi, non mi arrenderò mai e continuerò il mio impegno per la ricerca della verità, costi quel che costi”.
La reazione di Gasparri: “Su Scarpinato fatti gravi”
“C’è una netta condanna della sua condotta sia passata che presente. L’attività di Scarpinato – dichiara il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, membro della Commissione Antimafia – in un passaggio viene addirittura definita ‘depistante’. Un documento molto importante che ci consentirà di portare avanti un proficuo lavoro in Commissione antimafia, sbugiardando chi ha costruito narrazioni non veritiere e mettendo in luce le profonde e note cause delle stragi volute e attuate da Cosa nostra. L’archiviazione parla anche di vicende recenti avvenute in Commissione antimafia e che noi abbiamo denunciato con forza, circa la preparazione, in modalità assolutamente fuori dalle norme, dell’audizione di persone chiamate in Commissione. Su Scarpinato si scrivono cose molto, molto gravi”.
Fdi su Scarpinato: “Emergono chiare responsabilità”
“Da quanto si apprende dalle note stampa che riportano il contenuto del decreto di archiviazione del gip di Caltanissetta Santi Bologna su ‘Mafia e appalti’, emergono chiare – dichiarano i componenti di Fratelli d’Italia della Commissione antimafia – le gravissime responsabilità politiche e professionali di Roberto Scarpinato, che viene definito un soggetto che ha posto in essere, da senatore e componente della Commissione antimafia, attività addirittura ‘depistante’. Non si dimentichi che da magistrato, Scarpinato ha svolto un ruolo attivo nella frettolosa archiviazione del fascicolo ‘mafia e appalti’ nel 1992, circostanza che rende le conclusioni del gip di Caltanissetta ancora più pesanti rispetto alla condotta da questi tenuta. Bene ha fatto, dunque, la presidente della Commissione Antimafia a non farsi ‘seppellire’ sotto i suoi documenti, e a tenere la barra dritta nonostante i tentativi maldestri di delegittimazione del lavoro che la Commissione sta portando avanti. Non saremo mai complici di colui che oggi è stato definito a chiare lettere depistante da un organo giurisdizionale. Lotteremo fino a quando, nonostante l’omertà e la reticenza di troppi, non sarà restituita agli italiani la verità sulla morte del giudice Borsellino”.
M5s, levata di scudi in Commissione antimafia
“Non c’è alcuna attività depistante nella condotta del senatore Roberto Scarpinato – affermano i rappresentanti del M5S in commissione Antimafia Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Michele Gubitosa e Luigi Nave – durante la telefonata con Gioacchino Natoli. Troviamo francamente assurdo che anche in sede giudiziaria qualcuno sostenga una tesi tanto infondata. Scarpinato chiedeva a Natoli di ripetere in Commissione antimafia una circostanza che lo stesso Natoli gli aveva riferito in altra telefonata: Natoli affermava di aver partecipato anche lui alla famosa riunione in procura del 14 luglio 1992 e di ricordare bene cosa si disse in quella sede. Dov’è il depistaggio se si chiede di riferire il vero in commissione? Depistaggio è sollecitare o concordare di riferire una falsità e questo non è mai avvenuto e mai avverrà con un personaggio di straordinario spessore come Roberto Scarpinato, che da 34 anni si batte esponendosi personalmente in ogni modo per individuare definitivamente i moventi oscuri e i responsabili anche eccellenti che stanno dietro le Stragi”.
Poi aggiungono: “La verità è che i depistaggi sono ben altri e vengono portati avanti altrove. I megafoni del centrodestra che ad ogni occasione sparano balle, calunnie e falsità dovrebbero avere un sussulto di dignità e capire che in sede istituzionale si stanno assumendo responsabilità gravissime che vanno contro l’interesse di tutta Italia. La gip di Caltanissetta Luparello ha ritenuto di sollecitare alla procura decine di nuove indagini sugli aspetti rimasti oscuri relativi alla pista nera e la Cassazione ha ritenuto proceduralmente corretto il suo atto. C’è un enorme lavoro da fare su quella e su altre piste assai fondate e invece c’è chi tenta di allontanarlo quel lavoro. In quel documento, la gip Luparello ha anche giudicato la pista mafia-appalti, portata avanti dalla procura di Caltanissetta e dalla maggioranza in commissione Antimafia, affetta da ‘severa miopia’ e da ‘un approccio mistico e dogmatico’. Quella pista è già stata smentita da altre autorità giudiziarie e non sta i piedi con i soli canoni della logica. È la stessa archiviazione disposta dal gip Bologna a confermare l’inconsistenza del materiale probatorio della pista mafia-appalti, tanto che nemmeno i mafiosi che avrebbero beneficiato della Strage sono stati iscritti nel registro degli indagati. È inaccettabile e nemico della verità sulle Stragi che si continui a colpire Scarpinato, con tesi smentite dagli atti giudiziari, perché ha osato chiedere in Antimafia e in ogni altro luogo possibile di indagare sui mandanti e complici esterni ed eccellenti delle Stragi del 1992-93”, concludono Ascari, Bilotti, Cafiero De Raho, Gubitosa e Nave. PLERMO TODAY 5.10.2026