I NOMI RESTANO 🟧 Francesca Martinelli in ricordo delle vittime di Capaci e Via D’Amelio

 

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I nomi restano

Di Francesca Martinelli/ Elio Depasquale
Voce narrante Milo Vallone

E’ un giorno che non passa mai e resta dentro noi
Un eco lenta nel silenzio resta in mezzo al vento
Asfalto caldo ed un cielo che sembra malato
in un’estate che il destino ha già cambiato
da quella quiete piena di rumore
nasce il coraggio contro il dolore
Non sono numeri da ricordare,
ma vite già spezzate da onorare.
Volti, corpi, storie vere non puoi cancellarle
pensando a chi è riuscito a dire sempre no
Anche quando era più facile restare inerme
Hanno scelto la lealtà senza nessun però
senza mai voltarsi a guardare
senza il rischio di poterci ripensare
le loro foto su un vecchio giornale
non può essere questo il finale
I nomi restano gridali forte
Contro il silenzio, contro la morte
perché non era un vero addio
un sacrificio che oggi è anche mio
risuonano quei nomi e restano
“Signor tenente” c’è chi resta e non si arrende
la notte è lunga occhi vigili in allarme,
anche quando il mondo finge oppure non comprende
Ho troppi sassolini ancora nelle scarpe
c’è chi combatte senza far rumore
custodi silenziosi del valore
Come un proiettile che non uccide
Come quei fiori sopra le divise
Ma i nomi restano gridali forte
Contro il silenzio, contro la morte
perché non era un vero addio
un sacrificio che oggi è anche mio
risuonano quei nomi e restano
Ma i nomi restano
[Instrumental orchestra]
Portiamo i segni sulla pelle
luci rimaste a guardar le stelle
Non cadono e nel cielo brillano
Stanotte la luna potrà fargli compagnia
Un’istante in cui quei nomi avranno anche una scia
I sogni restano anche se il tempo un po’ li piega
Negli occhi lucidi di chi rivive ancora
Quei momenti figli di una maledetta piaga
Intrappolati e persi dentro una preghiera
Ma volte basta solo una canzone
A ricordarci da che parte stare
In ogni caso non saremo soli
intanto almeno ricordiamo i nomi:
Giovanni Falcone…Francesca Morvillo…Vito Schifani…Antonio Montinaro…Rocco Dicillo…
Paolo Borsellino…Agostino Catalano…Walter Eddie Cosina…Claudio Trai’na…Emanuela Loi…
Vincenzo Li’ Muli

 


 

Quei tasti bianchi e neri diventati, una 40ina di anni fa, all’improvviso un ostacolo insormontabile, oggi con il diploma in pianoforte ottenuto al conservatorio di Cremona rappresentano il suo ritorno alla vita. “La musica”, racconta Francesca Martinelli, 50enne di Seriate (Bergamo) a ilfattoquotidiano.it, “che mi ha guarito le ferite dell’anima”. Aveva 12 anni quando, operata di appendicite sotto anestesia totale, si risveglia con una polineuropatia idiopatica, causata con tutta probabilità dal farmaco iniettatole per addormentarla. Inizia a soffrire di vertigini, perdita di equilibrio, ha grosse difficoltà a muovere gli arti, “non controllavo più le mani, non avevo forza come se mi avessero tagliato i nervi, cadevo dalle scale”. Tre note sulla tastiera e le mani erano già sfinite.
Quattro anni prima rimase conquistata dalla musica emessa dal pianoforte suonato dal cuginetto. “Lo sentivo suonare ed era come se avessi dentro di me un fuoco”, spiega Francesca. “Papà, voglio il pianoforte”. A nove anni Santa Lucia glielo regala. “Dalla gioia, il cuore mi usciva dallo sterno, dal corpo”. Così comincia ad andare a lezione. “Sua figlia ha un talento incredibile, diceva ogni volta la maestra a mia mamma – ricorda con orgoglio Francesca -.
Io che intanto studiacchiavo musica e strimpellavo quel magico strumento”. Una magia interrotta dalla malattia che per otto anni la costringe ad un calvario tra gli ospedali. “Diagnosi, esami. E con il pianoforte avevo chiuso”. I medici ipotizzano il nesso tra i problemi di salute e l’anestesia, ma ancora oggi una correlazione certa non c’è. “Negli anni hanno parlato anche di malattia genetica, ma nulla è stato provato. E francamente adesso – afferma Francesca – non mi interessa più sapere cosa sia successo in quella sala operatoria”. Lei sa di essere una “malata cronica. Non guarirò più – dice – ma la mia situazione è decisamente migliorata. E sono tornata a suonare il pianoforte, brani sempre più difficili. Per questo voglio essere un esempio di speranza”.
La fatalità della vita l’ha riportata vicino al pianoforte per caso. Un collega – lei lavora in banca – la invita a teatro in occasione di un concerto per staccare i biglietti d’ingresso.
“Vedere un pianoforte ‘cantare’ mi ha fatto nuovamente innamorare”. Quindi Francesca riprende a studiare musica e solfeggio, ma non a suonare: le mani ancora non lo permettono. E poi ci sono il lavoro e due bambini piccoli da seguire. Poco dopo, quando Alice e Pietro crescono, Francesca, a 35 anni, riprende a suonare: “Senza farmi illusioni. Cambio otto maestri, ho ancora difficoltà nel quotidiano a muovere le mani, ma miracolosamente riesco a suonare il pianoforte. Voglio diventare una pianista”. Studi privati, conservatorio a Bergamo, poi a Cremona. “Ricordati di studiare Bach, mi dicevano, fa bene alle mani”. E oggi, dopo mille sacrifici, il coronamento di un sogno, uno schiaffo alla malattia: il diploma con il massimo dei voti (110/110) eseguendo Brahms e Schumann davanti ad una commissione con gli occhi lucidi. “Poter studiare per me è sempre stato un dono, una grande fortuna”. Adesso Francesca è già pronta ad un’altra sfida: “Repertori sempre più difficili che mettano ogni volta sempre più in difficoltà le mie mani”. FQ 30.6.2022