
Quando il cognome Borsellino divide: insulti, falsità e silenzi inaccettabili. Dal post all’odio: una pagina nera contro i familiari di Paolo Borsellino.
Sarà che la memoria comincia a fare difetto, ma non ricordiamo, tra i familiari delle vittime di mafia, un caso in cui un post pubblicato sui social abbia generato una simile valanga di insulti, accuse e falsità come quello diffuso da Salvatore Borsellino, che rilancia un titolo giornalistico infelice e fuorviante riguardante i figli e il genero di suo fratello Paolo Borsellino.
Quanto sta accadendo da giorni rappresenta una pagina triste e deplorevole del dibattito pubblico.
È stata una vergogna pubblicare un contenuto basato su un titolo ambiguo e potenzialmente lesivo, senza considerare le conseguenze che avrebbe potuto generare. Ma ancora più grave è stato lasciare libero sfogo a una folla di cosiddetti “leoncini da tastiera” che, facendo leva unicamente sull’autorevolezza del cognome di chi aveva pubblicato il post e sul titolo dell’articolo, si sono abbandonati a giudizi sommari, offese personali e ricostruzioni prive di fondamento.
È una vergogna che il titolare della pagina non rimuova il post e che le decine di commenti offensivi e diffamatori siano tuttora visibili senza alcun intervento di moderazione. Ed è altrettanto vergognoso che non sia stata pronunciata una sola parola per fermare questa ondata di malvagità, ristabilire la verità dei fatti e richiamare tutti a un maggiore senso di responsabilità.
La memoria delle vittime della mafia merita rispetto, così come meritano rispetto i loro familiari. Il confronto pubblico, anche quando acceso, non può trasformarsi in una caccia al bersaglio alimentata da insinuazioni, pregiudizi e attacchi personali. Chi gode di particolare autorevolezza, seppur in gran parte dovuta al proprio cognome, ha il dovere di vigilare sulle conseguenze delle proprie azioni e di intervenire quando il dibattito degenera nell’insulto e nella diffamazione.
In vicende così delicate, il silenzio diventa una forma di responsabilità. Per questo, quanto sta accadendo non potrà essere archiviato con leggerezza e dovrebbe condurre tutti a una seria riflessione sul valore della verità, del rispetto e della dignità delle persone.

Diffamazione a mezzo social. Responsabilità di gestori, haters e “leoncini da tastiera”

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