
Giornata di confronto ad alta tensione in Commissione parlamentare Antimafia, dove il procuratore della Repubblica di Caltanissetta, Salvatore De Luca, è stato nuovamente ascoltato nell’ambito del filone d’inchiesta dedicato alla strage di via D’Amelio.
L’audizione, svoltasi a Palazzo San Macuto, ha rappresentato il seguito degli approfondimenti della Commissione sui più delicati sviluppi investigativi e giudiziari legati alle stragi mafiose degli anni Novanta.
Nel corso del suo intervento, il procuratore ha dedicato ampio spazio alle polemiche nate attorno al caso “Mafia e Appalti” e alle critiche rivolte al giudice per le indagini preliminari Santi Bologna.
De Luca ha definito tali contestazioni “un attacco irricevibile”, sostenendo che le accuse rivolte al magistrato siano prive di fondamento e sottolineando come la Procura di Caltanissetta abbia espresso una posizione chiara a tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura.
“Si è creato un precedente pericolosissimo”,ha affermato De Luca davanti ai commissari, evidenziando la propria preoccupazione per il livello dello scontro istituzionale che si è sviluppato attorno alla vicenda.
Secondo il procuratore, la legittimazione di attacchi particolarmente duri nei confronti di un giudice rischia di indebolire la tutela dell’indipendenza della funzione giudiziaria.
De Luca ha inoltre ricordato di essersi esposto pubblicamente in più occasioni per garantire una corretta informazione su temi di forte rilevanza pubblica, spiegando di aver ritenuto un dovere istituzionale fornire chiarimenti a fronte delle numerose ricostruzioni apparse sulla stampa.
L’audizione si inserisce nel più ampio lavoro della Commissione Antimafia sulle vicende collegate alla strage di via D’Amelio e alle successive attività investigative, un percorso che nelle ultime settimane ha riportato al centro del dibattito politico e giudiziario il tema dei depistaggi e delle responsabilità istituzionali maturate negli anni successivi all’attentato che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta.
La seduta odierna conferma come il confronto sulle indagini delle stragi mafiose resti uno dei terreni più delicati e divisivi, con ripercussioni che continuano a investire magistratura, politica e opinione pubblica a oltre trent’anni da quei tragici eventi.CR

20 ottobre 2026 – Stragi, De Luca: filone pista nera non è chiuso
L’audizione del procuratore Caltanissetta in antimafia “Il filone pista nera non è chiuso. L’indagine invece portata avanti dalla procura generale di Palermo nella persona dell’attuale senatore Roberto Scarpinato, con riferimento a Stefano Delle Chiaie, secondo le dichiarazioni di Maria Romeo e le presunte affermazioni di Alberto Lo Cicero, in colloqui investigativi vale più che zero tagliato, è il freddo assoluto”. Lo ha detto il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, nel corso della sua audizione in commissione antimafia, nell’ambito del filone d’inchiesta sulla strage di via D’Amelio. Comunque – ha proseguito – “già in tre audizioni, in un comunicato stampa e in quello che abbiamo scritto nella richiesta di archiviazione”, la procura di Caltanissetta ha chiarito che “mafia-appalti è concausa delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Quindi non escludiamo altre cause e altri moventi”. Rispetto agli attacchi subiti il procuratore ha spiegato: “Sono stato tollerante nei confronti di attacchi veementi contro la mia persona”, ma quello che è “intollerabile è che si attacchi il giudice, è un salto di livello sproporzionato”. Quindi ha detto: “La magistratura di Caltanissetta è insorta perché tutti conoscono Santi Bologna, un giudice non schierato, imparziale. Per attaccare un giudice ci vogliono delle prove. Qui abbiamo la prova della sua imparzialità Roma, (askanews) –
20 ottobre 2026 – Mafia-appalti, il procuratore De Luca in Antimafia: «Da Scarpinato un attacco irricevibile al gip». E avverte: «Si è creato un precedente pericolosissimo>
Mafia-appalti, il procuratore De Luca in Antimafia: «Da Scarpinato un attacco irricevibile al gip». E avverte: «Si è creato un precedente pericolosissimo>
Il procuratore di Caltanissetta difende il gip Santi Bologna, che nell’archiviazione aveva definito «depistante» l’attività dell’ex magistrato, oggi senatore. «Chi diceva di difendere l’indipendenza della magistratura ora la fa pagare ai giudici»
«A parere del gruppo che io coordino, a parere della Procura di Caltanissetta, a parere di tutti i magistrati del distretto di Caltanissetta, a parere del Consiglio superiore della magistratura, è avvenuto un attacco irricevibile». Lo ha detto oggi il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca in audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia. Il riferimento è al senatore Roberto Scarpinato, ex magistrato, che ha criticato duramente il gip di Caltanissetta Santi Bologna. Nel provvedimento di archiviazione dell’inchiesta
20 ottobre 2026 – Pg De Luca, indagine avviata da Scarpinato su Delle Chiaie è zero assoluto
”Già in tre audizioni, in un comunicato stampa e in quello che abbiamo scritto nella richiesta di archiviazione”, la procura di Caltanissetta ha chiarito che “mafia-appalti è concausa delle stragi di Capaci e Via D’Amelio.
Quindi non escludiamo altre cause e altri moventi”.
Lo dice il procuratore Salvatore De Luca durante un’audizione alla Commissione nazionale antimafia. “Nella richiesta di archiviazione si elencheranno tutti i filoni di indagine ancora aperti da questa procura, oltre a mafia-appalti, agenda rossa e massoneria”, ha aggiunto. Ed “ho già detto che il filone pista nera non è chiuso e continueremo ad approfondire l’argomento”.
“Quello che abbiamo detto e che io ripeto è che l’indagine portata avanti dalla procura generale di Palermo nella persona dell’attuale senatore Roberto Scarpinato, con riferimento a Stefano Delle Chiaie”, è “zero tagliato, anzi il freddo assoluto”. ANSA
20 ottobre 2026 – Stragi, De Luca: filone pista nera non è chiuso L’audizione del procuratore Caltanissetta in antimafia
“Il filone pista nera non è chiuso. L’indagine invece portata avanti dalla procura generale di Palermo nella persona dell’attuale senatore Roberto Scarpinato, con riferimento a Stefano Delle Chiaie, secondo le dichiarazioni di Maria Romeo e le presunte affermazioni di Alberto Lo Cicero, in colloqui investigativi vale più che zero tagliato, è il freddo assoluto”. Lo ha detto il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, nel corso della sua audizione in commissione antimafia, nell’ambito del filone d’inchiesta sulla strage di via D’Amelio. Comunque – ha proseguito – “già in tre audizioni, in un comunicato stampa e in quello che abbiamo scritto nella richiesta di archiviazione”, la procura di Caltanissetta ha chiarito che “mafia-appalti è concausa delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Quindi non escludiamo altre cause e altri moventi”. Rispetto agli attacchi subiti il procuratore ha spiegato: “Sono stato tollerante nei confronti di attacchi veementi contro la mia persona”, ma quello che è “intollerabile è che si attacchi il giudice, è un salto di livello sproporzionato”. Quindi ha detto: “La magistratura di Caltanissetta è insorta perché tutti conoscono Santi Bologna, un giudice non schierato, imparziale. Per attaccare un giudice ci vogliono delle prove. Qui abbiamo la prova della sua imparzialità” (askanews) –
20 ottobre 2026 Caso Scarpinato, De Luca: «Intollerabile che si attacchi il giudice». E sulla mancata solidarietà dall’Anm dice: «Difende i magistrati attaccati solamente dal governo»
Non è ancora arrivata la solidarietà dell’Anm al giudice Santi Bologna. Dopo le critiche ricevute dal senatore Roberto Scarpinato, in seguito all’archiviazione dell’inchiesta ‘mafia e appalti’, il gip di Caltanissetta ha infatti ricevuto la vicinanza dell’Anm di Caltanissetta e di altri magistrati, ma “manca solo la giunta nazionale dell’Anm, che secondo fonti attendibili lo fa solo per coerenza, perché applica un criterio che a noi appare piuttosto discutibile, cioè che difende i magistrati attaccati solamente dal governo. Non solo da questo governo, ma parlo di tutti i governi. Non riesco a comprenderlo. Il criterio ci lascia molto perplessi, ma se questo è il criterio ne prendiamo atto. L’anm di Caltanissetta a un certo punto non ha potuto tacere”. Lo ha detto il Procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca davanti alla Commissione nazionale antimafia.
Gli attacchi Scarpinato al gip Bologna, salto di livello
Il pm De Luca ha spiegato che si aspettava “gli attacchi alla mia persona, quando ho capito dove si andava a parare con le nostre indagini. Ho ricevuto attacchi sproporzionati. Ciò che è intollerabile è che si attacchi il giudice. Il giudice no. Questo è un salto di livello sproporzionato, soprattutto perché non vi è il minimo fondamento per attaccare il giudice. La magistratura di Caltanissetta è insorta perché tutti conoscono il gip Santi Bologna come giudice non schierato, assolutamente imparziale che non ha mai dato adito ad alcun sospetto di essere collaterale ad alcun potere. Mi sono preoccupato come magistrato e come cittadino. Io tra un anno e mezzo vado in pensione e la mia preoccupazione rimane quella del cittadino. E’ stato un attacco di una virulenza che poche volte si era visto in passato, specie da parte di chi aveva sempre sbandierato di essere accanto ai giudici attaccati dal potere politico”.
L’attività depistante
Il riferimento del magistrato nel corso dell’audizione è al senatore Roberto Scarpinato che, prima in una nota e poi con un video, ha criticato il gip Santi Bologna che nel provvedimento di archiviazione ‘Mafia e appalti’ aveva definito il suo atteggiamento ‘depistante’. In particolare, Il Gip del Tribunale di Caltanissetta, Santi Bologna, ha depositato a inizio ottobre 2026 un provvedimento in cui definisce “attività depistante” la condotta del senatore del Movimento 5 Stelle ed ex magistrato Roberto Scarpinato. L’accusa si riferisce ad alcune intercettazioni telefoniche tra Scarpinato e l’ex collega Gioacchino Natoli prima dell’audizione di quest’ultimo in Commissione Antimafia. Scarpinato ha respinto con forza le affermazioni definendole “falsità” e “bullismo politico”.
Stragi di mafia e la “pista nera”
Davanti ai componenti della commissione bicamerale presieduta dalla deputata Chiara Colosimo, De Luca ha parlato anche della cosiddetta ‘pista nera’ per le stragi mafiose, sottolineando che “Davanti a questa Commissione ho già detto che il filone per noi non è chiuso e che continueremo ad approfondire l’argomento. Quello che abbiamo detto e che io ripeto è che l’indagine portata avanti dalla Procura generale di Palermo, nella persona dell’attuale senatore Roberto Scarpinato, con riferimento a Stefano Delle Chiaie, secondo le dichiarazioni di Maria Romeo e di presunte affermazioni di Alberto Locicero, in colloquio investigativi è zero tagliato. Anzi zero tagliato non è esatto, devo rettificare. E’ zero tagliato in base alla scala Kelvin e non a quella Celsius. Si tratta di meno 273,31°, il freddo assoluto”. Ha denunciato il Procuratore di Caltanissetta.
Indagine fatta in violazione del codice penale
“Si tratta di un’indagine che è stata fatta in aperta violazione dell’articolo 11 del codice di procedura penale, che riguarda la competenza funzionale, non la competenza territoriale. Per carità anche la competenza territoriale va rispettata però in magistratura che è una maggiore elasticità sulla competenza territoriale, la competenza funzionale è un muro invalicabile. La competenza funzionale sarebbe quella di Caltanissetta in relazione a reati che riguardano i magistrati o come indagati o come vitti persone offese come nel caso delle stragi”, ha concluso.
- VIDEO AUDIZIONE 9.12.2025
- VIDEO AUDIZIONE 10.2.2026
- VIDEO AUDIZIONE 14.4.2026
- VIDEO AUDIZIONE 20.10.2026
TRASCRIZIONE INTERVENTI
10 febbraio 2026 – Il procuratore De Luca in Antimafia: “Mafia e appalti concausa stragi ‘92.
DE LUCA: La procura diCaltanissetta non è certamente pilotata da pregiudizi ideologici o politici, da forme di massimalismo o da altre patologie che potrebbe teoricamente affliggere l’ufficio, non fosse altro perché il gruppo stragi della procura di Caltanissetta è composta da magistrati con tutti gli orientamenti culturali presenti nell’Anm. Se non fosse così, il Gruppo Stragi si spaccherebbe e potremmo dichiararlo fallito nell’arco di due settimane. Tutte le decisioni vengono prese all’unanimità e il gruppo si muove a 360 gradi”. Lo ha detto il procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, nel seguito della sua audizione in Commissione Antimafia. AGI
DE LUCA “i principali disastri giudiziari recenti commessi per inesperienza o in inadeguatezza sono connessi ad una scorretta gestione dei collaboratori di giustiziae quindi si sarebbero potuti evitare: la figura di Alberto lo Cicero ricorda assolutamente quella di Vincenzo Scartino, protagonista del depistaggio delle indagini sull’attentato al giudice Borsellino”. Il magistrato sta riferendo sulla cosiddetta pista nera della strage costata la vita a Giovanni Falcone, tesi – lo ha già ribadito in una precedente audizione – a cui l’ufficio inquirente nisseno non dà alcun credito proprio per la inattendibilità di Alberto Lo Cicero, sedicente uomo d’onore che ha reso dichiarazioni ai pubblici ministeri su un coinvolgimento delle eversione nera nell’eccidio. ANSA
Rassegna stampa audizione Procuratore della Repubblica, SALVATORE DE LUCA
- Le stragi del ’92 e ’93, il capo della Procura di Caltanissetta Salvatore De Luca sarà risentito martedì 10.2.2026 in Commissione antimafia
- GIOACCHINO NATOLI mentí al CSM sui rapporti FALCONE/GIAMMANCO
- PIGNATONE COMPRÒ CASE DAI BOSS E FECE ISOLARE FALCONE E BORSELLINO
- Il procuratore De Luca parla delle accuse ai colleghi di Falcone e Borsellino
14.4.2026 Il pm accusa: «Così fu insabbiata l’indagine su mafia e appalti. La strage di via D’Amelio fu una concausa»
di Giuseppe Bianconi CORRIERE DELLA SERA
Il procuratore di Caltanissetta in commissione. Gli interessi mafiosi, politici e imprenditoriali e la volontà di impedire a Borsellino di rivelare quanto sapeva
Altre tre ore di audizione per ribadire e rafforzare le accuse lanciate quattro mesi fa: «La gestione del rapporto mafia-appalti, e in generale il tema mafia-appalti, è una delle concause della strage di via D’Amelio», l’autobomba che il 19 luglio 1992 uccise il procuratore aggiunto di Palermo Paolo Borsellino e 5 agenti di scorta; e il procuratore dell’epoca Pietro Giammanco (morto nel 2018), spalleggiato dagli allora sostituti procuratori Giuseppe Pignatone che era uno dei suoi principali collaboratori e Gioacchino Natoli che ne trasse vantaggi nella carriera in magistratura, insabbiarono l’inchiesta che invece stava tanto a cuore a Borsellino. Così il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca ha completato ieri l’audizione davanti alla commissione parlamentare Antimafia,sostanziando la tesi dei carabinieri del Ros (che nel 1991 avevano stilato il rapporto mafia-appalti) divenuta uno dei cavalli di battaglia politica della maggioranza.
Stavolta il procuratore s’è fatto precedere dal deposito di una richiesta di archiviazione del procedimento contro ignoti legato proprio a questo filone d’indagine, lunga 386 pagine, in cui sono illustrati gli stessi argomenti completi della trascrizione di alcune intercettazioni tra Natoli e l’ex pm oggi senatore dei Cinque Stelle e componente della stessa AntimafiaRoberto Scarpinato, anch’esse già anticipate nei mesi scorsi.
Sono quelle in cui i due ex colleghi discutono della strategia della commissione, a trazione centrodestra, di voler cavalcare il filone prediletto dai carabinieri, e pianificano una replica attraverso l’audizione di Natoli e altri testimoni, nelle quali il senatore dice fra l’altro: «Io ti faccio una domanda», e Natoli risponde: «Mi devi alzare la palla». Conversazioni che secondo De Luca dimostrano «l’assoluta inattendibilità di Natoli, le sue affermazioni sono tutte concordate con Scarpinato». Il quale a sua volta replica: «In Antimafia si fanno processi paralleli senza contraddittorio».
La storia del presunto insabbiamento dell’indagine mafia-appalti si trascina da un trentennio tra i veleni che hanno creato una rottura mai sanata tra la Procura di Palermo e il Ros dell’Arma, è stata oggetto di ripetute indagini e archiviazioni, e ora la Procura nissena annuncia di volerne mandare in soffitta un’altra sostenendo però di avere trovato nuove prove dell’insabbiamento; per il quale resta aperto un procedimento separato a carico di Pignatone e Natoli, indagati di favoreggiamento aggravato della mafia per fatti risalenti al 1992 e dunque — reclamano le difese — ampiamente prescritti.
Davanti all’Antimafia De Luca ripercorre quasi tre anni di indagine sulle inchieste di 34 anni fa, riassumendo la strategia dell’insabbiamento attraverso «anomalie, perdite di tempo e ingiustificabili errori proceduraliche hanno garantito l’impunità agli imprenditori mafiosi Buscemi e Bonura» oltre che ai rappresentanti del Gruppo Ferruzzi.
La gestione del procedimento arrivato dalla Procura di Massa Carrara e affidato a Natoli, nel 1991, portò, oltre all’archiviazione, all’ordine di distruggere bobine e brogliacci delle (poche e per periodi brevi) intercettazioni degli indagati. Secondo De Luca l’insabbiamento fu programmato dall’inzio, quando si creò un fascicolo separato rispetto a quello sul rapporto del Ros, e si affidarono le indagini alla Guardia di finanza che aveva pochi uomini e mezzi a disposizione, anziché ai carabinieri.
«Un’indagine doppione e apparente», la chiama il procuratore di Caltanissetta, richiamando «gravi e concreti indizi di «un patto implicito» tra inquirenti e investigatori «a non farla proprio». L’ordine di distruzione di nastri e brogliacci fu anch’esso un’anomalia, ma non venne mai eseguito: particolare rivendicato dalle difese di Natoli e Pignatone a riprova che non ci fu volontà di insabbiare, altrimenti loro stessi si sarebbero assicurati che tutto finisse al macero.
Le bobine e le trascrizioni sommarie, invece, sono state recuperate, ascoltate e analizzate dalla nuova Procura nissena, che ne ha tratto ulteriori elementi d’accusa: pur se fatte in fretta e su pochi telefoni, dalle conversazioni registrate emergevano accordi tra un politico democristiano locale e Bonura per l’«aggiustamento» di un processo, ma nessuno se ne occupò.
Nella richiesta di archiviazione i pm esaminano anche altri aspetti collegati alla strage: dall’accelerazione dell’eliminazione di Borsellino alla sparizione della sua agenda rossa, sostenendo che tutto è «coerente» con la «concausa mafia-appalti», che rimane «un crocevia di interessi mafiosi, politici, imprenditoriali e presumibilmente massonici, accomunati dalla volontà di impedire al dottor Borsellino di rivelare quanto a sua conoscenza in proposito».
Speciale lavori Commissione Antimafia
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