20.10.2026 🟧 Audizione Procuratore Caltanisetta in Antimafia – RSSEGNA STAMPA

 

 

21 ottobre 2026 DE LUCA E IL PREZZO DI MAFIA-APPALTI: SIAMO NOI MAGISTRATI SCOMODI

 

“Mafia-appalti è una concausa delle stragi di Capaci e via D’Amelio, non la causa unica. E lo «zero tagliato» riguarda la pista nera costruita sulle dichiarazioni di Maria Romeo contro Stefano Delle Chiaie, non altre eventuali piste nere. Il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, chiudendo il ciclo di audizioni in commissione Antimafia, ha dovuto ripeterlo più volte, incalzato soprattutto dai commissari del Movimento 5 Stelle che sembravano non ascoltarne le risposte. A un certo punto, ironicamente, ha proposto di appendere un tazebao in aula.
L’esordio è stato sui giornalisti. Il suo ufficio non querela, ha spiegato, nemmeno davanti ad attacchi che ha definito, con un eufemismo, «veementi». «Sono altri, gli ex colleghi, che querelano i giornalisti», salvo poi denunciare le campagne dei poteri forti contro la stampa. Una querela la farebbe solo per offese alla persona o alla famiglia. Il salto di livello è l’attacco al giudice, il gip Santi Bologna, autore del decreto di archiviazione, contro il quale non esiste, ha detto, nemmeno un labile sospetto.
Ha letto la presa di posizione della giunta unitaria dell’Anm di Caltanissetta. Le espressioni usate dal senatore Roberto Scarpinato in un video «trascendono l’esercizio legittimo del diritto di critica», perché suggeriscono che una parte della magistratura agisca come strumento di un più ampio sistema di poteri. Il Csm ha aperto due pratiche a tutela. Tace l’Anm nazionale, che secondo De Luca difende solo i magistrati attaccati dal governo. Un criterio che lascia «molto perplessi».
Il gip Bologna scrive che l’interessamento di Falcone e Borsellino per l’indagine mafia-appalti costituisce concausa, non causa unica, riferibile al momento preventivo comune alle due stragi. Concausa, ha scandito il procuratore, vuol dire che altre cause non sono escluse. Restano aperti altri filoni di indagine.
Lo «zero tagliato» si riferisce all’indagine della procura generale di Palermo guidata allora da Scarpinato. De Luca si è anzi corretto: zero assoluto della scala Kelvin.
Quell’inchiesta è stata condotta in violazione dell’articolo 11 del codice di procedura penale, che assegna a Caltanissetta la competenza funzionale sui reati in cui i magistrati sono indagati o persone offese.
Scarpinato aveva avocato l’indagine sull’omicidio Agostino e lì dentro ha sentito per giorni persone informate sulla strage di Capaci, senza avvisare Caltanissetta. Con funzione «notarile», cioè raccogliendo dichiarazioni senza contestare nulla, a trentadue anni dai fatti. Nessun collateralismo politico, ha precisato: se qualcuno lo adombrasse senza prove, sarebbe il primo a difendere l’allora procuratore generale, oggi senatore stellato.
Alla domanda di un commissario se non fosse pentito di tanta assertività, De Luca ha perso la pazienza. Lo aveva già detto in tre audizioni, in un comunicato e nella richiesta di archiviazione. «Mi stanno venendo dei complessi di inferiorità». Poi, per l’ennesima volta: si riferisce «esclusivamente» alle parole di Maria Romeo su Delle Chiaie, non a Paolo Bellini, sulla cui posizione c’è ancora tanto da fare. Dove sarebbe la versione minimalista, ha chiesto, quando si parla di un incrocio tra Cosa nostra, politica e imprenditoria nazionale?
La senatrice Bilotti, sempre del M5S, gli ha rinfacciato due dichiarazioni del 2007 di Alberto Lo Cicero su Delle Chiaie. De Luca ha risposto che si tratta di colloqui investigativi, atti riservati, senza difensore né contestazioni, privi di valore processuale. Il procuratore Grasso e il dottor Donadio, ha ricordato, non li ritennero idonei nemmeno per un atto d’impulso verso Caltanissetta. Ora arriveranno per intero alla commissione: circa trecento pagine, in larga parte di «non ricordo».
Il vicepresidente De Raho – ovviamente sempre grillino – ha portato in aula le intercettazioni tra Scarpinato e Gioacchino Natoli trasmesse alla commissione, ricordando che il senatore non è indagato e che, sentito come persona informata, non fu interrogato su quelle conversazioni. E ha rilanciato la riunione in procura a Palermo del 14 luglio 1992: Patronaggio ha riferito alla commissione che vi si parlò della richiesta di archiviazione di mafia-appalti, e una telefonata del 25 ottobre 2023 tra Natoli e Antonio Ingroia la descrive come la riunione in cui se ne fece cenno per la prima volta. Una non notizia del Fatto Quotidiano, che aveva spacciato quella conversazione per la prova che si parlò dell’archiviazione.
De Luca ha risposto che le intercettazioni sono state trasmesse «senza un filo di commento», lasciando alla commissione ogni valutazione sull’uso. Per lui le memorie di Natoli sono frutto di inquinamento probatorio: dalle carte risulta che con Scarpinato concordò il contenuto della memoria, la strategia in commissione, perfino chi chiedere di sentire. Su Patronaggio ha ricordato che tra il vero e il falso esiste l’inattendibile. La presidente Colosimo aveva già osservato che nelle audizioni al Csm, a dieci giorni dalla strage, nessun magistrato usa la parola archiviazione.
De Luca ha poi passato la parola alla pm Claudia Pasciuti, che ha smontato la ricostruzione pezzo per pezzo. Prima la telefonata con Ingroia: dal tenore della conversazione, ha osservato, si capisce che Ingroia non ricorda nemmeno se fosse presente alla riunione del 14 luglio. Poi l’errore di Natoli, che indica come relatore «Giuseppe», cioè Pignatone, mentre la relazione la fece Guido Lo Forte.
La spiegazione, per Pasciuti, è semplice. Nei verbali del Csm del 1992 una persona che parla della richiesta di archiviazione c’è, ed è proprio Pignatone. Ne parla però in termini incompatibili con l’idea che il tema fosse stato affrontato quel giorno. Dice che la relazione la fece Lo Forte dopo che era stata depositata l’archiviazione, senza aggiungere che se ne discusse in riunione. Avrebbe potuto precisarlo, e non lo fa. Nessun altro, nei verbali, nomina la richiesta, né tantomeno che la notizia fu riferita a Borsellino.
Resta il dato che la pm Pasciuti ha definito meramente cronologico.
Le dichiarazioni secondo cui il 14 luglio si parlò dell’archiviazione arrivano tutte nel 2021: quelle di Scarpinato dell’ottobre 2021, rese nel procedimento a carico di chi scrive, in cui lui e Lo Forte erano persone offese, e quelle di Lo Forte del 26 novembre 2021 al processo sul depistaggio. Tutte precedenti alla desecretazione dei verbali del 1992, decisa dal Csm con delibera del 20 luglio 2022, a trent’anni dalla morte di Borsellino. Quei racconti, confluiti in dibattimenti trasmessi anche da Radio Radicale, hanno avuto ampia diffusione. Ma nessuno, allora, poteva ancora verificare che a dieci giorni dalla strage nessun magistrato aveva detto nulla del genere.
Lo scontro più duro è arrivato con il deputato grillino Gubitosa, che ha contestato al procuratore la trascrizione di conversazioni politiche di Scarpinato. Un tono da santa inquisizione mai visto in commissione Antimafia. L’ultima volta, proprio a palazzo San Macuto, era toccato a Galileo Galilei. La presidente Colosimo lo ha fermato “minacciando” di spegnergli il microfono: la commissione, ha detto, deve accertare la verità su via D’Amelio, non fare «la difesa di ufficio di un convitato di pietra». De Luca ha ricordato che i rimedi esistono e li decide il gip.
La chiusura del procuratore è stata sul prezzo pagato. Molti, ha detto, si ammantano di vittimismo e denunciano campagne dei poteri forti. I veri magistrati scomodi, secondo lui, sono quelli seduti al suo fianco, perché sono andati contro una narrativa rimasta costante per quarant’anni e hanno toccato «vere e proprie icone della magistratura e dell’antimafia».
Chi rimette le mani sui fili di mafia-appalti finisce per scottarsi. Dopo trentaquattro anni, la procura nissena lo ha fatto, ricostruendo atti, fascicoli e silenzi dell’epoca. In cambio ha ricevuto un vero e proprio plotone di esecuzione.” IL DUBBIO Damiano Aliprandi 21.20.2026

21 ottobre 2026 Il movente di via D’Amelio? In Antimafia il “duello” fra De Luca e Scarpinato

L’audizione del procuratore di Caltanissetta e dei pm del pool stragi. «Pista nera ancora aperta, nuovo filone sulla massoneria»

L’indagine avviata dalla commissione nazionale antimafia sul movente della strage di via D’Amelio è all’ultimo capitolo. Ieri si è conclusa la lunga e articolata audizione di Salvatore De Luca, il capo della procura di Caltanissetta. Il magistrato è stato oggetto di diversi attacchi (professionali) dopo l’avvio e l’archiviazione dell’inchiesta “Mafia-appalti” quale concausa non solo della strage del 19 luglio del 1992 in cui perse la vita Paolo Borsellino, ma anche di quella del 23 maggio dello stesso anno in cui morì Giovanni Falcone.

Borsellino e Falcone sono «due martiri della magistratura – ha detto – e della Repubblica italiana». Le indagini sulle stragi non sono chiuse. L’archiviazione del gip Santi Bologna (già in servizio a Catania) è stato solo una fase del percorso per la verità. C’è un fascicolo aperto «sulla massoneria deviata – ha detto l’aggiunto Pasquale Pacifico all’Antimafia – ma su questo non posso dire altro». Un dato è certo, dopo anni la procura di Caltanissetta pensa di aver trovato la “loggia coperta” di cui avrebbe fatto parte Giovanni Tinebra, il procuratore di Caltanissetta che avrebbe dovuto indagare sulle stragi del 1992. Ma la prima indagine su via D’Amelio è stata soltanto «il più grande depistaggio della storia italiana».

Nessuna querela è stata presentata dalla procura nissena per gli attacchi ricevuti nelle ultime settimane («a differenza di altri»). De Luca non vuole continuare ad alimentare le diatribe. Vuole, o verrebbe, che a parlare fossero le carte giudiziarie. E il procuratore cita quelle. Il senatore Roberto Scarpinato è stato bollato come un “depistatore”. Mentre la procura nissena indagava su Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli (le cui posizione sono state anche archiviate) il senatore M5S avrebbe creato delle interferenze. «La terzietà della magistratura non si tocca», ha detto più volte De Luca all’Antimafia guidata da Chiara Colosimo, aggiungendo che «nel distretto di Caltanissetta ci sono magistrati indipendenti, autonomi e terzi».

Per la prima volta saranno estensibili i colloqui investigativi che l’allora procuratore antimafia Gianfranco Donadio ha avuto con Alberto Lo Cicero, il pentito che avrebbe parlato di Stefano Delle Chiaie. Mancano però i riscontri. «Leggere le 300 pagine – ha detto De Luca – per evitare che la disinformazione prenda il sopravvento». Ma nello stesso tempo la “pista nera” «non viene del tutto esclusa». A Caltanissetta, come a Firenze, i fascicoli si aprono e si archiviano «quando non ci sono elementi certi per un processo», è il mantra negli uffici giudiziari di via Libertà.

Al termine dell’audizione di De Luca col pool stragi (composto dall’aggiunto Pasquale Pacifico e dai sostituti Nadia Caruso, Claudia Pasciuti e Davide Spina) non sono mancate le schermaglie politiche. Roberto Scarpinato si è scagliato contro gli ex colleghi magistrati: «Sono stato oggetto di un attacco inusitato da parte del procuratore, secondo il quale avrei pesantemente attaccato e delegittimato il giudice Santi Bologna accusandolo di contiguità politica. E’ falso: io, da ex magistrato, ho contestato nel merito la veridicità di alcune affermazioni nei miei confronti senza avermi mai sentito e senza valutare prove che dimostrano la non rispondenza al vero di tali affermazioni».

Un attacco a distanza fra De Luca e Scarpinato che non fa bene alla ricerca della verità. Già un primo depistaggio su via D’Amelio c’è stato nel passato. Una vergogna che non è bastata. Nemmeno alle toghe. di Laura Distefano, Laura Mendola LA SICILIA


 

““Mi aspettavo gli attacchi alla mia persona – dice il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca davanti alla commissione antimafia – Ho ricevuto attacchi sproporzionati. Ciò che è intollerabile è che si attacchi il giudice. Il giudice no. Questo è un salto di livello sproporzionato, soprattutto perché non vi è il minimo fondamento per attaccare il giudice”. A Palazzo San Macuto si torna a parlare delle indagini della procura di Caltanissetta sul filone “mafia e appalti” e delle polemiche seguite all’archiviazione del gip Santi Bologna, criticato dall’ex procuratore di Palermo Roberto Scarpinato, componente della commissione parlamentare antimafia, chiamato in causa dai magistrati di Caltanissetta per “un’attività depistante” a proposito di un dialogo con il collega Gioacchino Natoli, che doveva essere sentito in commissione antimafia. A proposito di questo dialogo intercettato dice pure, per rispondere a una domanda del senatore De Raho, del Movimento Cinque Stelle: “Natoli e Scarpinato hanno concordato tutto: il contenuto della memoria da depositare, le dichiarazioni che avrebbe dovuto fare Natoli in Antimafia e persino la strategia da adottare”. Il procuratore De Luca dice senza mezzi termini: “Il senatore Scarpinato ha fatto un inquinamento ad ampio raggio”.
Nel suo intervento introduttivo, il magistrato ricorda che “l’associazione nazionale magistrati di Caltanissetta ha definito le espressioni di Scarpinato come travalicanti il diritto di critica”.
“Mi aspettavo gli attacchi alla mia persona – dice il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca davanti alla commissione antimafia – Ho ricevuto attacchi sproporzionati. Ciò che è intollerabile è che si attacchi il giudice. Il giudice no. Questo è un salto di livello sproporzionato, soprattutto perché non vi è il minimo fondamento per attaccare il giudice”. A Palazzo San Macuto si torna a parlare delle indagini della procura di Caltanissetta sul filone “mafia e appalti” e delle polemiche seguite all’archiviazione del gip Santi Bologna, criticato dall’ex procuratore di Palermo Roberto Scarpinato, componente della commissione parlamentare antimafia, chiamato in causa dai magistrati di Caltanissetta per “un’attività depistante” a proposito di un dialogo con il collega Gioacchino Natoli, che doveva essere sentito in commissione antimafia. A proposito di questo dialogo intercettato dice pure, per rispondere a una domanda del senatore De Raho, del Movimento Cinque Stelle: “Natoli e Scarpinato hanno concordato tutto: il contenuto della memoria da depositare, le dichiarazioni che avrebbe dovuto fare Natoli in Antimafia e persino la strategia da adottare”. Il procuratore De Luca dice senza mezzi termini: “Il senatore Scarpinato ha fatto un inquinamento ad ampio raggio”.
Nel suo intervento introduttivo, il magistrato ricorda che “l’associazione nazionale magistrati di Caltanissetta ha definito le espressioni di Scarpinato come travalicanti il diritto di critica”.
Nel suo intervento in commissione antimafia, il procuratore di Caltanissetta ribadisce che “il filone mafia e appalti è stato concausa delle stragi Falcone e Borsellino”. “Concausa”, ribadisce De Luca: “Si continua a indagare anche sui filoni dell’agenda rossa, della massoneria e della pista nera”. Sulla pista nera, il procuratore De Luca ribadisce: “Davanti a questa commissione ho già detto che il filone per noi non è chiuso e che continueremo ad approfondire l’argomento. Quello che abbiamo detto e che io ripeto è che l’indagine portata avanti dalla procura generale di Palermo, nella persona dell’attuale senatore Roberto Scarpinato, con riferimento a Stefano Delle Chiaie, secondo le dichiarazioni di Maria Romeo e di presunte affermazioni di Alberto Lo Cicero, in colloquio investigativi, è zero tagliato. Anzi zero tagliato non è esatto, devo rettificare. E’ zero tagliato in base alla scala Kelvin e non a quella Celsius. Si tratta di meno 273,31 gradi, il freddo assoluto”.”

20 ottobre 2026 – Stragi, De Luca: filone pista nera non è chiuso

 

L’audizione del procuratore Caltanissetta in antimafia “Il filone pista nera non è chiuso. L’indagine invece portata avanti dalla procura generale di Palermo nella persona dell’attuale senatore Roberto Scarpinato, con riferimento a Stefano Delle Chiaie, secondo le dichiarazioni di Maria Romeo e le presunte affermazioni di Alberto Lo Cicero, in colloqui investigativi vale più che zero tagliato, è il freddo assoluto”. Lo ha detto il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, nel corso della sua audizione in commissione antimafia, nell’ambito del filone d’inchiesta sulla strage di via D’Amelio. Comunque – ha proseguito – “già in tre audizioni, in un comunicato stampa e in quello che abbiamo scritto nella richiesta di archiviazione”, la procura di Caltanissetta ha chiarito che “mafia-appalti è concausa delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Quindi non escludiamo altre cause e altri moventi”. Rispetto agli attacchi subiti il procuratore ha spiegato: “Sono stato tollerante nei confronti di attacchi veementi contro la mia persona”, ma quello che è “intollerabile è che si attacchi il giudice, è un salto di livello sproporzionato”. Quindi ha detto: “La magistratura di Caltanissetta è insorta perché tutti conoscono Santi Bologna, un giudice non schierato, imparziale. Per attaccare un giudice ci vogliono delle prove. Qui abbiamo la prova della sua imparzialità Roma, (askanews) –


20 ottobre 2026 – Mafia-appalti, il procuratore De Luca in Antimafia: «Da Scarpinato un attacco irricevibile al gip». E avverte: «Si è creato un precedente pericolosissimo>

 

Mafia-appalti, il procuratore De Luca in Antimafia: «Da Scarpinato un attacco irricevibile al gip». E avverte: «Si è creato un precedente pericolosissimo>
Il procuratore di Caltanissetta difende il gip Santi Bologna, che nell’archiviazione aveva definito «depistante» l’attività dell’ex magistrato, oggi senatore. «Chi diceva di difendere l’indipendenza della magistratura ora la fa pagare ai giudici»
«A parere del gruppo che io coordino, a parere della Procura di Caltanissetta, a parere di tutti i magistrati del distretto di Caltanissetta, a parere del Consiglio superiore della magistratura, è avvenuto un attacco irricevibile». Lo ha detto oggi il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca in audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia. Il riferimento è al senatore Roberto Scarpinato, ex magistrato, che ha criticato duramente il gip di Caltanissetta Santi Bologna. Nel provvedimento di archiviazione dell’inchiesta


20 ottobre 2026 Stragi, scontro De Luca-Scarpinato: «Lui e Natoli hanno concordato tutto»

 

Il filone mafia-appalti è una «concausa» delle stragi di Capaci e via D’Amelio, ma non l’unica. A ribadirlo davanti alla Commissione nazionale antimafia è il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, che ha chiarito come la richiesta di archiviazione elencherà tutti i filoni ancora aperti: oltre a mafia-appalti, l’agenda rossa e la massoneria. Resta aperta, ha aggiunto, anche la cosiddetta «pista nera», che «continueremo ad approfondire».
Su quest’ultima il magistrato ha usato toni sferzanti. L’indagine condotta dalla Procura generale di Palermo, all’epoca con Roberto Scarpinato (oggi senatore del Movimento 5 Stelle), sul ruolo di Stefano Delle Chiaie, esponente di Avanguardia Nazionale, è «zero tagliato». Poi la rettifica ironica: «Zero tagliato non è esatto: lo è in base alla scala Kelvin e non a quella Celsius. Il freddo assoluto». De Luca ha anche sostenuto che quell’indagine sarebbe stata svolta in violazione dell’articolo 11 del codice di procedura penale, perché la competenza funzionale sui reati che coinvolgono magistrati spetta a Caltanissetta. Ha inoltre annunciato la richiesta al Procuratore nazionale antimafia delle trascrizioni integrali dei colloqui investigativi del 2007 tra il magistrato Gianfranco Donadio e il collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero, che dimostrerebbero, a suo dire, «l’inconsistenza delle dichiarazioni».
Il passaggio più duro riguarda Scarpinato e l’ex collega Gioacchino Natoli. Secondo De Luca, i due avrebbero «concordato tutto», compresa la strategia da adottare in Commissione: «seppellire di carte» la presidente Chiara Colosimo e scegliere quali persone far audire. Per il procuratore si tratterebbe di un «inquinamento probatorio ad ampio raggio», che interessa la Procura perché «inquina il materiale» del procedimento sulla strage di via D’Amelio.
De Luca ha poi difeso il gip Santi Bologna, che nel provvedimento di archiviazione di inizio ottobre aveva definito «depistante» l’attività di Scarpinato in relazione ad alcune intercettazioni con Natoli prima dell’audizione di quest’ultimo. Il senatore ha respinto le accuse parlando di «falsità» e «bullismo politico». «Un attacco di una virulenza che poche volte si era visto», ha detto De Luca, annunciando che il suo ufficio continuerà a non querelare i giornalisti. Infine la stoccata all’Anm: la giunta nazionale, ha osservato, non si sarebbe ancora espressa perché, «secondo fonti attendibili», difende solo i magistrati attaccati dal governo. Un criterio che il procuratore definisce «discutibile». Solidarietà al gip era arrivata dall’Anm di Caltanissetta e dal Csm, che ha aperto due pratiche a tutela. LA SICILIA


20 ottobre 2026 – Pg De Luca, indagine avviata da Scarpinato su Delle Chiaie è zero assoluto

 

​”Già in tre audizioni, in un comunicato stampa e in quello che abbiamo scritto nella richiesta di archiviazione”, la procura di Caltanissetta ha chiarito che “mafia-appalti è concausa delle stragi di Capaci e Via D’Amelio.
Quindi non escludiamo altre cause e altri moventi”.
Lo dice il procuratore Salvatore De Luca durante un’audizione alla Commissione nazionale antimafia. “Nella richiesta di archiviazione si elencheranno tutti i filoni di indagine ancora aperti da questa procura, oltre a mafia-appalti, agenda rossa e massoneria”, ha aggiunto. Ed “ho già detto che il filone pista nera non è chiuso e continueremo ad approfondire l’argomento”.
“Quello che abbiamo detto e che io ripeto è che l’indagine portata avanti dalla procura generale di Palermo nella persona dell’attuale senatore Roberto Scarpinato, con riferimento a Stefano Delle Chiaie”, è “zero tagliato, anzi il freddo assoluto”.    ANSA


20 ottobre 2026 – Stragi, De Luca: filone pista nera non è chiuso L’audizione del procuratore Caltanissetta in antimafia

 

“Il filone pista nera non è chiuso. L’indagine invece portata avanti dalla procura generale di Palermo nella persona dell’attuale senatore Roberto Scarpinato, con riferimento a Stefano Delle Chiaie, secondo le dichiarazioni di Maria Romeo e le presunte affermazioni di Alberto Lo Cicero, in colloqui investigativi vale più che zero tagliato, è il freddo assoluto”. Lo ha detto il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, nel corso della sua audizione in commissione antimafia, nell’ambito del filone d’inchiesta sulla strage di via D’Amelio. Comunque – ha proseguito – “già in tre audizioni, in un comunicato stampa e in quello che abbiamo scritto nella richiesta di archiviazione”, la procura di Caltanissetta ha chiarito che “mafia-appalti è concausa delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Quindi non escludiamo altre cause e altri moventi”. Rispetto agli attacchi subiti il procuratore ha spiegato: “Sono stato tollerante nei confronti di attacchi veementi contro la mia persona”, ma quello che è “intollerabile è che si attacchi il giudice, è un salto di livello sproporzionato”. Quindi ha detto: “La magistratura di Caltanissetta è insorta perché tutti conoscono Santi Bologna, un giudice non schierato, imparziale. Per attaccare un giudice ci vogliono delle prove. Qui abbiamo la prova della sua imparzialità” (askanews) –


20 ottobre 2026  Caso Scarpinato, De Luca: «Intollerabile che si attacchi il giudice». E sulla mancata solidarietà dall’Anm dice: «Difende i magistrati attaccati solamente dal governo»

​

Non è ancora arrivata la solidarietà dell’Anm al giudice Santi Bologna. Dopo le critiche ricevute dal senatore Roberto Scarpinato, in seguito all’archiviazione dell’inchiesta ‘mafia e appalti’, il gip di Caltanissetta ha infatti ricevuto la vicinanza dell’Anm di Caltanissetta e di altri magistrati, ma “manca solo la giunta nazionale dell’Anm, che secondo fonti attendibili lo fa solo per coerenza, perché applica un criterio che a noi appare piuttosto discutibile, cioè che difende i magistrati attaccati solamente dal governo. Non solo da questo governo, ma parlo di tutti i governi. Non riesco a comprenderlo. Il criterio ci lascia molto perplessi, ma se questo è il criterio ne prendiamo atto. L’anm di Caltanissetta a un certo punto non ha potuto tacere”. Lo ha detto il Procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca davanti alla Commissione nazionale antimafia.

Gli attacchi Scarpinato al gip Bologna, salto di livello

Il pm De Luca ha spiegato che si aspettava “gli attacchi alla mia persona, quando ho capito dove si andava a parare con le nostre indagini. Ho ricevuto attacchi sproporzionati. Ciò che è intollerabile è che si attacchi il giudice. Il giudice no. Questo è un salto di livello sproporzionato, soprattutto perché non vi è il minimo fondamento per attaccare il giudice. La magistratura di Caltanissetta è insorta perché tutti conoscono il gip Santi Bologna come giudice non schierato, assolutamente imparziale che non ha mai dato adito ad alcun sospetto di essere collaterale ad alcun potere. Mi sono preoccupato come magistrato e come cittadino. Io tra un anno e mezzo vado in pensione e la mia preoccupazione rimane quella del cittadino. E’ stato un attacco di una virulenza che poche volte si era visto in passato, specie da parte di chi aveva sempre sbandierato di essere accanto ai giudici attaccati dal potere politico”.

L’attività depistante

Il riferimento del magistrato nel corso dell’audizione è al senatore Roberto Scarpinato che, prima in una nota e poi con un video, ha criticato il gip Santi Bologna che nel provvedimento di archiviazione ‘Mafia e appalti’ aveva definito il suo atteggiamento ‘depistante’. In particolare, Il Gip del Tribunale di Caltanissetta, Santi Bologna, ha depositato a inizio ottobre 2026 un provvedimento in cui definisce “attività depistante” la condotta del senatore del Movimento 5 Stelle ed ex magistrato Roberto Scarpinato. L’accusa si riferisce ad alcune intercettazioni telefoniche tra Scarpinato e l’ex collega Gioacchino Natoli prima dell’audizione di quest’ultimo in Commissione Antimafia. Scarpinato ha respinto con forza le affermazioni definendole “falsità” e “bullismo politico”.

Stragi di mafia e la “pista nera”

Davanti ai componenti della commissione bicamerale presieduta dalla deputata Chiara Colosimo, De Luca ha parlato anche della cosiddetta ‘pista nera’ per le stragi mafiose, sottolineando che “Davanti a questa Commissione ho già detto che il filone per noi non è chiuso e che continueremo ad approfondire l’argomento. Quello che abbiamo detto e che io ripeto è che l’indagine portata avanti dalla Procura generale di Palermo, nella persona dell’attuale senatore Roberto Scarpinato, con riferimento a Stefano Delle Chiaie, secondo le dichiarazioni di Maria Romeo e di presunte affermazioni di Alberto Locicero, in colloquio investigativi è zero tagliato. Anzi zero tagliato non è esatto, devo rettificare. E’ zero tagliato in base alla scala Kelvin e non a quella Celsius. Si tratta di meno 273,31°, il freddo assoluto”. Ha denunciato il Procuratore di Caltanissetta.

Indagine fatta in violazione del codice penale

“Si tratta di un’indagine che è stata fatta in aperta violazione dell’articolo 11 del codice di procedura penale, che riguarda la competenza funzionale, non la competenza territoriale. Per carità anche la competenza territoriale va rispettata però in magistratura che è una maggiore elasticità sulla competenza territoriale, la competenza funzionale è un muro invalicabile. La competenza funzionale sarebbe quella di Caltanissetta in relazione a reati che riguardano i magistrati o come indagati o come vitti persone offese come nel caso delle stragi”, ha concluso.


20 ottobre 2026 – Antimafia, il procuratore De Luca contro Scarpinato e Anm: “Al gip attacchi di una virulenza mai vista in passato”

 

La denuncia del pm in audizione davanti alla Commissione Antimafia: “È stato un attacco di una virulenza che poche volte si era visto in passato, specie da parte di chi aveva sempre sbandierato di essere accanto ai giudici attaccati dal potere politico”

 

Prima le intercettazioni con l’ex collega Gioacchino Natoli, poi il provvedimento giudiziario che definisce “depistante” la sua condotta. Infine, gli attacchi al giudice che ha firmato quell’atto. È uno scontro duro quello che vede protagonista Roberto Scarpinato, ex membro del pool antimafia e oggi senatore del Movimento 5 Stelle, finito al centro delle polemiche dopo l’archiviazione dell’inchiesta sul filone caro al giudice Paolo Borsellino, quello di “Mafia e appalti”. A denunciare la gravità della situazione è stato il procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, durante l’audizione davanti alla Commissione parlamentare Antimafia.
Parole rivolte non solo a Scarpinato, ma anche ai vertici dell’Associazione nazionale magistrati, accusati di essere rimasti in silenzio. Al centro della vicenda c’è il provvedimento depositato all’inizio di ottobre dal gip Santi Bologna. Nell’atto il giudice ha definito “attività depistante” la condotta di Scarpinato, facendo riferimento ad alcune conversazioni intercettate tra il senatore pentastellato e l’ex magistrato Gioacchino Natoli, avvenute prima dell’audizione di quest’ultimo in Antimafia. I due, che si erano anche incontrati, come Il Giornale aveva raccontato in esclusiva, avevano avuto diverse interlocuzioni per concordare gli argomenti che dovevano essere affrontati davanti alla commissione bicamerale presieduta da Chiara Colosimo.
Scarpinato ha respinto le affermazioni contenute nel provvedimento, definendole “falsità” e “bullismo politico”. Prima una nota, poi un video per contestare le valutazioni del gip. Una reazione che ha provocato la durissima presa di posizione del procuratore De Luca: “Mi aspettavo gli attacchi alla mia persona, quando ho capito dove si andava a parare con le nostre indagini. Ho ricevuto attacchi sproporzionati. Ciò che è intollerabile è che si attacchi il giudice. Il giudice no”, ha dichiarato davanti alla Commissione.
Per De Luca quello di Scarpinato rappresenta un salto di livello senza precedenti: “Questo è un salto di livello sproporzionato, soprattutto perché non vi è il minimo fondamento per attaccare il giudice”, ha sottolineato, ricordando che Santi Bologna è conosciuto negli ambienti giudiziari come un magistrato “non schierato, assolutamente imparziale che non ha mai dato adito ad alcun sospetto di essere collaterale ad alcun potere”. Poi le affermazioni sul passato di Scarpinato e le sue battaglie pubbliche in difesa delle toghe: “È stato un attacco di una virulenza che poche volte si era visto in passato, specie da parte di chi aveva sempre sbandierato di essere accanto ai giudici attaccati dal potere politico”. Il paradosso sta nel fatto che un ex magistrato, oggi esponente del Movimento 5 Stelle, attacchi pubblicamente un giudice dopo che quest’ultimo ha espresso valutazioni durissime sulla sua condotta in un provvedimento giudiziario.


Ritorna lo “zero tagliato” ma spostato… Ma poi la “con”-causa abbinata a cosa? Ogni volta questo suffisso “con-” non viene mai chiarito… Ma viene sempre ribadito il mafia e appalti. In compenso

Stragi, De Luca: filone pista nera non è chiuso L’audizione del procuratore Caltanissetta in antimafia Roma, 20 ott. (askanews) – “Il filone pista nera non è chiuso. L’indagine invece portata avanti dalla procura generale di Palermo nella persona dell’attuale senatore Roberto Scarpinato, con riferimento a Stefano Delle Chiaie, secondo le dichiarazioni di Maria Romeo e le presunte affermazioni di Alberto Lo Cicero, in colloqui investigativi vale più che zero tagliato, è il freddo assoluto”. Lo ha detto il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, nel corso della sua audizione in commissione antimafia, nell’ambito del filone d’inchiesta sulla strage di via D’Amelio. Comunque – ha proseguito – “già in tre audizioni, in un comunicato stampa e in quello che abbiamo scritto nella richiesta di archiviazione”, la procura di Caltanissetta ha chiarito che “mafia-appalti è concausa delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Quindi non escludiamo altre cause e altri moventi”. Rispetto agli attacchi subiti il procuratore ha spiegato: “Sono stato tollerante nei confronti di attacchi veementi contro la mia persona”, ma quello che è “intollerabile è che si attacchi il giudice, è un salto di livello sproporzionato”. Quindi ha detto: “La magistratura di Caltanissetta è insorta perché tutti conoscono Santi Bologna, un giudice non schierato, imparziale. Per attaccare un giudice ci vogliono delle prove. Qui abbiamo la prova.


20 ottobre 2026 Stragi: De Luca, indagini proseguono; nostro lavoro non concluso 

De Luca, indagini proseguono; nostro lavoro non concluso = (AGI) – Palermo, 20 ott. – “Mafia e appalti e’ concausa. Stiamo proseguendo le indagini su massoneria, agenda rossa e pista nera. La pista nera e’ tutta da verificare e lo faremo. Escludo l’indagine che si basa sulle dichiarazioni di Maria Romeo e sulla presenza di Stefano Delle Chiaie. Quella pista non ha nessun valore. Non lo dico io ma lo dice il Gip. E’ il giudice che dice che la pista su Delle Chiaie e’ assolutamente inconsistente. Non sono venuto qua a dire che abbiamo finito il nostro lavoro. L’ho detto piu’ volte. Sulla posizione di Paolo Bellini c’e’ ancora tanto da fare ma allo stato ho ritenuto di chiedere l’archiviazione e se sopravvengono elementi utili si riapre. Chiaramente decide il Gip con nuovi temi di indagini”. E’ quanto ha affermato il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, nel corso della sua audizione in commissione nazionale antimafia, nell’ambito del filone d’inchiesta sulla strage di via D’Amelio. (AGI)


Il Pg De Luca: intollerabili gli attacchi al giudice Santi Bologna

​

«Sono stato tollerante nei confronti di attacchi veementi contro la mia persona», ma quello che è «intollerabile è che si attacchi il giudice, è un salto di livello sproporzionato». Lo dice il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca durante un’audizione alla Commissione nazionale antimafia, parlando degli attacchi ricevuti dal gip Santi Bologna dopo aver archiviato il filone d’inchiesta, a carico di ignoti, sulle stragi di Capaci e Via D’Amelio, che riguardava la pista mafia-appalti.
«Non vi è il minimo fondamento per attaccare il giudice Santi Bologna, non c’è nessun sospetto che sia collaterale ad alcun potere, è assolutamente imparziale», ha aggiunto De Luca: «È un attacco di una virulenza mai vista da parte di chi aveva sempre sbandierato di essere accanto ai giudici attaccati dal potere politico e si era schierato per l’indipendenza e autonomia della magistratura». De Luca è ascoltato insieme con i tre sostituti, Claudia Pasciuti, Davide Spina e Nadia Caruso ed il procuratore aggiunto Pasquale Pacifico.
«Già in tre audizioni, in un comunicato stampa e in quello che abbiamo scritto nella richiesta di archiviazione», la procura di Caltanissetta ha chiarito che «mafia-appalti è concausa delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Quindi non escludiamo altre cause e altri moventi». Lo dice il procuratore Salvatore De Luca durante un’audizione alla Commissione nazionale antimafia.
«Nella richiesta di archiviazione si elencheranno tutti i filoni di indagine ancora aperti da questa procura, oltre a mafia-appalti, agenda rossa e massoneria», ha aggiunto. Ed «ho già detto che il filone pista nera non è chiuso e continueremo ad approfondire l’argomento». «Quello che abbiamo detto e che io ripeto è che l’indagine portata avanti dalla procura generale di Palermo nella persona dell’attuale senatore Roberto Scarpinato, con riferimento a Stefano Delle Chiaie», è «zero tagliato, anzi il freddo assoluto».


20 ottobre 2026 Il Pg De Luca: intollerabili gli attacchi al giudice Santi Bologna

​
«Sono stato tollerante nei confronti di attacchi veementi contro la mia persona», ma quello che è «intollerabile è che si attacchi il giudice, è un salto di livello sproporzionato». Lo dice il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca durante un’audizione alla Commissione nazionale antimafia, parlando degli attacchi ricevuti dal gip Santi Bologna dopo aver archiviato il filone d’inchiesta, a carico di ignoti, sulle stragi di Capaci e Via D’Amelio, che riguardava la pista mafia-appalti.
«Non vi è il minimo fondamento per attaccare il giudice Santi Bologna, non c’è nessun sospetto che sia collaterale ad alcun potere, è assolutamente imparziale», ha aggiunto De Luca: «È un attacco di una virulenza mai vista da parte di chi aveva sempre sbandierato di essere accanto ai giudici attaccati dal potere politico e si era schierato per l’indipendenza e autonomia della magistratura». De Luca è ascoltato insieme con i tre sostituti, Claudia Pasciuti, Davide Spina e Nadia Caruso ed il procuratore aggiunto Pasquale Pacifico.
«Già in tre audizioni, in un comunicato stampa e in quello che abbiamo scritto nella richiesta di archiviazione», la procura di Caltanissetta ha chiarito che «mafia-appalti è concausa delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Quindi non escludiamo altre cause e altri moventi». Lo dice il procuratore Salvatore De Luca durante un’audizione alla Commissione nazionale antimafia.
«Nella richiesta di archiviazione si elencheranno tutti i filoni di indagine ancora aperti da questa procura, oltre a mafia-appalti, agenda rossa e massoneria», ha aggiunto. Ed «ho già detto che il filone pista nera non è chiuso e continueremo ad approfondire l’argomento». «Quello che abbiamo detto e che io ripeto è che l’indagine portata avanti dalla procura generale di Palermo nella persona dell’attuale senatore Roberto Scarpinato, con riferimento a Stefano Delle Chiaie», è «zero tagliato, anzi il freddo assoluto». GIORNALE DI SICILIA


La POLITICA

 

20.10.2026 Comunicato Senatore Roberto SCARPINATO



20 ottobre 2026 –  PD – Verini: “Dopo audizione De Luca, avanti su mafia-appalti, piste nere, ruolo politica”

Al termine dell’audizione in Antimafia del Procuratore di Caltanissetta De Luca, una valutazione a caldo. Credo siano emersi chiaramente alcuni fatti. Primo. Al di là e oltre i giusti provvedimenti della Cassazione, si deve ancora indagare sul filone piste nere e rapporti tra mafie e destra eversiva. Dallo ‘zero tagliato’ dal quale si era partiti, mi pare un risultato significativo. Secondo. Grazie e oltre il decreto di archiviazione del GIP, con una chiarezza che non c’era stata in precedenza (anche per le strumentalizzazioni della destra) è stato confermato come il filone ‘mafia e appalti’ sia stato una ‘concausa’ e non la causa’ che produsse le stragi di Via D’Amelio e Capaci. Lo dicevamo da sempre. Del resto, negli anni dello stragismo, di Velabro, San Giovanni, Via Palestro, Via dei Georgofili, mancato attentato presso l’Olimpico, come si fa a non continuare a scavare sui rapporti tra mafie, eversione nera, settori della massoneria e della politica che potevano muoversi in sintonia per condizionare il corso della vita democratica del Paese? Secondo me, il teorema di questa destra, tesa a riscrivere la storia del Paese di quegli anni, a delegittimare magistrati antimafia, ha subito un colpo”. Così parlando con i giornalisti, Walter Verini, Capogruppo Pd in Antimafia.


20 ottobre 2026 MOVIMENTO 5 STELLE *PARLAMENTO: «ANTIMAFIA, M5S: IN COMMISSIONE MONTAGNA DI RICOSTRUZIONI SBAGLIATE IN CLIMA INDECENTE, TRA RISATINE E BATTUTINE»

​

I componenti M5S della commissione Antimafia Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho e Michele Gubitosa hanno denunciato il clima in cui si è svolta l’audizione del procuratore De Luca, definendolo intollerabile. Secondo i pentastellati, la maggioranza politica ha trasformato la seduta in una sorta di riunione di partito, caratterizzata da battutine, risate malcelate e ammiccamenti.
La presidenza avrebbe diretto i lavori come una segretaria di partito, con attacchi unidirezionali e sguaiati rivolti verso l’ex magistrato di primissimo valore e attuale senatore Roberto Scarpinato. I rappresentanti del M5S hanno sottolineato come questa sia la cifra della serietà del lavoro svolto in questa commissione, destinata a passare alla storia per aver umiliato una storica e importantissima istituzione.
Gli esponenti del Movimento hanno evidenziato una montagna di omissioni, cattive ricostruzioni ed esposizioni scadenti sulla Strage di via D’Amelio emerse nel corso dell’audizione, sia nelle domande che nelle risposte. Per continuare a sostenere che la strage sia stata commessa per fermare l’indagine mafia-appalti, si stavolgerebbe la realtà.
I pentastellati hanno contestato l’affermazione secondo cui nella riunione del 14 luglio 1992, alla presenza di Borsellino, non si parlò dell’archiviazione parziale dell’indagine, basandosi sul fatto che i magistrati auditi al Csm a fine luglio 1992 non abbiano esplicitamente detto che se ne parlò. Chi conosce i fatti sa che all’epoca a nessuno interessava quel punto, proprio perché attribuire a mafia-appalti l’uccisione di Borsellino era assurdo allora come lo è oggi.
Il M5S ha ricordato in commissione che lo stesso procuratore De Luca, in una precedente audizione, aveva completamente omesso che un gip, Grazia Luparello, aveva severamente bacchettato la procura sull’ostinazione su mafia-appalti e invitato invece la procura a fare grandi approfondimenti sulla cosiddetta pista nera.
I componenti pentastellati hanno fatto notare al procuratore De Luca come l’accusa di depistaggio mossa al senatore Scarpinato sia del tutto infondata. Scarpinato al telefono invitava Natoli a riferire in commissione una verità e, come svelato dal Fatto Quotidiano, la stessa circostanza che aveva raccontato a Scarpinato era stata riferita in precedenza da Natoli anche all’ex magistrato Ingroia. Natoli ricordava che alla riunione della procura di Palermo del 14 luglio 1992, alla quale aveva preso parte, si era parlato della archiviazione di un filone di mafia-appalti, alla presenza di Borsellino.
Secondo il M5S, la ricostruzione del procuratore De Luca è errata. Scarpinato e Natoli al telefono non concordavano alcuna falsità, nessuna bugia, nessun indirizzo sbagliato. È molto chiaro come si premurassero di ricostruire con cura i fatti per come si sono svolti, di rintracciare testimoni e documenti che confermassero la rigorosa ricostruzione dei fatti. Continuare a negarlo ancora oggi, dopo che sono stati portati tutti gli elementi necessari per dimostrarlo, è stato definito francamente inaccettabile.
Infine, i rappresentanti del Movimento hanno fatto notare al procuratore De Luca che in violazione del Codice di procedura penale il suo ufficio ha fatto trascrivere le intercettazioni tra Natoli e Scarpinato che non avevano alcuna rilevanza penale, nelle quali si chiacchierava dei più disparati temi di attualità politica. Anche su questo come su altro, le risposte sono state quantomeno evasive. OPINIONE


20 ottobre 2026 – Antimafia: depistaggi e indagini senza fondamento, Scarpinato si dimetta – FDI

“Le gravissime parole pronunciate oggi in commissione Antimafia dal Procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, confermano punto per punto tutto ciò che Fratelli d’Italia denuncia da oltre due anni sul caso Scarpinato e mettono una pietra tombale sull’ipocrisia del Movimento 5 Stelle. Definire ‘intollerabile’ e un ‘salto di livello sproporzionato’ e di inaudita virulenza l’attacco sferrato dal senatore Roberto Scarpinato contro il Gip del Tribunale di Caltanissetta, Santi Bologna certifica lo spettacolo indegno di chi, dopo aver sbandierato per una vita la difesa dei giudici dal potere politico, oggi usa il proprio scranno parlamentare per aggredire e delegittimare un giudice della Repubblica solo perché ha avuto il coraggio di scrivere la verità. Continuiamo a ribadire che il senatore Scarpinato ha il dovere morale e istituzionale di risolvere l’enorme conflitto di interessi che lo vede protagonista in Commissione Antimafia”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Raoul Russo, capogruppo nella commissione Antimafia.
“Le parole pronunciate oggi in commissione Antimafia dal Procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, spazzano via la narrazione del Movimento 5 Stelle sulla cosiddetta ‘pista nera’ e inchiodano Roberto Scarpinato alle sue responsabilità. Ma soprattutto conferma la correttezza e la bontà del lavoro della commissione Antimafia presieduta da Chiara Colosimo che sulla ‘pista nera’ ci aveva visto giusto.
Infatti, il Procuratore ha chiarito in modo inequivocabile che per la Procura nissena il filone in sé non è chiuso e ha una sua dignità se sorretto da elementi individualizzanti, ma ciò che vale ‘zero assoluto, meno 273,31 gradi della scala Kelvin’ è proprio la specifica indagine portata avanti dall’allora Procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, basata sulle dichiarazioni prive di riscontri di Maria Romeo su Stefano Delle Chiaie e su presunte affermazioni che Alberto Lo Cicero non ha mai nemmeno reso alla polizia giudiziaria. Un’indagine sul nulla che, come ha denunciato lo stesso De Luca, Scarpinato ha condotto ‘in aperta violazione dell’articolo 11 del codice di procedura penale’, infrangendo il muro invalicabile della competenza funzionale che sulle stragi in cui furono uccisi i magistrati Falcone e Borsellino spettava esclusivamente a Caltanissetta”, afferma il deputato di Fratelli d’Italia, Saverio Congedo. 
“Il Procuratore ha certificato che Scarpinato e l’ex collega indagato Gioacchino Natoli ‘hanno concordato tutto’: hanno concordato a tavolino la strategia da adottare in Commissione Antimafia, hanno concordato quali persone chiedere di audire e hanno pianificato di ‘seppellire di carte la presidente Chiara Colosimo’. Non si è trattato affatto di una normale conversazione, ma di un vero e proprio ‘inquinamento probatorio ad ampio raggio’ che va a inquinare direttamente il materiale del procedimento giudiziario sulla strage di via D’Amelio.
È un fatto di una gravità senza precedenti: un componente della commissione Antimafia ha utilizzato il proprio ruolo parlamentare per pilotare i lavori della commissione, ostacolare la presidente Colosimo e inquinare le prove di un’indagine della Procura di Caltanissetta sull’eccidio di Paolo Borsellino. Giuseppe Conte non può più restare in silenzio di fronte a questo scempio: Scarpinato si dimetta immediatamente dall’Antimafia e venga a riferire come audito davanti al Parlamento”, conclude il deputato di Fratelli d’Italia, Sara Kelany.

 

 

STRAGE VIA D’AMELIO 🟥 Il procuratore DE LUCA in Antimafia: “SCARPINATO ha fatto inquinamento probatorio ad ampio raggio”