Salvatore Borsellino stringe la mano all’ex boss santapaoliano: «Mi ha detto che la pena se la meritava»

 

Faccia a faccia tra il fondatore del movimento Agende rosse e Marcello D’Agata: «Incontrarlo un’incredibile esperienza»

LA SICILIA 7 novembre 2026

Un faccia a faccia che fino a pochi anni fa sarebbe parso impensabile, sospeso tra il peso della memoria e la vertigine del riscatto. A Milano, Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo ucciso nella strage di via D’Amelio, si è seduto allo stesso tavolo con Marcello D’Agata, ex boss di spicco del clan catanese Santapaola: un dialogo intenso tra chi ha perso tutto per mano della mafia e chi, recluso a Opera, ha intrapreso un cammino di redenzione che ha spinto Borsellino a definire il confronto «un’esperienza umana incredibile».

L’incontro si è svolto sotto forma di dialogo al Centro territoriale sociale di Corso Garibaldi ed è stato organizzato dall’associazione “dEntrofUoriars”, che si occupa del reinserimento dei detenuti e dall’associazione Peppino Impastato e Adriana Castelli.

«Per me è stata un’esperienza umana incredibile vedere una persona che, come lui, addirittura dice che la pena se la meritava e che non ha collaborato con la giustizia proprio per scontarla fino alla fine. Non lo credevo – ha aggiunto Borsellino – ed è un caso rarissimo, sembra quasi irreale, che il carcere poteva ottenere questi effetti. Evidentemente ha avuto fortuna. È capitato in un carcere dove ha avuto la possibilità di fare questo percorso».

Durante l’incontro Borsellino ha ricordato come da piccoli lui e il fratello Paolo giocassero a pallone nel quartiere della Kalsa di Palermo con bambini che avevano preso strade nettamente diverse: chi è riuscito a farsi una vita normale e chi invece è stato poi reclutato dalla criminalità organizzata a causa della povertà e dell’ignoranza.

«Oggi a Palermo, quartieri come Brancaccio e lo Zen, sono ancora molto poveri ed è nella povertà e nel bisogno che la criminalità va a pescare i suoi adepti. Purtroppo tanti bambini oggi prendono ancora quella strada. È per questo che ho voluto citare la Casa di Paolo, che è una casa di accoglienza, dove noi accogliamo alcuni di quei bambini e gli diamo la possibilità di sognare». Borsellino ha poi concluso puntualizzando che certe situazioni non si vivono soltanto al Sud: «È anche nei quartieri delle periferie delle grandi città come Milano che la criminalità organizzata va a cercare. Non è una questione di natura, perché non si nasce delinquenti. Purtroppo lo si diventa se la vita ci fa percorrere quelle strade e Marcello D’Agata ne è una dimostrazione».

Dai campetti di terra battuta della Kalsa, dunque, fino a una sala di Corso Garibaldi a Milano per stringere la mano a un ex colonnello di Cosa nostra che ha scelto di rinnegare il proprio passato.

 

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