Il VALORE di una SCELTA
Ci sono decisioni amministrative che restano confinate negli atti di un Comune, e altre che diventano un messaggio politico e civile. L’intitolazione della Biblioteca civica di Como a Paolo Borsellino, avvenuta l’8 aprile 2019 alla presenza della dottoressa Fiammetta Borsellino, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. È il punto d’arrivo di un percorso iniziato nel marzo 2018 dal Centro Studi Sociali contro le Mafie – Progetto San Francesco, un cammino non privo di ostacoli ma sostenuto da una convinzione semplice e radicale: la memoria è un dovere, non un rito.
Alla base della proposta c’era una frase che Paolo Borsellino ripeteva spesso: «Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente misteriosa mafia svanirà come un incubo».
Non un motto, ma una strategia. Non un auspicio, ma un compito. Perché la lotta alla mafia non si esaurisce nelle aule dei tribunali: si gioca nelle scuole, nelle biblioteche, nei luoghi dove si formano coscienze e si costruisce cittadinanza.
A più di trent’anni dalla strage di via D’Amelio, la verità giudiziaria resta incompleta. Sei processi, altrettanti appelli, sentenze di Cassazione e un procedimento ancora in corso non hanno ancora restituito un quadro definitivo ai familiari delle vittime e al Paese.
I depistaggi compiuti da uomini delle istituzioni – denunciati con coraggio da Fiammetta Borsellino e riconosciuti dal processo Borsellino quater – hanno aperto un capitolo doloroso e necessario.
In questo scenario, la scelta del sindaco Mario Landriscina e della Giunta comunale di accogliere la proposta del Centro Studi assume un significato che va oltre la toponomastica: è un atto di responsabilità pubblica.
Intitolare una biblioteca a Paolo Borsellino significa affermare che la cultura è il primo antidoto alla criminalità organizzata. Significa dire che Como non si limita a commemorare, ma prende posizione. È un gesto che marca una distanza netta da ogni forma di omertà e che inserisce la città in un percorso di memoria attiva, coerente con la storia repubblicana e con il sacrificio di chi ha servito lo Stato fino all’ultimo giorno.
Nel 25º anniversario della strage, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarellaricordò che Borsellino «ha combattuto la mafia con la determinazione di chi sa che non è un male ineluttabile». E sottolineò come il magistrato fosse consapevole che la repressione penale non basta: occorre diffondere la cultura della legalità, soprattutto tra i giovani. È esattamente questo il cuore della scelta compiuta da Como.
Accanto al profilo professionale, il Centro Studi ha voluto valorizzare anche l’aspetto umano di Borsellino: la caparbietà, l’ironia, la passione, la competenza. Tratti che restituiscono un uomo prima ancora che un simbolo, e che parlano ai ragazzi con una forza che nessuna retorica può sostituire. Perché la memoria funziona solo quando è credibile, quando è incarnata, quando diventa esempio.
L’intitolazione della Biblioteca civica non è dunque un punto d’arrivo, ma un impegno: continuare a educare, continuare a raccontare, continuare a scegliere. Perché la legalità non è un concetto astratto: è una pratica quotidiana. E ogni città, ogni scuola, ogni biblioteca può contribuire a renderla viva.


