14 luglio 1992 â La riunione riservata alla Procura di Palermo sul dossier MafiaâAppalti
Mancano cinque giorni alla strage di via DâAmelio. Paolo Borsellino è un uomo che corre contro il tempo. E al centro di quella corsa câè un fascicolo: il dossier MafiaâAppalti.
La riunione viene convocata per discutere lo stato dellâindagine avviata dal ROS dei Carabinieri nel 1991, un documento che ricostruisce la rete di imprese, politici, funzionari e famiglie mafiose coinvolte nel sistema degli appalti pubblici. Unâindagine che tocca interessi enormi, che si estende dal Nord Italia alla Sicilia, e che secondo Borsellino rappresenta la chiave per comprendere la nuova strategia di Cosa Nostra.
Dalla sentenza processo TRATTATIVA STATO-MAFIA – Corte d’Appello 27 novembre 2022Â
Â
1) i sostituti Teresi, Morvillo e De Francisci dovevano relazionare sulle indagini scaturite dal rinvenimento del c.d. libro mastro dei Madonia e sul racket delle estorsioni, indagini per le quali era stato avanzato il sospetto, tra lâaltro, di una colpevole inerzia che avrebbe propiziato lâomicidio di Libero Grassi;
2) il sostituto Pignatone era chiamato a relazionare sulle indagini per la cattura di grossi latitanti (avuto riguardo alle notizie di stampa che parlavano di occasioni sfumate per la cattura di Riina;
3) i sostituti Lo Forte e Scarpinato avrebbero invece dovuto relazionare sullâindagine mafia e appalti.
Questâultima era giunta in effetti ad uno stadio conclusivo, poichĂŠ da un lato era alle viste lâinizio del dibattimento, fissato per ottobre, nellâambito del procedimento stralcio a carico di Siino Angelo e altri; dallâaltro era giĂ pronta, ma non ancora depositata, la richiesta di archiviazione per le posizioni residue dellâoriginario procedimento nr. 2789/90 N.R. (Il dott. Pignatone ricorda che i colleghi Lo Forte e Scarpinato lâavessero giĂ completata e depositata, e in effetti è cosĂŹ, poichĂŠ la richiesta è datata 13 luglio; ma prima della trasmissione al GIP doveva essere vistata dal procuratore Capo che appose la sua firma solo in data 22 luglio 1992). Nel corso della riunione effettivamente tenutasi alla data prefissata, sullâindagine mafia e appalti relazionò solo il dott. Lo Forte, essendo il dott. Scarpinato assente per sopravvenuti impedimenti familiari.
I ricordi del pm Gozzo
A memoria del dott. Gozzo, fu subito evidente un certo dissenso da parte del dott. Borsellino (âHo visto questo contrasto piĂš che latente, visibileâ), che formulò dei rilievi specifici e in particolare lamentò che non fossero stati acquisiti alcuni atti che erano stati trasmessi o dovevano essere trasmessi dalla procura di Marsala, e che non si rinvenivano allâinterno del fascicolo (âFece questa affermazione: come mai non fossero contenute questa carte allâinterno del processo si trattava di carte che erano state inviate.. alla procura di Marsala â e nella fattispecie dal collega Ingroia, che adesso è anche lui alla procura di Palermo â che era lo stesso processo però a Marsala. Câerano degli sviluppi e quindi erano stati mandati a Palermo e lui si chiedeva come mai non fosse stata seguita la stessa lineaâ).
Sosteneva poi che si profilavano nuovi sviluppi, in relazione alle dichiarazioni di un nuovo pentito, e chiese quindi di rinviare la discussione (in sostanza, per quanto sembra di capire, chiese di differire ogni determinazione finale in ordine a quel procedimento, nelle more di possibili nuove risultanze: e in effetti, la richiesta di archiviazione, giĂ alla firma del procuratore Giammanco, rimase in stand by fino al 22 luglio).
Non è chiaro se il nuovo pentito di cui fece cenno il dott. Borsellino fosse proprio Gaspare Mutolo, oppure Leonardo Messina, al cui primo interrogatorio Borsellino aveva proceduto lo stesso giorno dellâinterrogatorio di Mutolo, e cioè lâ1 luglio 1992, e che in effetti avrebbe fatto ulteriori rivelazioni sul sistema degli appalti e relative ingerenze mafiose, ma anche sul coinvolgimento di politici e le connivenze che facevano prosperare quel sistema.
Ma anche la dott.ssa Sabbatino ricorda che, durante quella riunione, alla domanda che gli fece se fosse in procinto di andare in ferie, Paolo rispose che doveva prima risolvere il problema di un nuovo pentito.
Non sapeva se avrebbe potuto andare a interrogarlo, e se sentirlo da solo o insieme ad altri colleghi: una situazione che richiama le incertezze e le ambasce che affliggevano il dott. Borsellino in relazione al caso Mutolo, posto che non era cambiata la formale assegnazione (ad altri) del relativo fascicolo, e che si manifestarono nel corso dellâinterrogatorio di Mutolo effettivamente assunto due giorni dopo quella riunione dal dott. Borsellino, insieme ai colleghi Lo Forte e Natoli, come confermato da entrambi.
Ed entrambi confermano di avere sostenuto unâinterpretazione della disposizione impartita da Giammanco di coordinarsi con Borsellino per le attivitĂ relative agli interrogatori di Mutolo assolutamente rassicurante quanto alla sua piena legittimazione a coordinare altresĂŹ le indagini che ne fossero scaturite.
La dott.ssa Consiglio, presente pure lei alla riunione del 14 luglio, ha dichiarato che a svolgere la relazione sullâindagine mafia e appalti furono i colleghi che se ne erano occupati (e fa i nomi del dott. Lo Forte e del dott. Pignatone), i quali illustrarono le ragioni che li avevano condotti a richiedere i provvedimenti cautelari che erano stati accolti.
Ha confermato altresĂŹ che il dott. Borsellino si era lamentato del fatto che non fossero state inserite talune carte nel fascicolo del procedimento a carico di Siino Angelo e altri. Ma non può essere piĂš precisa perchĂŠ non conosceva i fatti cui Paolo si riferiva; tuttavia, notò che lâunico a prendere parte attiva a quella discussione a cui noi eravamo solo dei meri spettatori era Paolo Borsellino.
NĂŠ poteva essere altrimenti perchĂŠ si parlava di unâinformativa di 800 pagine sconosciuta a quasi tutti loro (non a lei, però, avendo studiato quel rapporto per la sua connessione con i fatti oggetto di un grosso procedimento per associazione mafiosa, istruito al Tribunale di Termini Imerese, e avente ad oggetto varie vicende e reati di c.o. tra cui anche illeciti relativi ad appalti nei territori di Termini Imerese e Madonie: territori che rientravano appunto nella zona dâinfluenza di Angelo Siino e nella sua giurisdizione quale ministro dei LL.PP. di Cosa nostra).
Sulle osservazioni formulate dal dott. Borsellino in relazione alla mancata acquisizione al fascicolo del procedimento a carico di Siino e altri di alcuni atti, una spiegazione dettagliata è stata fornita dal dott. Pignatone nel corso della sua audizione.
Era accaduto che i carabinieri, prima ancora che venissero emessi i provvedimenti restrittivi a carico di Siino e altri, avevano informato i magistrati di Palermo titolari dellâindagine (allâepoca, se ne occupava anche il dott. Pignatone) che il dott. Borsellino, n.q. di procuratore a Marsala, aveva indagini in corso su presunti illeciti commessi nella gare di aggiudicazione di alcuni appalti di opere pubbliche da realizzare in Pantelleria, che rientrava nella giurisdizione del Tribunale e quindi della procura di Marsala.
Borsellino disse loro di rivolgersi al dott. Ingroia, che era stata assegnatario di quel fascicolo, per avere le carte che chiedevano. Ma il dott. Ingroia replicò che in quel momento quelle carte non potevano essere rese pubbliche perchĂŠ – in quel di Marsala – stavano per emettere ordinanze di custodia cautelare in carcere nei riguardi tra gli altri anche del Sindaco di Pantelleria.
Alla fine, non ravvisando elementi specifici di connessione con lâipotesi di reato di associazione mafiosa per cui si stava procedendo a carico del Siino, fu la procura di Palermo, ovvero i sostituti Lo Forte e Scarpinato, rimasti titolari del procedimento, a trasmettere gli atti in proprio possesso in ordine a quelle gare dâappalto (che erano costituiti essenzialmente da intercettazioni telefoniche tra soggetti cointeressati allâaggiudicazione di quelle gare) allâomologo Ufficio di Marsala, dove si procede(va) per il reato di associazione a delinquere semplice.
Di tale vicenda vâè traccia anche nellâaudizione del dott. Borsellino dinanzi alla Commissione Antimafia (in visita agli uffici giudiziari di Trapani), nella seduta del 24 settembre 1991. Ă lo stesso Borsellino a richiamare lâinchiesta sfociata nellâarresto del Sindaco di Pantelleria e nello scioglimento del consiglio comunale, annoverandola come una delle indagini di maggiore successo condotte dal suo ufficio â e lo dice senza vanagloria personale, ascrivendone il merito ad un mio giovanissimo sostituto â in materia di reati amministrativi di notevole spessore che riguardano gli appalti o lâattribuzione di incarichi professionali; e sottolinea che al riguardo che ÂŤtutte queste non sono attivitĂ di mafia a sono attivitĂ attraverso le quali la mafia usufruisce di facili veicoli di profittoÂť. Il dott. Pignatone ha precisato invero che Borsellino non formulò rilievi specifici, ma si limitò a chiedere chiarimenti; e poi prese atto della spiegazione fornita da Lo Forte.
Un âdiversoâ metro di valutazione
Tuttavia, avuto riguardo a quanto dichiarato dal dott. Gozzo sulla perplessitĂ espressa dal dott. Borsellino per il fatto che non si fosse seguita la stessa linea, è lecito ipotizzare che persistesse il dissenso del procuratore Aggiunto per avere â i colleghi che si erano occupati dellâinchiesta â adottato un diverso metro di valutazione, ovvero una linea interpretativa e di qualificazione dei fatti ascrivibili ai vari soggetti indagati per le medesime vicende che rimandavano al contesto criminoso in cui era emerso il ruolo di Siino quale artefice degli accordi collusivi tra cordate di imprenditori, esponenti politici e cosche mafiose per la spartizione degli appalti.
E da qui la richiesta di aggiornare la discussione, ovvero di differire le determinazioni finali da adottare, prospettandosi la possibilitĂ di ulteriori sviluppi in relazione alle rivelazioni di un nuovo pentito.
In effetti, tale lettura sembra trovare conforto nelle dichiarazioni del dott. Patronaggio.
Questi, infatti, rammenta che il dott. Borsellino, facendosi portavoce di lamentele da parte dei carabinieri che avevano condotto lâindagine mafia e appalti per lâesiguitĂ dei risultati raggiunti sul piano giudiziario rispetto alle loro aspettative (in assemblea lo disse espressamente che i carabinieri si aspettavano da questa informativa dei risultati di maggiore respiroâ), chiese spiegazioni in ordine al procedimento a carico di Siino e altri: ÂŤperchĂŠ lui aveva percepito che vi erano delle lamentele da parte dei carabinieri: verosimilmente, e chiese delle spiegazioni che non erano tanto di carattere tecnico, cioè e era stata fatto o non era stata fatta una cosa, ma piĂš che altro era il contesto generale del procedimento, chi câera e chi non câera, perchĂŠ poi in buona sostanza la relazione sul processo Siino fu fatta, sinceramente, esclusivamente per dire che non vi erano nomi di politici rilevanti allâinterno del processo, o se vi erano nomi di politici di un certo peso, vi entravano solo per mero accidenteÂť.
In altri termini, le spiegazioni chieste da Borsellino non riguardavano singoli fatti o singoli atti istruttori ma lâimpostazione generale dellâindagine e le sue direttrici. Il dott. Lo Forte, però, sempre a dire del dott. Patronaggio, si sforzò di spiegare che il vero nodo dellâindagine, semmai, concerneva il ruolo specifico degli imprenditori.
E anche le doglianze dei carabinieri traevano origine dallâaspettativa, andata delusa, di esiti piĂš cospicui, non si riferivano tanto alle posizioni di uomini politici che entravano nellâindagine solo incidentalmente, bensĂŹ alle posizioni degli imprenditori coinvolti (o di taluno di loro): ÂŤIn realtĂ no, non è solo nei confronti dei (politici), anche nei confronti degli imprenditori, perchĂŠ lĂŹ il nodo era, il nodo era valutare a fondo la posizione degli imprenditori, e su questo punto peraltro il collega Lo Forte si dilungò spiegando il delicato meccanismo e la delicata posizione dellâimprenditore in questo contesto, queste furono le spiegazioni date, chieste e date ecc.Âť (cfr. verbale n. 46, pag. 81).
Ciò posto, non vâè chi non veda che il âdissensoâ del dott. Borsellino rispecchiava e denotava il convincimento da tempo maturato che lâindagine su mafia e appalti costituisse un filone investigativo âaureoâ nel quadro dellâazione di contrasto alla criminalitĂ organizzata perchĂŠ puntava – e poteva condurre – ai piĂš inaccessibili santuari del potere mafioso che aveva il suo cuore pulsante nella creazione e nel consolidamento di legami sinergici con pezzi dellâimprenditoria e della politica, oltre a ricavare dalla partecipazione attiva al sistema di spartizione degli appalti un formidabile strumento di controllo dei flussi di ricchezza.
Tale intuizione è il connotato saliente, ed anche il principale merito ascrivibile allâipotesi investigativa alla base del dossier mafia e appalti, che, come si legge testualmente nella âRelazione sulle modalitĂ di svolgimento delle indagini mafia e appalti negli anni 1989 e seguentiâ, ÂŤsegnava un salto di qualitĂ nelle conoscenze sino ad allora acquisite sui rapporti tra Cosa nostra e il mondo imprenditoriale. Ed infatti emergeva che lâassociazione mafiosa non si limitava piĂš a svolgere un ruolo di sfruttamento meramente parassitario delle attivitĂ economico-imprenditoriali, concretantesi nellâimposizione di tangenti, di subappalti, di assunzione di manodopera, ma mirava a realizzare un controllo integrale e un pesante condizionamento interno del modo imprenditoriale e del settore dei lavori pubblici in Sicilia, mediante complesse ed articolate metodologie che nel loro insieme costituivano lâespressione piĂš sofisticata e moderna di una strategia di assoggettamento degli operatori economici al prepotere delle organizzazioni facenti capo a Cosa nostraÂť. EDITORIALE DOMANI
âIl 14 luglio câè stata una riunione alla Direzione Distrettuale di Palermo e Borsellino chiese conto e ragione a Lo Forte ha affermato lâavvocato FabioTrizzino, legale dei figli di Borsellino,â perchè tra lâaltro Giammanco è nella storia della Repubblica, primo e unico procuratore costretto a dimettersi per un ammutinamento dei suoi sostituti: io credo che non ci siano precedenti del genere.
Borsellino voleva sapere a che punto fosse quel rapporto Mafia e Appalti e non gli dicono che il 13, il giorno prima, era stata fatta una richiesta di archiviazione, che venne ratificata il 14 agosto 1992â.
âLo Stato deve sapere che è stato lasciato solo da molti suoi colleghi, da qualcuno che voleva prendere delle iniziative senza consultarsi e quindi uccidendolo Riina ebbe la formidabile occasione di potere dar conto a quella parte di Cosa Nostra fatte da strane commistioni di massoni e imprenditori e dallâaltra proseguire con la sua strategia stragista condivisa con Messina Denaroâ
- Estratto dalla memoria dellâAvv. Trizzino al processo Matteo Messina Denaro. âBorsellino gli disse che stava seguendo delle indagini sullâomicidio di Falcone e che aveva unâipotesi. Quale? ÂŤPensava che potesse esistere una connessione tra lâomicidio di Salvo Lima e quello di Falcone, e che il trait dâunion fosse una questione di appalti, in cui Lima era stato in qualche modo coinvolto e che Falcone stava studiandoÂť.
Dalla deposizione del dr Ingroia al processo Mario Bo (depistaggio via dâAmelio).Udienza del 15 dicembre 2021. Il tema era la riunione del 14 luglio 92.
LĂŹ potrei, non sono sicuro, potrei anche essere stato piĂš preciso.
Comunque io ricordo che câè stato o che si sono state le richieste di chiarimenti di Borsellino.
Ricordo, e ho giĂ riferito in qualche circostanza, mi ha colpito di piĂš la battuta che fece Borsellino fuori dalla riunione, e anche se non ricordo bene a chi la fece, ma lâho giĂ dichiarato, credo che fosse la Commissione Regionale, o la fece al dottore Lo Forte o la fece al dottor Pignatone, una cosa del tipo.
Voi non me la state raccontando beneâ, una cosa simile.
Sempre nello sostanziale che raccontavo prima. Borsellino certe volte con il sorriso e con la battuta un poâ ironica lanciava dei piccoli messaggi per vedere anche la reazione della controparte.
âANTONIO INGROIA: âDopo una riunione Borsellino disse a Pignatone e Lo Forte: sul rapporto mafia e appalti non me la raccontate giustaâ
di Salvo Palazzolo 3.8.2024 La RepubblicaÂ
Lâex magistrato, stretto collaboratore del giudice ucciso il 19 luglio 1992, racconta il clima allâinterno della procura di Palermo diretta da Pietro Giammanco. âLui e i suoi fedelissimi misero Borsellino in un angoloâ
ÂŤSono passati trentadue anni, ma lo ricordo come fosse ieri â dice Antonio Ingroia, allâepoca sostituto procuratore a Palermo â Al termine di una movimentata riunione nella stanza del procuratore Giammanco, Paolo Borsellino si avvicinò a Guido Lo Forte e Giuseppe Pignatone, disse: âVoi due non me la raccontate giusta sul dossier mafia e appaltiÂť.
Loro cosa risposero? ÂŤFecero un sorriso e si allontanaronoÂť.
Quando si tenne quella riunione? ÂŤGiammanco lâaveva convocata per il 14 luglio, dopo le polemiche seguite alla pubblicazione di stralci del diario di Falcone, in cui si parlava della difficoltĂ di lavorare alla procura di PalermoÂť.
Che cosa si disse in quellâincontro? ÂŤSi fece il punto su diverse indagini, ma su quella riunione ho ricordi sbiaditi. La collega Antonella Consiglio raccontò qualche settimana dopo al Csm che Borsellino espresse un certo dissenso: lamentava che alcuni atti della procura di Marsala non erano stati acquisiti nel fascicolo su Angelo SiinoÂť.
Anche a Marsala vi eravate occupati di mafia e appalti? ÂŤDopo aver ricevuto il rapporto del Ros, Giammanco aveva fatto una sorta di spezzatino, inviandoci uno stralcio che riguardava il porto di Pantelleria. Il procuratore Borsellino aveva incaricato me di occuparmene, arrivammo ad arrestare il sindaco. Ricordo pure che eravamo stati a Palermo per parlare di alcuni aspetti dellâindagine con GiammancoÂť.
Quando avvenne? Paolo era ancora il procuratore di Marsala, erano i giorni in cui stava meditando di fare domanda per ricoprire la funzione di procuratore aggiunto a Palermo, incarico che poi iniziò nel settembre 1991.
Cosa accadde in questâaltra riunione con Giammanco? ÂŤRicordo che nella stanza câerano i colleghi Lo Forte e Pignatone, i piĂš fedeli collaboratori di Giammanco. Parlammo dello stralcio di mafia e appalti che ci avevano inviato, ma Paolo lanciò anche una battuta a Giammanco: âSe faccio domanda a Palermo come procuratore aggiunto mi metti a occuparmi di esecuzioni in un sottoscala?â. Giammanco sorrise, disse che gli avrebbe dato la delega a seguire le indagini di mafia su Trapani e Agrigento. Tornando a Marsala, Paolo mi disse: âQuesti qui cercheranno di mettermi in un angoloâ. Ma fece comunque domanda per PalermoÂť.
Aveva visto giusto Borsellino, si trovò presto isolato allâinterno della procura di Giammanco. ÂŤDopo il delitto Lima, Falcone e Borsellino compresero che era accaduta una cosa epocale. Borsellino voleva indagare sulle dinamiche mafiose di Palermo e anche sullâomicidio dellâeuroparlamentare Dc, ma Giammanco glielo negò. Borsellino voleva anche andare negli Stati Uniti per interrogare Buscetta: pure questo Giammanco impedĂŹ. Il procuratore arrivò a nascondergli la notizia del pentimento di Gaspare MutoloÂť.
Inizialmente, chi era stato incaricato di interrogare quel collaboratore cosĂŹ importante? ÂŤAliquò, Lo Forte e anche Natoli, che allâepoca era vicino agli uomini di Giammanco, pure avendo trascorso un periodo importante allâufficio istruzione di Falcone e BorsellinoÂť.
In quello che abbiamo dei diari di Falcone, ci sono molti riferimenti allâisolamento allâinterno della procura di Giammanco. Cosa le disse Paolo Borsellino al proposito? ÂŤPaolo era convinto che dietro ogni annotazione potesse nascondersi uno spunto importante per comprendere la causale della strage di Capaci. Per questo voleva indagare a fondo su ogni spuntoÂť.
Sono trascorsi trentadue anni, i reati contestati dalla procura di Caltanissetta sono tutti prescritti, è il segno che una verità processuale su quella stagione non potrà mai piÚ esserci? Una verità processuale forse non potrà esserci, è vero, ma sono doverosi gli approfondimenti che la magistratura continua a fare su un periodo storico ancora carico di misteri.
Certo, per questo tipo di ricerche, forse la sede piĂš adeguata dovrebbe essere quella di una commissione parlamentare dâinchiesta, ma nel nostro paese i veti incrociati della politica e le contrapposte âtifoserieâ hanno sempre bloccato il lavoro delle commissioni.
Dunque, ben vengano le indagini della magistratura. E mi aspetterei che ci fosse collaborazione da parte di tuttiÂť.
A chi si riferisce? ÂŤMi ha colpito il silenzio di Natoli e Pignatone quando sono stati convocati per lâinterrogatorio. Ovviamente, era un loro diritto tacere, ma quando ad essere interrogati sono personaggi pubblici, questi dovrebbero rendere conto alla collettivitĂ .
CosĂŹ, ci siamo ritrovati a criticare Silvio Berlusconi, quando si è avvalso della facoltĂ di non rispondere al processo DellâUtri.
Certi silenzi agli occhi dei cittadini appaiono ancor piĂš pesantiÂť.â
Il 14 luglio ci fu una riunione infuocata in Procura
âLâindagine ebbe vari momenti. Prima fu assegnato a tutti i membri del pool antimafia. Poi si fece il rinvio a giudizio dei sette che erano stati arrestati, i primi a giugno 1991 ed i secondi a gennaio 1992. Il rinvio a giudizio è di maggio 1992. Dopo vi fu uno stralcio sulla parte piĂš importante dellâinchiesta: appalti di mille miliardi di lire, gestiti dalla Sirap. Lo stralcio è del giugno 1992. Restava una parte residuale con alcuni personaggi nei cui confronti non erano ancora stati acquisiti sufficienti elementi per un rinvio a giudizioâ, disse ancora lâex Procuratore generale di Palermo. Per Scarpinato âquella archiviazione non riguardava mafia-appalti, come spesso nella stampa si legge impropriamente, ma riguardava soltanto la posizione di alcuni soggetti per cui non erano stati aggiunti sufficienti elementi anche a causa di una grave anomalia istituzionaleâ.
Ma cosa accadde in quella riunione del 14 luglio del 1992, cioè cinque giorni prima della strage di Via DâAmelio, di cui parla lâavvocato della famiglia Borsellino? Era un briefing dei magistrati della Procura di Palermo, e in quella occasione Paolo Borsellino chiese notizie sullâinchiesta. Dalle successive dichiarazioni al Csm da parte dei magistrati presenti a quella riunione, emerse che nessuno disse a Borsellino che era giĂ stata firmata la proposta dellâarchiviazione.
Pochi giorni fa il dossier su âmafia e appaltiâ è finito anche agli onori della cronaca dopo la pubblicazione degli atti del Csm delle audizioni di alcuni magistrati della Procura di Palermo subito dopo la strage di via DâAmelio. I magistrati 30 anni fa parlarono proprio di quella riunione del 14 luglio convocata dallâallora Procuratore Pietro Giammanco. A parlarne fu, ad esempio, il magistrato Vincenza Sabatino. âMai era stata convocata unâassemblea di questo genere per i saluti in occasione delle ferie estiveâ, disse al Csm. E spiegò che Giammanco scrisse nella convocazione âvi prego di intervenire allâassemblea dâufficio che avrĂ luogo martedĂŹ 14 alle ore 17 nel corso del quale verranno altresĂŹ trattate problematiche di interesse generale attinenti alle seguenti rilevanti indagini che hanno avuto anche larga eco nellâopinione pubblicaâ. âĂ il procuratore che scrive, e lui giĂ si rende conto alla data dellâ11 luglio, quando la convoca, che câè da tempo una situazione di questo tipo, non è soltanto il lancio delle monetine e sputi che avverrĂ il 19 sera, ma è una situazione che esiste da tempoâ.
La tensione al Palazzo di giustizia di Palermo era palpabile, e non da poco tempo. Borsellino vi partecipò ed è anche il magistrato Luigi Patronaggio, da pochi mesi in Procura. Eâ lui a raccontare che il giudice chiese delucidazioni sul dossier mafia-appalti. Borsellino âdisse espressamente che i carabinieriâ, cioè Mori e De Donno âsi aspettavano da questa informativaâ su mafia e appalti, âdei risultati giudiziari di maggiore respiroâ. Alla domanda se si riferisse alla posizione dei politici, Patronaggio ha precisato: âIn realtĂ no, non è solo nei confronti dei politici, ma anche nei confronti degli imprenditori, perchĂŠ il nodo era valutare a fondo la loro posizione e su questo punto il collega Lo Forte si dilungò spiegando il delicato meccanismo e la delicata posizione degli imprenditoriâ.
Borsellino, in altre parole, in quella occasione, si fece portavoce delle lamentele dei Ros. Proprio mentre il giorno prima i pm titolari di quellâindagine avanzarono giĂ richiesta di archiviazione proprio sulle posizioni degli imprenditori. Ma i titolari di quellâinchiesta, Lo Forte e Scarpinato, sentiti come testimoni al recente processo sul depistaggio Borsellino hanno detto che mai Borsellino fece quei rilievi durante la riunione. Anche il magistrato Nico Gozzo, oggi alla Procura nazionale antimafia, sentito dal Csm, parlò dei rilievi che Borsellino fece su mafia-appalti, aggiungendo altri elementi importanti.
Adesso sarĂ la Procura di Caltanissetta a provare a fare luce su quanto accadde in una calda estate di 30 anni fa, quando il dossier mafia e appalti venne archiviato, come ha detto lâavvocato Trizzino al processo depistaggio âmentre stavano ancora chiudendo la bara di Paolo Borsellino e dei suoi angeli custodiâ. (di Elvira Terranova ADNKRONOS)
LE AMNESIE DEL GIUDICE GUIDO LO FORTE
Tre mesi fa un colpo di scena: la procura di Caltanissetta, dopo oltre trentâanni, decide di riaprire quellâinchiesta che con ogni probabilità è costata la vita a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Sono giĂ stati ascoltati i primi testi, tra cui lâallora capitano Giuseppe De Donno, il braccio destro di Mario Mori, il comandante del ROS dei carabinieri che confezionarono quelle 890 pagine bollenti in cui veniva dettagliata, per filo e per segno, la grande rete di collusioni tra imprese-mafia-politica.
Una autentica Tangentopoli ante-litteram, visto che coinvolgeva grandi imprese del Nord (un esempio per tutti, il gruppo Ferruzzi), pezzi da novanta di Cosa nostra e grossi politici di livello regionale e nazionale.
Emblematiche le parole dette da Borsellino alla moglie Agnese pochi giorni prima della strage di via DâAmelio: âHo capito tutto della morte di Giovanni. Se mi fanno arrivare fino in fondoâŚâ.
QUELLA INFUOCATA RIUNIONE DEL 14 LUGLIO
Â
Il 14 luglio 1992, cinque giorni prima del tritolo di via DâAmelio, si svolse a Palermo â convocata dallâallora procuratore capo Pietro Giammanco â una infuocata riunione.
Solo poche settimane fa il CSM ha reso noti i verbali di quella riunione (che pure non erano secretati), con gli interventi di tutti i magistrati che vi presero parte.Vi si trova la conferma di un fatto gravissimo: era stata appena chiesta, il giorno prima, dai pm Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato, lâarchiviazione di quellâinchiesta bollente, che per Borsellino rappresentava il vero movente della strage di Capaci. Â Â Â Ma â fatto ancor piĂš grave â la notizia di quella richiesta era stata tenuta ânascostaâ a Borsellino perfino nel corso di quella riunione. Ed il sigillo ufficiale dellâarchiviazione avverrĂ addirittura il giorno prima di ferragosto, il 14 agosto, firmata dal gip Sergio La Commare.
Ai confini della realtĂ
Significativa, tra le altre, lâaudizione avvenuta il 29 luglio 1992 davanti al CSM di un pm in servizio allâepoca alla procura di Palermo, Domenico Gozzo. In essa emerge quel âclima avvelenatoâ di cui spesso ha parlato Borsellino.
Sul nodo âMafia e Appaltiâ cosĂŹ verbalizzò Gozzo proprio a proposito di quella riunione alla procura di Palermo.
âSu âmafia e appaltiâ câera il collega Pignatone (se non ricordo male) e doveva esserci anche il collega Scarpinato che però non potè venire per problemi di famiglia. Ho visto proprio questo contrasto piĂš che latente, perchĂŠ proprio Borsellino chiese e ottenne che fosse rinviata, perchĂŠ al momento aveva dei problemi, la discussione su questo processo e fece degli appunti molto precisi: come mai non fossero state inserite allâinterno del processo determinate carte che erano state mandate. Fece queste affermazioni: come mai non fossero contenute queste carte allâinterno del processo⌠si trattava di carte che erano state inviate alla procura di Marsala â e nella fattispecie al collega Ingroia, che adesso è anche lui alla Procura di Palermo â che era lo stesso processo però a Marsalaâ. Continua Gozzo: âCâerano degli sviluppi e, quindi, erano stati mandati a Palermo e lui si chiedeva come mai non fosse stata seguita la stessa linea e, poi, diceva che câerano dei nuovi sviluppi (in particolare un pentito che ultimamente aveva parlato), e sono rimasto sorpreso perchĂŠ dallâaltra parte si rispose: âma vedremoâ. Cioè, di fronte ad una affermazione cosĂŹ importante la risposta è âma vedremo, se è possibileâŚââ.
LA âCOSTOLAâ DI âMAFIA E APPALTIâ, PANTELLERIAÂ Â
Il riferimento è ad una significativa âcostolaâ dellâinchiesta âMafia e Appaltiâ e che riguarda grossi lavori e commesse pubbliche nellâisola di Pantelleria. La stava portando avanti lo stesso Borsellino, in quei mesi ancora impegnato fifty fifty tra la procura di Marsala (dove aveva lavorato fino a quel momento) e quella di Palermo (alla quale si stava trasferendo). E seguiva, quindi, ancora quellâinchiesta di Pantelleria, per la quale aveva proceduto a ben 15 arresti di pezzi grossi della politica e dellâimprenditoria. Tra i papaveri coinvolti, il grosso imprenditore Giuseppe Bulgarella.
Scrive Attilio Bolzoni in unâinchieste per Repubblica di luglio 1991: âDa domani cominceranno gli interrogatori degli indagati, 15 tra amministratori di Pantelleria e imprenditori specializzati in opera marittime. Davanti al magistrato sfileranno subito il sindaco Aldo DâAietti e altri tre ex primi cittadini: tutti dovranno chiarire il loro ruolo nella vicenda del porto e in quelle per altri appalti di strade, fogne, di reti idriche, di invasi in fase di costruzione nellâisola. Lavori in cantiere dal 1984, lavori in molti casi mai finiti. Ma nella storia del racket câè anche un filone che porta alla mafia palermitana, che conduce ad Angelo Siino, uno degli imprenditori arrestati qualche giorno fa dai carabinieri in unâoperazione su âappalti sporchiâ a Palermo e che aveva anche interessi nellâisola. Altri appalti che sono entrati nel mirino del procuratore Paolo Borsellino, altre indagini che si sviluppano sullâasse Palermo-Trapani-Pantelleriaâ.
LA DOPPIA âAMNESIAâ
Facciamo un salto al processo per il Depistaggio sulla strage di via DâAmelio che si è svolto a Caltanissetta. Ecco cosa ha scritto per lâAdn Kronos Elvira Terranova: âCinque giorni prima della strage di via DâAmelio, il giudice Paolo Borsellino partecipò a un incontro alla Procura di Palermo. In quella occasione si parlò anche dellâinchiesta âMafia e Appaltiâ, di cui il magistrato si era occupato a lungo. âMa in quellâincontro il pm Guido Lo Forte nascose al giudice di avere firmato, appena il giorno prima, lâarchiviazione dellâinchiestaâ. La denuncia arriva nellâaula B del tribunale di Caltanissetta dallâavvocato Fabio Trizzino, legale di parte civile della famiglia Borsellinoâ.  E Terranova poi aggiunge: âDalle successive dichiarazioni al CSM da parte di magistrati presenti a quella riunione, emerse che nessuno disse a Borsellino che era stata giĂ firmata la proposta di archiviazione. E Guido Lo Forte, che la firmò, era tra i presentiâ.
Lo stesso copione si ripete per la âcostolaâ dâinchiesta sugli appalti di Pantelleria. Un altro ceffone assestato a Borsellino. PerchĂŠ la richiesta di archiviazione riguardava anche quegli appalti nellâisola siciliana.Â
Incalzato sulla questione âPantelleriaâ dallâavvocato Trizzino durante il controesame al processo per il âDepistaggioâ, Lo Forte, incredibilmente, ha affermato che Borsellino gli chiese notizie solo sulle indagini di Marsala e non su quelle di Palermo.Â
Risposta assolutamente non calzante, tenuto conto che il filone di reati da 416 bis (come la posizione di Giuseppe Bulgarella), in base alla legge istitutiva della Direzione Distrettuale Antimafia, rientrava per competenza a Palermo; mentre il filone dei reati âminoriâ rimaneva a Marsala.
La conferma dello âspacchettamentoâ si ritrova anche in una missiva inviata il 18 febbraio 1992 âal Sig. Procuratore della Repubblica di Palermoâ (ossia Lo Forte) dallâallora sostituto procuratore di Marsala, Antonio Ingroia.Â
In sostanza: per quale motivo mai Borsellino avrebbe chiesto informazioni a Lo Forte su quanto ben conosceva, avendo prestato servizio a Marsala, istruito e seguito il caso, curato personalmente le indagini che portarono a quei 15 arresti?Â
PerchĂŠ, in poche parole, negare lâevidenza dei fatti, non solo sullâarchiviazione di âMafia e Appaltiâ, ma anche di una sua costola dâindagine?Â
Ancora una volta calpestata la memoria del giudice ammazzato dal tritolo di via DâAmelio.
11 Ottobre 2022 di: Andrea Cinquegrani LA VOCE DELLE VOCI
Â
Â
Â
Â
Â
Â

