Il Campo largo abbraccia le tesi cospirazioniste, ignorando le sentenze e il vero lascito di Borsellino: l’indagine concreta basata sui soldi e
15.7.2026 IL DUBBIO Damiano Aliprandi
Ci risiamo. Dal 17 al 19 luglio Palermo commemora la strage di via D’Amelio, e come ogni anno il palco più sonoro finisce a chi da trent’anni tratta la morte di Paolo Borsellino come se fosse la serie anni ‘90 X-Files, fatta di entità occulte e deep state.
A tenere le fila ci sono sempre gli stessi: Giorgio Bongiovanni con la sua Antimafia Duemila, il Movimento delle Agende Rosse, la corrente più dietrologica dell’antimafia. La novità di quest’anno ha un nome che con la mafia siciliana non c’entra niente: Francesca Albanese.
A tenere le fila ci sono sempre gli stessi: Giorgio Bongiovanni con la sua Antimafia Duemila, il Movimento delle Agende Rosse, la corrente più dietrologica dell’antimafia. La novità di quest’anno ha un nome che con la mafia siciliana non c’entra niente: Francesca Albanese.
La relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi occupati, martedì 19, interverrà in video nella conferenza “La verità oltre l’oblio di Stato”, subito dopo Roberto Scarpinato e accanto allo stesso Bongiovanni.
L’evento clou porta un titolo che è già un programma: «Finché non sapremo tutto». Lo organizzano Our Voice, associazione della figlia di Bongiovanni, e il Movimento delle Agende Rosse.
Nel pomeriggio, sul palco di via Mariano d’Amelio, sfila il gotha della narrazione cospirazionista: Scarpinato, ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore, l’avvocato Fabio Repici, il giornalista di Report Paolo Mondani, artefice di servizi che puntualmente risultano privi di fondamento, la saggista Stefania Limiti, la giornalista Sandra Rizza. E in mezzo, appunto, il videomessaggio di Albanese. Che lei entri nella cerchia di quell’antimafia aliena non dovrebbe stupire.
L’evento clou porta un titolo che è già un programma: «Finché non sapremo tutto». Lo organizzano Our Voice, associazione della figlia di Bongiovanni, e il Movimento delle Agende Rosse.
Nel pomeriggio, sul palco di via Mariano d’Amelio, sfila il gotha della narrazione cospirazionista: Scarpinato, ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore, l’avvocato Fabio Repici, il giornalista di Report Paolo Mondani, artefice di servizi che puntualmente risultano privi di fondamento, la saggista Stefania Limiti, la giornalista Sandra Rizza. E in mezzo, appunto, il videomessaggio di Albanese. Che lei entri nella cerchia di quell’antimafia aliena non dovrebbe stupire.
Il santo con le stimmate e il “campo largo”
Per capire dove siamo finiti conviene ricordare chi è il regista. Bongiovanni è un ex allievo del “contattista” catanese Eugenio Siragusa. Sostiene di aver ricevuto le stimmate a Fatima nel 1989 e di essere in contatto con la Madonna, con Gesù e con un extraterrestre di nome Setun Shenar.
La sua rivista, Antimafia Duemila, l’ex pm Antonio Ingroia la definì «l’organo ufficioso della procura di Palermo».
È lo stesso ambiente che a giugno, a Villa Trabia, ha presentato l’ultimo libro proprio di Francesca Albanese, con Bongiovanni e il pm Nino Di Matteo in prima fila. Il comico Luca Bizzarri, nel suo podcast “Non hanno un amico”, nel 2023 l’ha ribattezzata l’antimafia degli extraterrestri. Difficile trovare definizione più esatta.
La sua rivista, Antimafia Duemila, l’ex pm Antonio Ingroia la definì «l’organo ufficioso della procura di Palermo».
È lo stesso ambiente che a giugno, a Villa Trabia, ha presentato l’ultimo libro proprio di Francesca Albanese, con Bongiovanni e il pm Nino Di Matteo in prima fila. Il comico Luca Bizzarri, nel suo podcast “Non hanno un amico”, nel 2023 l’ha ribattezzata l’antimafia degli extraterrestri. Difficile trovare definizione più esatta.
Il fatto è che intorno a questa liturgia si è stretto quasi per intero il campo largo. Il 17 luglio, all’incontro del Centro studi Borsellino con l’Arci, sono annunciati Leoluca Orlando, la segretaria del Pd Elly Schlein e il leader dei 5 Stelle Giuseppe Conte.
Il 19, al parco Piersanti Mattarella, i giovani del Movimento 5 Stelle organizzano un appuntamento con Conte, Scarpinato, l’ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho e altri parlamentari grillini.
In via D’Amelio ci mettono la firma anche la Cgil, l’Anpi e l’Arci.
A Salvatore Borsellino l’Anpi consegna la tessera onoraria.
Il 19, al parco Piersanti Mattarella, i giovani del Movimento 5 Stelle organizzano un appuntamento con Conte, Scarpinato, l’ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho e altri parlamentari grillini.
In via D’Amelio ci mettono la firma anche la Cgil, l’Anpi e l’Arci.
A Salvatore Borsellino l’Anpi consegna la tessera onoraria.
C’è da restare perplessi. Una volta la sinistra si vantava del suo metodo: il materialismo dialettico, ovvero cercare spiegazioni oggettive nei rapporti socio-economici. L’opposto di chi cerca spiegazioni in trame occulte. Oggi questa sinistra, completamente allo sbando, corteggia la versione italiana dei QAnon americani: il complotto permanente, l’antistato che manovra nell’ombra, la verità che «loro» ci nascondono. Cambiano i palchi, non la grammatica.
Sarebbe onesto, davanti a quei microfoni, ricordare cosa hanno già stabilito i Tribunali. La trattativa Stato-mafia, cuore di questa mitologia, è finita nel nulla: la Cassazione, con la sentenza numero 45506 del 2023, ha assolto gli ufficiali del Ros e Marcello Dell’Utri, scrivendo che i giudici d’appello avevano «invertito i poli del ragionamento indiziario». La tesi di Silvio Berlusconi mandante delle stragi è stata archiviata per l’ennesima volta: infondatezza della notizia di reato. Del resto Riina odiava Berlusconi, fu il suo governo a rendere ordinario il 41 bis, e in cella ne augurava la morte. Basterebbe leggere le intercettazioni per intero.
Senza parlare della pista nera, quella che vorrebbe il neofascista Stefano Delle Chiaie tra gli organizzatori di Capaci e via D’Amelio.
Regge su una nota del carabiniere Gianfranco Cavallo del 5 ottobre 1992, costruita su una confidente, Maria Romeo, arrivata tramite un maresciallo, e sulle parole di Alberto Lo Cicero, dette solo nel 2008 all’allora sostituto della Dna Donadio, che non le trasmise perché poca roba. Lo Cicero, sentito per anni, su Capaci non rivelò nulla. La confidente fu ascoltata il 4 ottobre del ‘92, la nota partì il giorno dopo, e l’unico accertamento fu che Delle Chiaie era stato controllato mentre si imbarcava per Palermo. Nient’altro.
La nota riemerse con Donadio, poi riesumata da Scarpinato da procuratore generale. Il punto è indiscutibile: Borsellino non aveva alcun interesse per la pista nera. E l’ex maresciallo Giustini è imputato per aver riferito il falso, per aver attribuito a Lo Cicero avvertimenti su Capaci mai pronunciati.
Regge su una nota del carabiniere Gianfranco Cavallo del 5 ottobre 1992, costruita su una confidente, Maria Romeo, arrivata tramite un maresciallo, e sulle parole di Alberto Lo Cicero, dette solo nel 2008 all’allora sostituto della Dna Donadio, che non le trasmise perché poca roba. Lo Cicero, sentito per anni, su Capaci non rivelò nulla. La confidente fu ascoltata il 4 ottobre del ‘92, la nota partì il giorno dopo, e l’unico accertamento fu che Delle Chiaie era stato controllato mentre si imbarcava per Palermo. Nient’altro.
La nota riemerse con Donadio, poi riesumata da Scarpinato da procuratore generale. Il punto è indiscutibile: Borsellino non aveva alcun interesse per la pista nera. E l’ex maresciallo Giustini è imputato per aver riferito il falso, per aver attribuito a Lo Cicero avvertimenti su Capaci mai pronunciati.
Su questo, dai palchi, cala il silenzio. E c’è la figura di Scarpinato, oggi volto istituzionale dell’intera operazione. Fu uno dei titolari del dossier mafia-appalti, una conduzione tuttora controversa e messa all’indice dalle indagini capillari della procura di Caltanissetta.
Ad aprile sono emerse sue intercettazioni con l’ex pm Gioacchino Natoli, indagato per favoreggiamento, in cui secondo il procuratore capo di Caltanissetta Salvatore De Luca i due avrebbero preparato «minuziosamente e analiticamente» le audizioni in commissione Antimafia.
Scarpinato non è indagato e respinge tutto, e quelle telefonate non sono utilizzabili in un processo. Ma il quadro resta lì, sul tavolo, mentre lui torna sul palco a spiegare agli italiani dove sia la verità. E nel contempo l’antimafia degli extraterrestri ha messo in moto tutto l’apparato per delegittimare il procuratore nisseno De Luca, reo di aver evidenziato le falle di talune tesi e soprattutto di aver toccato il vero convitato di pietra: alcuni ex colleghi palermitani di Falcone e Borsellino.
Ad aprile sono emerse sue intercettazioni con l’ex pm Gioacchino Natoli, indagato per favoreggiamento, in cui secondo il procuratore capo di Caltanissetta Salvatore De Luca i due avrebbero preparato «minuziosamente e analiticamente» le audizioni in commissione Antimafia.
Scarpinato non è indagato e respinge tutto, e quelle telefonate non sono utilizzabili in un processo. Ma il quadro resta lì, sul tavolo, mentre lui torna sul palco a spiegare agli italiani dove sia la verità. E nel contempo l’antimafia degli extraterrestri ha messo in moto tutto l’apparato per delegittimare il procuratore nisseno De Luca, reo di aver evidenziato le falle di talune tesi e soprattutto di aver toccato il vero convitato di pietra: alcuni ex colleghi palermitani di Falcone e Borsellino.
Ma Borsellino guardava ai soldi, non ai fantasmi
E qui sta la beffa più grande. Perché Borsellino, quello vero, era l’esatto contrario di questa antimafia da seduta spiritica. Come Falcone, era un pragmatico. Non inseguiva entità misteriose, guardava ai soldi, all’unica cosa che a Cosa nostra fa davvero male: gli appalti pubblici. Nei cinquantasette giorni tra Capaci e la sua morte, diventato il nemico numero uno di Riina, si concentrò proprio sul dossier “mafia e appalti” dei carabinieri del Ros.
Il 14 luglio 1992, in una riunione in procura, chiese notizie di quell’inchiesta. La richiesta di archiviazione era stata firmata il giorno prima. Cinque giorni dopo saltò in aria. Il giorno prima aveva preso il fascicolo sull’omicidio dell’imprenditore Ranieri. Elemento che appare anche in mafia-appalti.
Il 14 luglio 1992, in una riunione in procura, chiese notizie di quell’inchiesta. La richiesta di archiviazione era stata firmata il giorno prima. Cinque giorni dopo saltò in aria. Il giorno prima aveva preso il fascicolo sull’omicidio dell’imprenditore Ranieri. Elemento che appare anche in mafia-appalti.
Resta Albanese, la stella nuova di questo firmamento. Che la sua figura sia controversa è dire poco. A luglio 2025 gli Stati Uniti le hanno imposto sanzioni personali, accusandola di antisemitismo e di simpatie per il terrorismo. A maggio una corte d’appello federale le ha rimesse in vigore dopo che un giudice le aveva sospese. Nello stesso mese la Spagna di Sánchez le ha invece conferito un’onorificenza: il giudizio su questa donna divide il mondo a metà. Francia e Germania l’avevano già condannata per aver detto che le vittime del 7 ottobre erano state uccise «non per la loro ebraicità, ma come reazione all’oppressione israeliana». Le si rinfaccia un vecchio post del 2014 sugli Stati Uniti «soggiogati dalla lobby ebraica», che lei dice di rinnegare ma su cui i critici la accusano di essere tornata a insistere. Nel suo rapporto Onu dello scorso anno descrive una «impresa criminale congiunta» di aziende complici del «genocidio».
A ben vedere il suo ingresso ufficiale nell’antimafia aliena non era così improbabile: è la stessa grammatica, il complotto, l’impresa occulta, la verità negata. D’altronde lo stesso Bongiovanni, su Antimafia Duemila, scrive di «mafia di Israele» e sostiene che l’Occidente appoggia Israele perché buona parte delle banche mondiali sarebbe sionista o guidata da sionisti. Firma titoli come «Il governo nazista di Israele che uccide Gesù bambino». È il complotto giudaico-massonico. Quella tesi che usò Hitler per compiere il genocidio, quello vero. È questo il retroterra culturale a cui partecipa anche la segretaria del Partito democratico. Solo che a Palermo, il 19 luglio, si commemora un uomo che quella grammatica non l’ha mai parlata. Borsellino colpiva il cuore di Cosa nostra e le sue cointeressenze, non gli oggetti volanti non identificati.