Caro Paolo, sono trascorsi ormai 33 anni dalla tua morte violenta insieme agli angeli che ti proteggevano. Tanti anni, ma tu rimani sempre presente! Io avevo 6 anni quel 19 luglio del 1992 ma sentivo tutta la forza che proveniva dalla tua vita. La sentivo grazie a papà che da carabiniere spesso ti ha incontrato con quella bella persona che era il Maresciallo Lombardo qui a Terrasini. Oggi è inutile ricordare cosa hai fatto perché ormai è storia. La lotta alla mafia, il pool, il tuo grande amico Giovanni Falcone… è tutta storia ormai che rimane sempre presente. E non voglio neppure parlarti della morte che ti hanno fatto fare i mafiosi e i traditori dello Stato, indegni che hanno agito per la tua eliminazione. Oggi caro Paolo voglio solo ringraziarti! Vedi, da un po leggo, vedo documentari, ascolto testimonianze sulla tua persona. La cosa che mi colpisce di più è sapere quello che eri. Amavi alla follia tua moglie Agnese e i tre figli, Lucia, Manfredi e Fiammetta. Eri un marito e un papà gioviale, allegro, sempre pronto con la battuta, a volte severo. Eri un papà presente nonostante il tuo lavoro ti tenesse lontano. Eri anche così nella tua vita professionale. Quante volte con Giovanni Falcone scherzavi o facevi scherzi come quando nascondevi le sue paperelle per farlo impazzire. Scherzi tra amici, che tu sapevi fare bene. Avevi una forza e un ottimismo enorme! Questa tua giovialità, il senso siciliano di vivere: allegro, con la battuta sempre pronta, un uomo semplice che rideva di sé stesso e non si prendeva sul serio, sul tuo modo di vivere “francescano” come diceva tua moglie Agnese. La stessa Agnese diceva che ti consideravi un “pellegrino sulla terra” con una fede immensa. Caro Paolo io so da dove proveniva questa forza e buon umore, e lo so leggendo e rileggendo quel fantastico libro di Alessandra Turrisi sulla tua vita e su come eri veramente. La tua forza è stata la fede in Gesù. Era proprio così. Avevi una fede grande, una fede nella messa domenicale a cui non volevi mancare mai, alle confessioni frequenti e più intense quando, dopo la morte del tuo amico Giovanni, ti volevi “preparare” perchè sapevi che presto avresti incontrato il Padre Eterno. Il tuo collega Diego Cavaliero così diceva di te: «Borsellino era credente, cattolico praticante, ciò gli indicava la strada nell’applicazione della pietas cristiana, nel rispetto dell’altro, perché Paolo era convinto che dietro a ogni imputato ci sia un uomo che va anche rispettato. La fede non faceva altro che rafforzare la sua personalità votata alla ricerca del rapporto con l’altro. Il suo rapporto con la fede era intimo. È certamente un uomo di misericordia». E questo eri! Grazie Paolo per la tua vita, per quello che ci hai insegnato per la nostra Sicilia, come amavi dire “bellissima e disgraziata”. Il discorso che facesti dopo qualche giorno dalla strage di Capaci è diventato un testamento da seguire: <>. Caro Paolo da preside della mia scuola ho contattato tuo figlio Manfredi per incontrarlo. Mi ha risposto subito all’email e mi ha dato disponibilità liberamente di andarlo a trovare. È mancato per me, tra impegni lavorativi e familiari. Ma lo farò presto. Voglio incontrare Manfredi per rivedere in lui la persona bella che sei stata e che rimani e che dal paradiso continui ad essere. Sei stato un esempio di amore verso la tua famiglia e verso la tua professione e continui ad esserlo oggi per noi tutti. Grazie Paolo Con affetto Angelo.