ANTIMAFIA e BUSINESS

 

“L’antimafia non può non essere disinteressata, non può mirare al potere e non può diventare essa stessa potere”

FIAMMETTA BORSELLINO


 

Volto antiracket Gela sotto inchiesta per truffa aggravata Avrebbe denunciato calo fatturato intascando soldi vittime pizzo

 

 



Maresco racconta l’antimafia fasulla “Il mio viaggio amaro nella città”

Se “Belluscone” testimoniava che la coscienza antimafia non abita nei quartieri popolari, il nuovo film di Franco Maresco si annuncia assai più pessimista sulla Palermo di oggi.

Il regista sta ultimando “La mafia non è più quella di una volta”, seguito ideale di “Belluscone”, prodotto da Rai Cinema e Ila Palma col contributo della Film commission, scritto con Claudia Uzzo e forte di una scena ad alto tasso di surrealtà: la serata-omaggio per Falcone e Borsellino allo Zen con i cantanti neomelodici reclutati dall’ormai celebre organizzatore Ciccio Mira, in contemporanea con le celebrazioni, quelle vere, di via D’Amelio.

«Il titolo ovviamente ha una valenza ironica trattandosi della continuazione di “Belluscone” ma al tempo stesso è più apocalittico — dice Maresco — La mafia è il fil rouge e prosegue il discorso avviato dal mio film precedente. Lo spunto narrativo del film è relativamente semplice: un percorso dal 23 maggio 2018 al 23 maggio 2019. Io vado in giro per fare un documentario e raccontare questi 25 anni dalle stragi di mafia in un Palermo nella quale non frega niente a nessuno di questa ricorrenza. Chiedo a Letizia Battaglia di fare da testimone in questo viaggio nella città in qualità di ultima protagonista di un’antimafia ormai annacquata. E assieme iniziamo questo percorso dall’albero Falcone, diventato una sagra della porchetta. Letizia è delusa, amareggiata, ma si chiede: “Ce l’abbiamo una alternativa?”. A quel punto la porto a vedere la festa organizzata allo Zen da Ciccio Mira, un concerto di neomelodici per Falcone e Borsellino, la sera del 19 luglio, in parallelo con le celebrazioni di via D’Amelio. E qui il film diventa fantascientifico, un viaggio nell’assurdo beckettiano, veramente paradossale: incontriamo attori e registi di fiction antimafia senza una vera denuncia. È un film molto più apocalittico di “Belluscone” perché è un discorso su una “non realtà”, dove una cosa vale l’altra, dove tutto si è spettacolarizzato.

Nel mio piccolo è un film orwelliano, un film disperato di fantasociologia sulla città».

Insomma la Palermo di Maresco, anche quella diventata capitale della cultura, non sembra diversa dagli anni di “Cinico tv”. «Io trovavo decisamente più aperta a una prospettiva di speranza la città del dopo stragi, pur sapendo che quella spinta si sarebbe esaurita — dice il regista — E la città di qualche anno prima sia politicamente che culturalmente era più attrezzata per quanto fosse corrotta. Quello che viene fuori dal film, girato allo Zen e a Brancaccio, è una realtà urbanistica di luogo-non luogo, popolata da un’umanità omologata, inebetita. Io non vedo speranza, siamo in un momento storico che non ha punti fermi. Io sono cresciuto in una città nella quale potevi perderti, che non era eternamente a favore di telecamera, si vivevano rapporti umani. La città del “passìo”, quella delle isole pedonali, è impersonale ed è contenta di esserlo».

Ma possibile che non si salvino nemmeno episodi come Manifesta? «La biennale stata come un coadiuvante tutt’al più, ma è mancato il principio attivo: la città ha perduto un’altra occasione».

LA REPUBBLICA 27.12.2028