Trapani, l’olio Dop del boss Messina Denaro. Sigilli a 4 aziende, confiscati beni per 13 milioni

11 febbraio 2017
 
I carabinieri del Ros svelano un altro pezzo degli affari della primula rossa di Cosa nostra
di SALVO PALAZZOLO 
 
Lui continua ad essere un fantasma, ma i suoi affari “corrono”, così dicono i fidatissimi imprenditori del cerchio magico del superlatitante Matteo Messina Denaro. L’ultimo business svelato dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Trapani ruota attorno alle gustose (e preziose) olive siciliane. Un tesoro che vale milioni di euro. Tredici sono passati allo Stato, con un provvedimento di confisca firmato dal tribunale Misure di prevenzione di Trapani presieduto da Piero Grillo: sigilli a quattro aziende, 108 immobili (tra ville, appartamenti, magazzini, laboratori, terreni) e conti correnti. I bracci operativi della cosca di Campobello di Mazara erano gli imprenditori Antonio Moceri, Antonino Francesco Tancredi e Filippo Greco. La corte d’appello di Palermo li ha assolti, ma restano comunque pesanti sospetti su di loro, il sospetto di aver costruito una fortuna imprenditoriale grazie al sostegno della mafia più vicina a Matteo Messina Denaro. Quelle aziende oggi confiscate sono già da tempo inserite in un circuito di legalità: dopo il sequestro, l’amministrazione giudiziaria non ha interrotto un solo giorno la produzione. E, oggi, l’olio Dop di Messina Denaro è già diventato l’olio dell’antimafia, grazie a una nuova etichetta (“Consumo etico da bene sequestrato”) patrocinato dal tribunale di Trapani e dalle associazioni Libera e Fai.
Trapani, l’olio Dop del boss Messina Denaro. Sigilli a 4 aziende, confiscati beni per 13 milioni
La nuova etichetta dell’olio
E, intanto, la caccia continua. Fra tante difficoltà. Da mesi, ormai, non sembrano esserci più tracce del superlatitante. Anche i suoi fedelissimi, nel cuore della Sicilia, si lamentano per l’assenza del padrino. Mentre arresti e sequestri continuano a falcidiare l’organizzazione. “Messina Denaro ha rinunciarto al governo del territorio”, ha detto la procuratrice aggiunta Teresa Principato davanti alla commissione parlamentare antimafia, alcuni giorni fa. Dietro la latitanza di Messina Denaro c’è un nuovo modello di mafia, sganciato dal territorio, che fa degli affari un percorso criminale molto particolare. Un percorso che passa dal contributo di insospettabili professionisti e imprenditori.

MATTEO MESSINA DENARO, Ù SICCU