‘Ndrangheta internazionale, il broker che investiva i soldi della coca in cliniche oncologiche

 

Intervista a Gratteri e Nicaso su Rai3. «Confiscato solo l’1% delle ricchezze della criminalità europea». Tesoretto di armi sotto le tombe in Bosnia

 

«Non conviene delinquere perché chi commette reati pensando di sistemarsi, pensando di trovare una collocazione, alla fine è un utile idiota, è uno stupido, è un servitore, è un garzone di ‘ndrangheta. Chi pensa di entrare nella ‘ndrangheta per diventare ricco è solo uno stolto che si farà usare».
Così ha esordito il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri nel corso dell’intervista nella trasmissione di Rai3 “Quante storie” durante la quale è stato presentato il nuovo libro scritto col professore Antonio Nicaso, “Fuori dai confini”.
Il magistrato ha spiegato che la vita di uno ‘ndranghetista non finisce mai in bellezza: «Raramente un mafioso muore di morte naturale. O muore ucciso o sconta tanti tanti anni di carcere. Già i numeri ci dicono che non conviene delinquere: le carceri sono piene, sono zeppe. Le carceri calabresi sono piene di detenuti, in Italia c’è sovraffollamento enorme. Qualcuno li arresta, qualcuno li condanna».

Solo l’uno percento delle ricchezze delle mafie viene confiscato

Secondo il professore Antonio Nicaso, in collegamento dal Canada, «all’inizio la ‘ndrangheta è stata colpevolmente sottovalutata, è stata utilizzata dalle classi dirigenti, da chi aveva interesse a mantenere gli antichi privilegi. Poi, col tempo, questa legittimazione ha portato la ‘ndrangheta a fare della scelte di campo. Quando non è stato più possibile sequestrare le persone perché una legge congelava i beni dei familiari delle vittime dei sequestri, la ‘ndrangheta ha avuto l’intuizione di concentrarsi sul traffico internazionale di cocaina. È un traffico molto redditizio. Oggi quei soldi fanno la differenza tanto che non vengono rifiutati dall’economia legale che viene foraggiata dalle mafie. L’economia legale fa poco per combattere il riciclaggio di denaro. Basta un solo dato: solo l’uno percento delle ricchezze delle organizzazioni criminali europee viene confiscato».
«Purtroppo l’Europa dal punto di vista normativo non è attrezzata – ha spiegato Gratteri –. In Europa non c’è un limite al contante. C’è una direttiva europea che invita gli Stati a non consentire transazioni in contanti superiori ai 10mila euro. In Europa gli Stati non hanno ancora capito che le mafie stanno comprando tutto ciò che è in vendita». Stesso discorso vale in Lombardia, dove con i soldi della cocaina «stanno comprando tutto».

Il broker della droga e le cliniche oncologiche in Brasile

«La cocaina resta la principale fonte di reddito – ha detto Nicaso – ma stanno puntando l’attenzione anche sulle cosiddette droghe sintetiche. Sono riusciti a sintetizzare l’eroina, i cannabbinoidi. Ancora non sono riusciti a sintetizzare la cocaina. Sul mercato c’è solo la cosiddetta cocaina rosa. Questa è una svolta epocale perché non bisognerà aspettare i cicli di produzione della foglia di coca o del papavero. Sarà possibile creare droghe con un alto tasso di tossicità ad un prezzo bassissimo. Questo settore era stato inizialmente lasciato alle organizzazioni minori ma oggi anche la ‘ndrangheta e le altre organizzazioni si sono concentrate sulle droghe sintetiche». Nicaso ha raccontato che di recente è stato arrestato un broker del Primeiro Comando da Capital, una delle organizzazioni criminali e terroriste brasiliane più forti. Il broker aveva contatti con la ‘ndrangheta e si è scoperto che investiva i profitti della cocaina in cliniche oncologiche in Brasile. Una dimostrazione, casomai ve ne fosse bisogno, che dimostra la potenza della ‘ndrangheta, organizzazione presente in 40 Paesi nel mondo. Altro esempio dell’internazionalizzazione della ‘ndrangheta è l’arresto di uno Strangio in Indonesia. 

Le armi sotto le tombe di famiglia

Dalla droga alle armi il passo è breve. La ‘ndrangheta, ha più volte spiegato il procuratore Gratteri, approfitta delle guerre per compare armi a prezzi stracciati. Il magistrato lo ha appreso alla fine della guerra nell’ex Jugoslavia quando una serie di indagini sulle cosche calabresi lo ha condotto fino in Bosnia. Finita la guerra era cominciato il commercio delle armi. Il pericolo è che la ‘ndrangheta faccia lo stesso dopo la guerra in Ucraina.
Il problema è infatti che qualcuno crei un tesoretto con le armi rimaste dalla guerra come fecero in Bosnia dove «ogni famiglia, sotto terra, davanti casa, aveva le tombe dei propri cari morti in guerra che non aveva potuto portare al cimitero perché c’era il pericolo di essere uccisi durante il trasporto delle salme. Sotto queste tombe ci sono 20 chili di plastico, 10 bazooka, 50 kalashnikov. Perché loro pensano che la guerra in Bosnia tornerà e si stanno armando, quelle armi sono il tesoretto. Stessa cosa può succedere in Ucraina. Ma se noi abbiamo visto l’esperienza dei Balcani perché non rendiamo tracciabili queste armi potentissime?

CORRIERE DELLA CALABRIA 10.2.2023