Ha vissuto tante vite Francesco Mongiovì. A Palermo, è stato uno degli agenti del giudice Giovanni Falcone nei drammatici mesi del 1989. Poi, è stato uno dei cacciatori dei boss delle stragi, con i compagni della mitica Catturandi della squadra mobile: il suo volto è dietro quei mephisto che abbiamo visto in Tv nei giorni della vittoria dello Stato contro la mafia. Quando furono arrestati Giovanni Brusca, Mimmo Raccuglia, Bernardo Provenzano e poi Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Francesco, Ciccio, Mongiovì ha scritto un libro emozionante ora che è andato in pensione. Si intitola: “Uomo di Stato – la mia vita in polizia, dalla scorta a Falcone agli arresti di Brusca e Provenzano”, edito da Oligo, con prefazione dell’ex capo della polizia Franco Gabrielli.
I ricavati del libro andranno interamente all’associazione all’Associazione siciliana contro le leucemie e i tumori infantili. Eccola l’ultima battaglia del cacciatore di latitanti, aiutare la buona sanità. Venerdì, a Villa Niscemi, Ciccio Mongiovì ha presentato il suo libro assieme al vulcanico libraio Giuseppe Castronovo, alla presidente dell’associazione Antonella Gugliuzza e al dottore Paolo D’Angelo, il direttore dell’unità operativa di oncoematologia pediatrica dell’azienda Civico.
Una presentazione davvero particolare, perché in prima fila c’era un ragazzo di 16 anni con una storia speciale: “Otto anni fa, Gioele lo incontrai per caso in quel reparto mentre facevo la scorta al professore Leoluca Orlando – racconta Ciccio Mongiovì – iniziammo a giocare, lui mi chiese di potere mettere al petto la mia placca di poliziotto. E poi di potere parlare alla radio con la centrale. Quello fu un giorno felice per Gioele. Non l’ho più rivisto”. Spiega il dottore D’Angelo: “Qualche tempo fa, rivedendo Ciccio Mongiovì, mi chiese quasi con pudore di Gioele, aveva timore di qualche brutta notizia su di lui. Invece, Gioele è diventato un ragazzo forte e sorridente. E oggi è qui con noi”.


FRANCESCO MONGIOVI’ L’arresto dei fratelli Brusca grazie ai “pentiti”.

Ora, Ciccio Mongiovì promette di portare in giro per l’Italia il suo racconto, che è anche un appello a non abbassare la guardia sulla lotta alla mafia. “I boss delle stragi li abbiamo arrestati e chiusi al 41 bis – dice – ma oggi siamo di fronte a una mafia silenziosa, che si infiltra nel tessuto sociale ed economico. Mentre la droga dilaga fra i nostri giovani”. Un’altra battaglia da fare, per difendere Palermo.