Fiammetta Borsellino “Per combattere le mafie, riappropriamoci dei luoghi delle nostre città

 

Incontro studenti Fiammetta Borsellino

Alla sua attività di magistrato, Paolo Borsellino associava l’impegno civile: andava a parlare nelle scuole, con gli scout e in generale con i giovani. La figlia Fiammetta, laureata anche lei in giurisprudenza, ha deciso di dedicarsi interamente a questo aspetto fondamentale della lotta alla criminalità organizzata, perché “fondamentalmente le mafie si nutrono del consenso giovanile, senza questo non saprebbero chi reclutare”. All’incontro con le classi del liceo “Colombini” a Piacenza, Fiammetta Borsellino ha raccontato un aneddoto di suo padre Paolo – ucciso dalla mafia nella strage di via d’Amelio a Palermo il 19 luglio 1992 – che proprio nel giorno dell’attentato mandò una lettera a una insegnante di Padova, in cui rispondeva punto per punto alle domande della professoressa e degli studenti riguardo alle proprie scelte. “Alla fine di quella lettera – ha detto – mio padre scrisse: Mi dichiaro ottimista, perché sono convinto che di fronte al fenomeno mafioso i giovani non nutrono più quella colpevole indifferenza propria della mia generazione”. “Mio padre è morto il 19 luglio, ma anche il 23 maggio (l’attentato a Giovanni Falcone, ndr) e tutte le volte in cui sono stati uccisi Rocco Chinnici, Boris Giuliano, Rosario Livatino. Nonostante ciò, non ha mai tirato i remi in barca, era convinto che il suo dovere era fare il magistrato a Palermo, consapevole dei rischi che quel lavoro portava con sé: aveva un debito nei confronti di una città, di una popolazione che dopo il 23 maggio aveva riposto in lui tutte le speranze di cambiamento di una gioventù che doveva uscire da quel tunnel”.

All’incontro, organizzato all’ex chiesa del Carmine nella mattinata di lunedì 25 maggio dalla dirigente scolastica Monica Ferri con la collaborazione del vicepreside Massimo Trespidi (che ha moderato l’intervento) e di altri docenti, hanno partecipato circa 200 studenti delle classi quarte e quinte del liceo di viale Beverora. In apertura ha portato i saluti dell’amministrazione comunale l’assessora Serena Groppelli. Il vicepreside Trespidi ha riportato una frase di Paolo Borsellino, quando diceva che “la mafia ha paura più della scuola che della giustizia”. Fiammetta Borsellino ha detto che “per contrastare la criminalità organizzata dobbiamo coltivare la bellezza – soprattutto sport, arte e musica – e occuparci degli altri. È il contrario del ‘farsi i fatti propri’, di quel disinteresse delle persone per ciò che succede intorno di cui la mafia si nutre”. Un altro consiglio che Fiammetta Borsellino ha dato al giovane uditorio è quello di riappropriarsi dei luoghi della città (“i nostri luoghi”) “affinché le strade non diventino solo posti di malaffare e spaccio”. “Assistiamo allo svuotamento dei centri storici, che prima erano affollati soprattutto di giovani”, ha detto. “La lotta alla mafia non può essere delegata solo a magistratura e forze dell’ordine: è un’azione che deve investire ciascuno di noi: la mafia è un cancro che si impadronisce dei territori, impoverisce l’economia e tiene soggiogata la popolazione. È importante leggere, guardare film che raccontano storie di mafia per poter crescere come uomini e donne capaci di pensare con la propria testa”.

MAFIA E DROGA – “È impossibile non vedere il binomio mafia-droga in un paese in cui scorrono fiumi di stupefacenti – ha detto Fiammetta Borsellino – con il traffico internazionale di stupefacenti, Cosa Nostra è uscita dal suo aspetto ‘rurale’ per assumere quello di una vera e propria impresa.Le mafie si sono adeguate ai nuovi aspetti socioeconomici”. “Mio padre sentiva di avere un debito nei confronti dei colleghi che erano stati uccisi, ma anche di tutti quelli che negli anni Ottanta erano morti a causa dell’eroina: la dipendenza genera un guadagno sicuro per le organizzazioni criminali”. Uno studente ha chiesto a Borsellino se è possibile parlare di mafia scindendola dalla politica. “Le mafie cercano alleanze per portare avanti i loro affari – ha detto – fin da subito hanno capito che da sole non ce la fanno, e quindi bussano alla porta di settori come la politica, l’economia e la pubblica amministrazione: hanno rapporti di qualsiasi tipo con ambienti in cui circola denaro, affinché possa essere veicolato nelle loro casse. Giovanni Falcone diceva che mafia e politica sono due ambiti che agiscono nel controllo del territorio: o si fanno la guerra oppure si mettono d’accordo. Quando accade sono anche più difficili da riconoscere, perché magari quello che si mette d’accordo con la mafia sta dietro una scrivania e firma un permesso di costruire a fronte di un pagamento”. Negli appalti, “ci sono aziende che offrono ribassi d’asta perché usano materiali scadenti, poi gli effetti hanno una ricaduta su tutta la popolazione. La mafia mette le mani anche nei grossi appalti, è anche per questo che non voglio che si faccia il ponte (sullo stretto di Messina, ndr)“. “Quando una famiglia viene sterminata dall’esondazione di un fiume, dopo che qualcuno aveva costruito dove non si poteva, tutti ne facciamo le spese. E quindi tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo”, ha concluso.

La denuncia di Fiammetta Borsellino