15 luglio 2026 – Salvatore Borsellino, siamo all’ultimo anno di legislatura: che bilancio fa dell’azione di questo governo in merito alla lotta alle mafie?

È stata tutt’altro che lotta alle mafie. Questa maggioranza ha favorito la mafiadi oggi; una mafia che non spara, una mafia dei colletti bianchi, che ha mezzi tecnologici superiori a quelli dello Stato. Questo governo ha cancellato l’abuso d’ufficio, reso inutile il reato di traffico di influenze, disarticolato gli strumenti essenziali per le indagini dei magistrati come le intercettazioni, addirittura mettendo il tetto dei 45 giorni.

In teoria non vale per i reati di mafia…

Appunto in teoria, ma vale per reati attraverso i quali, indagando, si arriva alla mafia. E poi il sistema degli appalti è diventato più facile da infiltrare, la Corte dei conti è stata messa sotto scacco per i suoi controlli di legittimità. Insomma, oggi la mafia dei colletti bianchi ha le mani libere. È stato distrutto il patrimonio lasciato da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Ma la maggioranza politica sostiene di ispirarsi a suo fratello.

Paolo era sicuramente un uomo di destra, ma della destra di oggi penso si sarebbe tenuto ben lontano. La destra che seguiva mio fratello non è certo FdI o l’alleata Forza Italia, fondata da un condannato definitivo.

Questa destra sta cercando di sfruttare indegnamente la figura mio fratello. Purtroppo con l’appoggio dei miei nipoti che hanno scelto di seguire soprattutto questa Commissione parlamentare antimafia, che sta portando all’ennesimo depistaggio, questa volta addirittura istituzionale, sulla strage di via D’Amelio.

Si riferisce alla tesi a senso unico portata avanti dal centrodestra sul movente mafia e appalti dietro la morte di suo fratello?

Certamente. È un modo per addossare solo alla mafia la responsabilità della strage e anche un modo per isolare la strage di via D’Amelio dalle altre, come se non ci fosse, invece, un filo nero che le lega. Invece, io ritengo che la strage di via D’Amelio sia inserita in un disegno di cui fanno parte quella antecedente di Capaci, i successivi attentati del 1993 e il mancato attentato all’Olimpico del ’94. Chi ha sottratto l’agenda rossa di mio fratello non è una mano mafiosa, ma la mano di chi indossava una divisa dello Stato. Il dossier mafia e appalti non giustifica l’accelerazione della strage. Paolo ha firmato la sua condanna a morte quel 25 giugno quando, pubblicamente, a Palermo disse che era un testimone di Capaci, che avrebbe raccontato quello che sapeva alla Procura di Caltanissetta. Ma fu ucciso prima che potesse dire cosa aveva scoperto.

Ieri Roberto Scarpinato ha detto che “non ci si può commuovere davanti alla macchina di Falcone e poi rimanere a guardare le mafie che spadroneggiano o addirittura favorire quelle dei colletti bianchi”. Condivide?

Sono assolutamente d’accordo. Purtroppo la relazione di Scarpinato in Antimafia, che indicava i punti da approfondire sulle stragi è stata disattesa e la destra ha cercato di estrometterlo, di delegittimarlo. Purtroppo saranno disattese dal governo anche le proposte di leggi, presentate ieri, per il contrasto alla mafia.

Lei è molto amareggiato per un’iniziativa che ha bloccato, in vista dell’anniversario del 19 luglio. Ci racconta?

In aprile, mentre ero in ospedale, FdI ha provato a impossessarsi del palco in via D’Amelio, che io organizzo ogni anno a mie spese, per una rappresentazione teatrale di un’ora, con un’intervista immaginaria a Paolo. Per fortuna, parlando con alcuni di quel partito sono riuscito a far spostare la loro iniziativa altrove. Ogni anno ho permesso che esponenti di FdI partecipassero alla fiaccolata, ma solo con la bandiera italiana e solo cantando l’inno di Mameli perché a quello non posso oppormi.
Non ho mai voluto la presenza di partitio di bandiere di partito. E quest’anno ho lanciato un appello alla società civile, quella che ha difeso la Costituzione, votando No al referendum, di venire in via D’Amelio. Per i miei problemi di salute ho affidato la gestione della giornata ai giovani del Comitato 23 maggio, quegli stessi ragazzi manganellati perché provarono ad arrivare sotto l’albero Falcone. E grazie a Dio il 19 luglio potrò essere a Palermo anch’io.

Antonella Mascali (Il Fatto Quotidiano) 15.7.2026

🟥 SALVATORE BORSELLINO…