5 settembre 1992 🟧 L’inizio del grande depistaggio…

 

 

5 settembre ’1992 Viene arrestato SALVATORE CANDURA per violenza sessuale. Il CANDURA accusa VINCENZO SCARANTINO di avergli commissionato il furto della Fiat 126 da utilizzare  per compiere la Strage di via D’Amelio. É l’inizio della fase “formale” del depistaggio. 


6 settembre 1992 QUEL PENTITO IN PASTO ALLA MAFIA. Arrestato in Germania il 14 aprile scorso, aveva cominciato a parlare giĂ  con Paolo Borsellino SEGUE

6 settembre 1992 Catturato GIUSEPPE MADONIA, numero 2 di Cosa nostra votò per gli omicidi Falcone e  Borsellino   SEGUE


26 settembre 1992 Sulla base delle dichiarazioni fornite dal CANDURA, positivamente riscontrate dagli esiti dell’attività investigativa svolta, viene emessa dal GIP una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di VINCENZO SCARANTINO in ordine ai delitti di strage, concorso in furto aggravato ed altro. Il P.M. delineava poi il profilo criminale dello Scarantino Vincenzo, sulla base dei precedenti penali e giudiziari del medesimo, nonchè delle dichiarazioni sul suo conto rese dai collaboratori della giustizia FIGLI SINIBALDO, CANDURA SALVATORE ed AUGELLO SALVATORE, sottolineando in particolare che lo Scarantino Vincenzo apparteneva  ad un nucleo familiare notoriamente inserito nel contesto criminale operante nella zona territoriale della “Guadagna” e che il prestigio, la supremazia territoriale acquisiti dall’imputato in quel contesto, così come tutta la sua attività criminale erano stati resi possibili e realizzati in virtù del rapporto di affinità che lo legava a Profeta Salvatore (quest’ultimo era cognato dello Scarantino, avendo sposato la di lui sorella Ignazia), uomo d’onore di grande rilievo e diretto committente, oltre che supervisore, controllore e beneficiario delle azioni illecite. Fonte: Sentenza “Borsellino Uno”


26 settembre 1992 Viene arrestato VINCENZO SCARANTINO, 27 anni, con l’accusa, in concorso con altri, di strage e di furto aggravato. La prima accusa è collegata a quella di concorso nel furto aggravato della Fiat 126 utilizzata per compiere la strage. SEGUE


30 settembre 1992  SCARANTINO, il ragazzo venuto dalla Kalsa.  Per Matteo Cinque, il questore di Palermo, «è uno che sta nella fascia mediana tra delinquenza comune e mafia», insomma uno delle migliaia di killer che con un pugno di soldi o la promessa di lavoro i boss arruolano in qualunque momento e per qualunque delitto.  Ma il «disoccupato» Vincenzo Scarantino, il presunto artificiere nella strage di via D’Amelio, è assai più vicino alla mafia di quanto si possa supporre. Infatti è cognato di Salvatore Profeta che ha sposato sua sorella Ignazia e che tre pentiti (Tommaso Buscetta, Salvatore Contorno e Stefano Calzetta) hanno concordemente indicato come «uomo d’onore» della potente «famiglia» di Santa Maria di Gesù, passato poi sotto le bandiere dei gruppi vincenti capeggiati dai corleonesi di Totò Riina. Profeta saltò dall’altra parte dopo che il 24 aprile 1981 fu assassinato Stefano Bontade, il numero uno di cosa nostra a Palermo. Eliminato Bontade, il clan dei corleonesi conquistò la città e la tiene tuttora in pugno.  Profeta perfezionò il suo passaggio ai vincenti grazie all’influente mediazione di Giovan Battista Pullara e Pietro Aglieri, per lungo tempo il cassiere della cosca dei Vernengo. Così autorevole questo Aglieri da essere indicato con una telefonata anonima dopo l’esplosione del 19 luglio in via D’Amelio come uno degli organizzatori della strage.  Attendibile o no, la «soffiata» sia pure indirettamente conduce a Vincenzo Scarantino visto che Profeta (uno dei boss più feroci, fece massacrare 4 esponenti dei clan rivali) si sarebbe legato a doppio filo ad Aglieri.  Cinque fratelli, il papà Antonino un tempo pescatore morto sei anni fa nel crollo della catapecchia in cui alloggiava, Scarantino è sposato con Rosalia Vasile di 25 anni e ha tre figli. Scarantino è stato più volte in prigione fin da ragazzino e all’Ucciardone è tuttora uno dei suoi fratelli accusato di spaccio di droga. Tutto quel che aveva da imparare Scarantino l’ha appreso nel rione Kalsa, dominio incontrastato di Tommaso Spadaro, il ras del contrabbando di sigarette e poi degli stupefacenti, che interrogato al primo maxiprocesso dove ebbe ventidue anni di reclusione cinque anni fa si definì «l’Agnelli di Palermo» e spiegò subito l’impossibile accostamento con il fatto di aver dato lavoro a centinaia di giovani. [a. r.] LA STAMPA


30 settembre 1992 Stessi killer per Falcone e Borsellino SEGUE

30 settembre 1992  MANCINO «Le mie armi contro i clan sono 100 pentiti e la gente»SEGUE

 


1 ottobre 1992 SCARANTINO: “Non sono il killer di Borsellino». Il suo avvocato: i giudici sono stati traditi dalla fretta. Si difende per ore il giovane accusato di strage. «Si sono inventati tutto». SEGUE


2 ottobre 1992 Si svolge a Palermo una manifestazione a favore della innocenza di SCARANTINO. Si svolge nel rione palermitano della Guadagna dove abita la sua famiglia. Un centinaio di persone, tra cui numerosi parenti, si radunano nella piazza principale e attraversano in corteo le strade del quartiere.
Sui cartelli di protesta, affidati a un gruppo di bambini, spiccano le scritte: “Enzo è innocente”; “Ridate Enzo alla sua famiglia”; “Non si può credere a violentatori infami e vili”.
Quest’ultima affermazione si riferisce a Salvatore Candura, 31 anni, Luciano e Roberto Valenti, 28 e 21, arrestati per un caso di violenza carnale e accusati in seguito di essere gli autori materiali del furto della Fiat 126 utilizzata per l’attentato.
I tre avrebbero confessato di avere rubato l’utilitaria a Pietrina Valenti, parente di Luciano e Roberto, su commissione di Vincenzo Scarantino.

La CRONISTORIA del GRANDE DEPISTAGGIO (Quello vero…)

 

 

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