
Nell’aula magna del palazzo di giustizia un evento per ricordare il giudice ucciso dalla mafia 34 anni fa. La figlia: “Non si vanifichino gli sforzi che le istituzioni sane di questo Paese hanno compiuto e stanno compiendo giorno dopo giorno”

“I simboli hanno un significato e valore indiscutibile. Sono stata una delle testimoni oculari dell’agenda rossa appartenuta a mio padre. La sua sottrazione dal luogo della strage non può fermare la ricerca della verità”.
Lo ha detto Lucia Borsellino, figlia del giudice ucciso 34 anni fa in via D’Amelio, ricordando il padre dinanzi a magistrati, autorità civili e militari in una gremita aula magna della Corte d’appello di Palermo.
“Solo pensare che la sparizione di questo importantissimo reperto possa rendere impossibile la ricerca della verità – ha aggiunto – rischia di far cadere nella disperazione, intesa come mancata speranza che questa storia possa essere ricomposta. Significa vanificare gli sforzi che le istituzioni sane di questo Paese hanno compiuto e stanno compiendo giorno dopo giorno. Penso a questa procura che ci ospita, penso alla procura di Caltanissetta e alla Commissione parlamentare antimafia che ci ha spalancato le porte sulla nostra richiesta”.
E ancora: “Nonostante non amiamo essere soggetti pubblici in quanto suoi figli, non possiamo esimerci né intendiamo sottrarci nel pieno rispetto delle istituzioni che è il faro che ha sempre ideato l’operato di nostro padre. Non possiamo né intendiamo esimerci dal fare la nostra parte. Fare la nostra parte, anche quando la nostra voce può risultare insidiosa rispetto all’esigenza imprescrittibile, non di conoscere una verità, ma l’effettivo corso di come si è svolta questa storia maturata sia prima che dopo le stragi che hanno messo in ginocchio il nostro paese”.
Anche altri interventi nel corso dell’incontro, al quale hanno partecipato, tra gli altri, pure il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia, il capo della procura di Caltanissetta Salvatore De Luca, il presidente del tribunale Piergiorgio Morosini, autorità civili e militari.
“C’era una grande lezione che lui ci fece – ha ricordato Maurizio De Lucia -. Ci disse: noi siamo convinti che è un soggetto mafioso, noi siamo convinti che è un delinquente. Ma senza le prove noi questo soggetto non lo portiamo a giudizio. E’ una cosa semplice ma che non sempre si comprende. Ecco detta da quell’uomo in quella stagione e con l’eredità che ci ha lasciato è un valore prezioso che noi portiamo nella mente e nel cuore e anche per questo nel rinnovare il suo ricordo noi diciamo grazie per quello che quest’uomo questo grande uomo ci ha lasciato”.
La procuratrice generale Lia Sava ha ricordato così Paolo Borsellino: “Provare ad emulare un gigante a prezzo di qualsiasi sacrificio personale piuttosto che vivere una vita all’apparenza perfetta, ma all’ombra della mediocrità. Ed allora il dono più grande che Paolo Borsellino ci ha lasciato non è solo la sua biografia, ma la sua capacità di rendere possibile l’impossibile. Il nostro compito oggi dunque non è quello di essere la sua copia sbiadita, ma è quello di prendere il suo esempio e portarlo avanti nel nostro tempo con i nostri mezzi ma accettando le nostre imperfezioni”.
“Su Paolo Borsellino, sulla sua intransigente difesa della legge, sul suo straordinario coraggio e sulla sua eccezionale capacità investigativa in quel momento storico si concentrano nuove speranze di un intero Paese duramente colpito dall’aggressione mafiosa”, ha detto invece il presidente della Corte di appello di Palermo, Antonio Balsamo. E ancora: “Non è un caso, quindi se il piano omicidiario di Cosa nostra contro Borsellino assunse i caratteri di un attacco terroristico di cui un vero e proprio atto di guerra finalizzato a piegare un Paese alla volontà della organizzazione mafiosa”.
Anche il presidente dell’Anm Giuseppe Tango ha affrontato il tema della caccia alla verità. “Lo dico chiaramente: non intendiamo rassegnarci a non conoscere tutta la verità sulle stragi. Non ci fermeremo fino a quando la sete di verità e giustizia non sarà saziata. Il nostro dolore è sempre vivo e in questo caso non è neppure lenito dall’accertamento della verità che purtroppo continua a essere incompleta, per usare un eufemismo, e il cui raggiungimento deve costituire il bene primario di una democrazia”. PALERMO TODAY 17.7.2026
