Nell’affollata Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Palermo, le celebrazioni in memoria del magistrato ucciso nel 1992 hanno vissuto il loro momento più alto e drammatico. A rompere il silenzio istituzionale è stata Lucia Borsellino, che con parole cariche di dignità e fermezza ha voluto scuotere la coscienza delle istituzioni presenti. Il suo intervento ha rimesso al centro della memoria collettiva la ferita mai rimarginata della strage di via D’Amelio, trasformando il ricordo in una formidabile e attualissima pretesa di verità. Un momento in cui il silenzio si è fatto improvvisamente più denso. Davanti a una platea gremita di magistrati, autorità civili, militari e moltissimi studenti, la figlia del giudice ucciso trentaquattro anni fa in via D’Amelio ha pronunciato parole che scuotono le mura del Palazzo di Giustizia. Non un discorso di circostanza, ma un intervento che unisce la testimonianza personale, la denuncia e, soprattutto, un disperato ma fermo richiamo alla speranza e alla fiducia nelle istituzioni sane.
Il valore dei simboli e la testimonianza sull’agenda rossa
Il cuore dell’intervento di Lucia Borsellino tocca l’enigma mai risolto della strage: la sparizione dell’agenda in pelle rossa che il magistrato portava sempre con sé e su cui annotava riflessioni, dati e fili conduttori delle sue ultime indagini, sparita misteriosamente dal luogo dell’esplosione pochi minuti dopo la deflagrazione.
Su questo punto, Lucia Borsellino ha voluto fare una premessa di assoluta solennità: specificando che “I simboli hanno un significato e valore indiscutibile. Sono stata una delle testimoni oculari dell’agenda rossa appartenuta a mio padre. La sua sottrazione dal luogo della strage non può fermare la ricerca della verità”.
Con queste parole, Lucia Borsellino non solo ha ribadito il valore oggettivo di quel diario, ma si fa custode della memoria fisica del padre, ricordando il proprio ruolo di testimone diretta di quell’oggetto-simbolo.
Il rifiuto della disperazione: “Ricomporre questa storia”
Il passaggio centrale del suo discorso è un monito contro la rassegnazione. Di fronte a decenni di depistaggi e indagini tortuose, il rischio che la scomparsa dell’agenda rossa venga usata come un “alibi definitivo” per dichiarare l’impossibilità di fare giustizia è concreto. Ma è un rischio che la famiglia Borsellino rifiuta categoricamente. “Solo pensare che la sparizione di questo importantissimo reperto possa rendere impossibile la ricerca della verità rischia di far cadere nella disperazione, intesa come mancata speranza che questa storia possa essere ricomposta. Significa vanificare gli sforzi che le istituzioni sane di questo Paese hanno compiuto e stanno compiendo giorno dopo giorno.”
La “disperazione” a cui fa riferimento Lucia Borsellino è la rinuncia, l’idea che lo Stato abbia perso per sempre la possibilità di fare luce sui propri buchi neri. Un arrendersi che, per la famiglia del magistrato, equivarrebbe a cancellare l’impegno quotidiano di chi, dentro le istituzioni, continua a cercare la verità.
“Nonostante non amiamo essere soggetti pubblici in quanto suoi figli – ha dichiarato inoltre Lucia Borsellino -, non possiamo esimerci né intendiamo sottrarci nel pieno rispetto delle istituzioni che è il faro che ha sempre ideato l’operato di nostro padre. Non possiamo né intendiamo esimerci dal fare la nostra parte. Fare la nostra parte, anche quando la nostra voce può risultare insidiosa rispetto all’esigenza imprescrittibile, non di conoscere una verità, ma l’effettivo corso di come si è svolta questa storia maturata sia prima che dopo le stragi che hanno messo in ginocchio il nostro paese”.
Il ringraziamento alle istituzioni sane
L’intervento si è concluso con un forte e caloroso riconoscimento a quegli uffici giudiziari e istituzionali che negli ultimi anni hanno impresso nuove accelerazioni alle indagini e agli approfondimenti storici sulla strage del 19 luglio 1992: “Penso a questa procura che ci ospita, penso alla procura di Caltanissetta e alla Commissione parlamentare antimafia che ci ha spalancato le porte sulla nostra richiesta.”
Un ringraziamento esplicito che traccia una linea netta tra gli apparati deviati del passato e le “istituzioni sane” del presente, chiamate a raccogliere l’eredità morale di Paolo Borsellino e a non arrendersi di fronte al furto di quel pezzo di verità custodito nell’agenda rossa.
Roberto Greco
L’intervento di LUCIA BORSELLINO alla Corte di Appello di Palermo

