Cantù ricorda la strage di via D’Amelio: un albero dedicato all’agente Emanuela Loi.

Nel Parco Falcone e Borsellino la commemorazione del 34° anniversario dell’attentato mafioso. Autorità civili e militari unite nel ricordo del magistrato Paolo Borsellino e dei cinque agenti della scorta uccisi il 19 luglio 1992

 

 

Un albero destinato a crescere e a mettere radici, come la memoria e la cultura della legalità che le istituzioni e i cittadini sono chiamati a custodire ogni giorno. Cantù ha commemorato questa mattina, nel Parco Falcone e Borsellino, il 34° anniversario della strage di via D’Amelio, intitolando una pianta all’agente della Polizia di Stato Emanuela Loi.
L’iniziativa è stata organizzata dal Comune di Cantù e dalla Consulta permanente sulla Sicurezza urbana e la Legalità, in collaborazione con il Progetto San Francesco – Centro Studi Sociali contro le mafie.
Alla cerimonia hanno partecipato numerosi rappresentanti dei Comuni aderenti al Comitato 5 Dicembre 2014, della Provincia di Como, delle Forze dell’ordine, delle associazioni e delle istituzioni civili e militari.
Presenti, tra gli altri, il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, il vicesindaco di Cantù Valeriano Maspero, l’assessore comunale alla Sicurezza Maurizio Cattaneo, i consiglieri regionali Marisa Cesana, Angelo Orsenigo e Sergio Gaddi, Claudio Ramaccini, direttore del Centro Studi Sociali contro le mafie del Progetto San Francesco e Maria Cristina Guglielmetti, vice presidente Consulta permanente sulla Sicurezza urbana e la Legalità.
Al centro della commemorazione il ricordo della strage avvenuta il 19 luglio 1992 a Palermo. Alle 16.58 un’autobomba esplose in via D’Amelio, uccidendo il magistrato Paolo Borsellino e cinque componenti della sua scorta: Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina ed Emanuela Loi.
Emanuela Loi aveva soltanto 24 anni. Entrata nella Polizia di Stato nel 1989, fu la prima donna appartenente alla Polizia a perdere la vita in servizio. La sua figura è stata ricordata non soltanto per la giovane età e per una vita spezzata dalla violenza mafiosa, ma soprattutto per la scelta consapevole di indossare la divisa e di servire lo Stato.

Particolarmente articolato l’intervento del vicesindaco di Cantù Valeriano Maspero, che ha ringraziato le autorità civili e militari, le associazioni, le Forze dell’ordine e i cittadini presenti.
«La vostra presenza non è un atto formale», ha sottolineato Maspero, evidenziando come il ricordo di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta continui a parlare alle istituzioni e ai cittadini, uniti dai valori della legalità, della responsabilità e del servizio.
Il vicesindaco ha poi richiamato l’ora esatta dell’attentato: le 16.58 di domenica 19 luglio 1992, quando a Palermo il tempo sembrò fermarsi.
Maspero ha invitato a non descrivere Emanuela Loi soltanto come una giovane ragazza dai sogni interrotti. Era, prima di tutto, un’agente della Polizia di Stato, una professionista che occupava un posto preciso all’interno della squadra incaricata di proteggere un magistrato della Repubblica.
«Non si trovava in via D’Amelio per caso e non era una presenza simbolica. Faceva parte della scorta, aveva un incarico e una responsabilità precisi».
Emanuela Loi, ha proseguito il vicesindaco, non aveva scelto la morte: aveva scelto la Polizia di Stato, il servizio e la responsabilità. La morte le fu imposta dalla violenza criminale della mafia.
«Lei e i suoi colleghi non erano pronti a morire, erano pronti a servire. Il loro dovere non era morire, ma proteggere, e quel dovere lo svolsero fino all’ultimo istante».
Essere stata la prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio non deve separarla dai colleghi, perché davanti al dovere compiuto non esistono sacrifici maschili o femminili. La sua presenza in un servizio operativo ad altissimo rischio dimostrava però che una donna non rappresentava un’eccezione all’interno dello Stato: era lo Stato.
L’albero collocato nel Parco Falcone e Borsellino ricorderà quindi non soltanto come Emanuela Loi morì, ma soprattutto come aveva scelto di vivere: con serietà, disciplina e senso del dovere.
Maspero ha poi allargato la riflessione alla responsabilità quotidiana di ciascuno. Per un agente il dovere può significare affrontare un rischio per proteggere un’altra persona; per un magistrato, continuare a cercare la verità anche quando diventa pericolosa; per un amministratore pubblico, vigilare sugli appalti, sulle procedure e sull’utilizzo delle risorse; per un cittadino, non voltarsi dall’altra parte.
«Le organizzazioni mafiose non crescono soltanto attraverso la violenza, ma anche nelle omissioni, nelle convenienze, nei controlli non effettuati e nei silenzi presentati come prudenza. Il contrario della mafia non è soltanto il coraggio eccezionale di pochi, ma il dovere ordinario esercitato bene da molti».

Guglielmetti: «Il suo esempio deve continuare a vivere»

Ad aprire e moderare gli interventi è stata Maria Cristina Guglielmetti, vice presidente della Consulta permanente sulla Sicurezza urbana e la Legalità, che ha ripercorso la breve vita professionale dell’agente.
Nata nel 1967 in Sardegna, Emanuela Loi aveva scelto a 24 anni di servire lo Stato, facendo propri i valori della legalità, della giustizia e della responsabilità. All’inizio della sua carriera era stata assegnata al servizio di protezione del magistrato Paolo Borsellino, impegnato in una delle fasi più difficili e pericolose della lotta alla mafia.
«Emanuela non è soltanto un nome», è stato ricordato durante la cerimonia. «Era una persona, una donna, una figlia e una servitrice dello Stato che credeva nei propri doveri».
Ricordarla significa quindi impegnarsi ogni giorno a difendere gli stessi principi: scegliere il coraggio al posto della paura e il servizio alla comunità al posto dell’indifferenza. L’albero intitolato alla giovane agente vuole rappresentare proprio la vita che continua e una memoria capace di mettere radici.

Maspero: «Non erano pronti a morire, erano pronti a servire»

Particolarmente articolato l’intervento del vicesindaco di Cantù Valeriano Maspero, che ha ringraziato le autorità civili e militari, le associazioni, le Forze dell’ordine e i cittadini presenti.
«La vostra presenza non è un atto formale», ha sottolineato Maspero, evidenziando come il ricordo di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta continui a parlare alle istituzioni e ai cittadini, uniti dai valori della legalità, della responsabilità e del servizio.
Il vicesindaco ha poi richiamato l’ora esatta dell’attentato: le 16.58 di domenica 19 luglio 1992, quando a Palermo il tempo sembrò fermarsi.
Maspero ha invitato a non descrivere Emanuela Loi soltanto come una giovane ragazza dai sogni interrotti. Era, prima di tutto, un’agente della Polizia di Stato, una professionista che occupava un posto preciso all’interno della squadra incaricata di proteggere un magistrato della Repubblica.
«Non si trovava in via D’Amelio per caso e non era una presenza simbolica. Faceva parte della scorta, aveva un incarico e una responsabilità precisi».
Emanuela Loi, ha proseguito il vicesindaco, non aveva scelto la morte: aveva scelto la Polizia di Stato, il servizio e la responsabilità. La morte le fu imposta dalla violenza criminale della mafia.
«Lei e i suoi colleghi non erano pronti a morire, erano pronti a servire. Il loro dovere non era morire, ma proteggere, e quel dovere lo svolsero fino all’ultimo istante».
Essere stata la prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio non deve separarla dai colleghi, perché davanti al dovere compiuto non esistono sacrifici maschili o femminili. La sua presenza in un servizio operativo ad altissimo rischio dimostrava però che una donna non rappresentava un’eccezione all’interno dello Stato: era lo Stato.
L’albero collocato nel Parco Falcone e Borsellino ricorderà quindi non soltanto come Emanuela Loi morì, ma soprattutto come aveva scelto di vivere: con serietà, disciplina e senso del dovere.
Maspero ha poi allargato la riflessione alla responsabilità quotidiana di ciascuno. Per un agente il dovere può significare affrontare un rischio per proteggere un’altra persona; per un magistrato, continuare a cercare la verità anche quando diventa pericolosa; per un amministratore pubblico, vigilare sugli appalti, sulle procedure e sull’utilizzo delle risorse; per un cittadino, non voltarsi dall’altra parte.
«Le organizzazioni mafiose non crescono soltanto attraverso la violenza, ma anche nelle omissioni, nelle convenienze, nei controlli non effettuati e nei silenzi presentati come prudenza. Il contrario della mafia non è soltanto il coraggio eccezionale di pochi, ma il dovere ordinario esercitato bene da molti».

 

Cantù, cerimonia di commemorazione del 34° anniversario della Strage di Via d’Amelio

 

Cesana: «La legalità è una scelta quotidiana»

 

La consigliera regionale Marisa Cesana ha ringraziato la Consulta, il Comune di Cantù, il Comitato 5 Dicembre, i sindaci e le Forze dell’ordine per la partecipazione alla commemorazione.
La presenza numerosa delle istituzioni e dei cittadini, ha spiegato, dimostra la volontà della comunità di raccogliere il testimone lasciato da chi ha combattuto contro la mafia e di continuare a diffondere una vera cultura della legalità.
Secondo Cesana, la legalità non deve essere percepita soltanto come un obbligo, ma come una scelta consapevole da compiere ogni giorno. Ciascuno, attraverso il proprio ruolo e i propri comportamenti, può fare la differenza scegliendo la cosa giusta.
La consigliera ha richiamato il rispetto dovuto alle donne e agli uomini in divisa e alla cosa pubblica, che non appartiene a nessuno in particolare ma all’intera comunità.
«La legalità non riguarda soltanto i magistrati, le Forze dell’ordine o i politici. Riguarda tutti noi, la gente comune e anche i ragazzi. Seminare la legalità significa credere che ogni piccolo gesto possa produrre un cambiamento».

 

Cantù, cerimonia di commemorazione del 34° anniversario della Strage di Via d’Amelio

 

Gaddi: «La memoria deve trasformarsi in azione»

 

Il consigliere regionale Sergio Gaddi ha evidenziato la capacità di Paolo Borsellino, Emanuela Loi e degli altri agenti della scorta di tradurre i propri valori in comportamenti concreti e comprensibili ai cittadini.
Il significato della commemorazione, secondo Gaddi, resta vivo soltanto quando non si limita alle parole di circostanza, ma diventa sostanza e azione.
Borsellino e gli agenti della scorta agirono concretamente, svolgendo fino in fondo il compito al quale erano stati chiamati. È proprio questa capacità di agire, in contrasto con l’indifferenza e l’inazione, a rendere ancora attuale il loro esempio.
«Occasioni come questa non devono rimanere soltanto commemorazioni del passato. L’esempio deve trasformarsi in un’azione effettiva, a partire da chi ricopre ruoli pubblici e amministrativi».

 

Orsenigo: «La legalità va annaffiata, protetta e custodita»

 

Il consigliere regionale Angelo Orsenigo si è soffermato sul significato simbolico della piantumazione.
Un albero, ha osservato, ha bisogno di essere annaffiato, protetto e custodito per poter crescere. Lo stesso vale per la legalità, che deve trovare un terreno favorevole nel quale mettere radici.
«La legalità deve essere curata e difesa. È questo il compito che spetta a ciascuno di noi per non svilire la memoria di chi ha perso la vita».
Orsenigo ha sottolineato in particolare la necessità di coinvolgere maggiormente le nuove generazioni. Emanuela Loi aveva 24 anni e il suo esempio deve raggiungere soprattutto i giovani, trasformandosi in una consapevolezza quotidiana e non soltanto in un ricordo legato alle celebrazioni scolastiche o istituzionali.
La lotta alle mafie, ha aggiunto, non può essere divisa da appartenenze politiche o partitiche. Le organizzazioni criminali trovano spazio proprio nelle divisioni, mentre la difesa della legalità richiede unità, collaborazione e responsabilità condivisa.

 

Cantù, cerimonia di commemorazione del 34° anniversario della Strage di Via d’Amelio

 

Molteni: «Una comunità che non ricorda non ha futuro»

 

Il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni ha definito la strage di via D’Amelio una delle pagine più drammatiche e buie della storia italiana, una ferita profonda inferta alla democrazia, alla legalità e alla libertà del Paese.
Due, secondo Molteni, i valori emersi dalla cerimonia: la memoria e la responsabilità collettiva.
«La memoria e il ricordo sono un’eredità non negoziabile e un patrimonio imprescindibile che deve essere difeso».
Il sottosegretario ha ricordato Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, gli agenti delle scorte e tutti i magistrati, giornalisti e servitori dello Stato che hanno perso la vita nella difesa della libertà e della democrazia.
«Una comunità che non ricorda è una comunità che non ha futuro, perché non possiede consapevolezza del proprio destino, della propria identità, delle proprie origini e delle proprie radici».
La memoria deve però essere accompagnata dall’impegno concreto di ogni cittadino. La legalità, ha spiegato Molteni, si costruisce difendendo la fratellanza, l’unità, la verità, la pace e il senso di comunità. Significa anche contrastare le ingiustizie sociali, ridurre le disuguaglianze, creare opportunità e tutelare il lavoro, impedendo alla criminalità di radicarsi nelle fratture presenti nella società.

 

Un albero per ricordare una scelta di vita

 

La cerimonia si è conclusa attorno alla pianta dedicata a Emanuela Loi, nuovo simbolo di memoria all’interno del Parco Falcone e Borsellino.
Non soltanto il ricordo di una vittima della mafia, dunque, ma quello di una donna che aveva scelto di indossare la divisa, assumersi una responsabilità e mettersi al servizio dello Stato.
Un albero che dovrà essere curato e protetto e che, crescendo, continuerà a ricordare ai cittadini di Cantù che la legalità non vive soltanto nei gesti eroici o nelle commemorazioni ufficiali. Vive soprattutto nelle scelte quotidiane, nella responsabilità personale e nella capacità di non restare indifferenti

 

CIAO COMO 19,7.2026