
“Non ho attribuito i moventi alla presidente della Commissione Antimafia”
Ranucci e il “depistaggio” dopo la bomba: “Indicò Colosimo alla Procura, fece insinuazioni infamanti”. La difesa di Sigfrido: “Ho solo risposto alle domande dei pm”
Nel mirino finiscono le dichiarazioni rese in Procura dal giornalista all’indomani dell’attentato del 16 ottobre 2025. A scatenare la polemica sono state le frasi pronunciate da Ranucci contro Chiara Colosimo, presidente dell’Antimafia, e altri rappresentanti del partito della premier, tra cui il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e i deputati Gerolamo Cangiano e Francesco Filini.
Ranucci, brusca retromarcia su Colosimo
Il conduttore aveva tirato in ballo la presidente dell’Antimafia dopo l’attentato. Adesso ritratta ma le carte lo smentiscono
Sigfrido Ranucci ha tentato una maldestra forma di retromarcia dopo il nostro scoop sulla sua deposizione davanti al pm Carlo Villani e al Procuratore di Roma Francesco Lo Voi. Occasione in cui, a precisa domanda circa quali potessero essere le piste utili da vagliare per far luce sull’attentato, il conduttore ha fatto il nome della presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo.
«In merito a quanto riportato da Il Giornale’ su un mio presunto tentativo di depistaggio nel ricostruire i moventi del mio attentato, è falso che io li abbia attribuiti alle inchieste che riguardavano la presidente della Commissione Antimafia».
Spiace però dover contestare come lui fosse stato convocato in Procura proprio per cercare di sviscerare gli elementi che potessero aver generato una reazione di simile portata. Dopo aver parlato delle piste più variegate fa esplicito riferimento a Colosimo: «C’è una cosa ulteriore che riguarda la presidente Colosimo, ed in particolare i rapporti con un suo zio coinvolto in indagini anche di Mafia nel passato. Specifico, a domanda, che la presidente è informata di questa nostra nuova tranche di inchiesta, perché lei è stata specificamente posta una domanda a riguardo. Lo zio era un commercialista che curava anche gli interessi dell’ndrangheta. Lei dice di non aver avuto rapporti con lui ma abbiamo riscontrato che in realtà gli procacciava alcuni clienti». Villani non stava certo facendo un excursus sulla trasmissione Rai per puro piacere, in quel caso sarebbe stato più congeniale accedere a RaiPlay. Il pm gli aveva infatti detto: «A me, in questo momento, interessa maggiormente un’altra cosa, su che cosa state lavorando ora?». Aggiungendo: «Vorrei sapere esattamente quali sono le cose più sostanziose in cui siete in questo momento impegnati e non necessariamente l’avete pubblicizzato. Anche servizi non pronti, su cui state ancora lavorando». Ed è lì che Ranucci menziona la Colosimo. Ma perché? A ribadire la posizione del Giornale è stato il direttore Tommaso Cerno ai microfoni dell’Adnkronos, sostenendo che «trovo strano che un grande giornalista di inchiesta come Ranucci possa non dico smentire, perché quella che ho letto non è una smentita, ma tentare di depistare un depistaggio pur sapendo che tutto ciò che lui ha riferito alla Procura di Roma è agli atti. Questi atti sono ormai non coperti da segreto. Noi li abbiamo pubblicati. Confermano parola per parola ciò che Il Giornale ha scritto. Invito quindi il collega, conduttore di Report, autore di grandi indagini giornalistiche a rileggere le sue dichiarazioni se si è dimenticato cosa ha detto al procuratore di Roma». Parole rilanciate da Raffaele Speranzon, vicepresidente dei senatori di Fdi.
Ed è un episodio, quello denunciato dal Giornale, che ha scatenato una dura presa di posizione nel centrodestra: gli esponenti di Fratelli d’Italia hanno espresso solidarietà alla presidente, facendo quadrato attorno a lei ma denunciando al tempo stesso l’anomalia, per usare un eufemismo, dell’atteggiamento di Ranucci. Dall’opposizione l’unico partito a prendere posizione è Italia Viva, tramite le parole di Raffaella Paita che testimonia «la correttezza della presidente Colosimo che non può certo pagare con la sua reputazione fatti che riguardano un membro della sua famiglia. In ogni circostanza che abbiamo approfondito la sua conduzione è stata seria e indipendente ivi comprese le audizioni di Ranucci e di Del Mastro». A chiedere una presa di posizione alla Rai, alla luce degli ultimi fatti, è il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: «È opportuno che il comitato etico della Rai faccia le sue verifiche con rapidità».
Quel depistaggio di Ranucci: indicò la Colosimo al pm
Sentito dalla Procura di Roma il giorno dopo la bomba, fece il nome della presidente della commissione Antimafia. I legami della politica Fdi con lo zio erano al centro di un’inchiesta di Report
Cosa c’entra Chiara Colosimo, la presidente della Commissione bicamerale antimafia, con l’attentato subito da Sigfrido Ranucci nell’ottobre dello scorso anno? Si potrebbe pensare all’audizione del conduttore nella commissione che lei presiede. E invece no, perché Mr Report ha fatto il nome della Colosimo in un’occasione delicatissima: il 17 ottobre 2025, esattamente il giorno dopo l’azione dinamitarda che lo vedeva bersaglio.
Erano le ore 15,24 quando, presso gli uffici della procura della Repubblica di Roma, Ranucci sedeva dinanzi al Procuratore Francesco Lo Voi e al pubblico ministero, titolare dell’indagine, Carlo Villani, oggi procuratore a Velletri. “Lei ritiene, e se sì sulla base di cosa anche in considerazione del tempo trascorso, che ci possa essere un legame tra l’episodio di questa notte e la vicenda dei messicani/albanesi?”, è la prima domanda che Villani pone al giornalista per cercare di comprendere quali possano essere le piste utili da seguire secondo il punto di vista vittima. Un tentativo di sondare eventuali connessioni con le inchieste che lui e la sua squadra stavano conducendo. Dopo ulteriori domande, però, Villani insiste nel dire che “a me, in questo momento, interessa maggiormente un’altra cosa, su che cosa state lavorando ora? Su alcuni temi ha fatto la presentazione, ad esempio l’eolico, ma vorrei sapere esattamente quali sono le cose più sostanziose in cui siete in questo momento impegnati e non necessariamente l’avete pubblicizzato. Anche servizi non pronti, su cui state ancora lavorando”. Ed è proprio a quella sollecitazione che Ranucci, dopo aver elencato questioni legate a Matteo Messina Denaro, tira in ballo prima il ministero dell’Agricoltura e poi la Colosimo: “Un’altra cosa ancora su cui stiamo lavorando, ancora più locale, è la storia di un finanziamento di 120mila euro, erogato direttamente dal ministero dell’Agricoltura per la sagra del porcino a Lariano (in provincia di Roma ndr)”. Poi fa comprendere in modo esplicito il ruolo della presidente: “Inoltre, c’è una cosa ulteriore che riguarda la presidente Colosimo (Fdi), ed in particolare i rapporti con un suo zio coinvolto in indagini anche di mafia nel passato. Specifico, domanda, che la presidente è informata di questa nostra nuova tranche di inchiesta, perché lei è stata specificamente posta una domanda a riguardo. Lo zio era un commercialista che curava anche gli interessi della ndrangheta. Lei dice di non aver avuto rapporti con lui ma abbiamo riscontrato che in realtà gli procacciava alcuni clienti”. Della serie: la Colosimo sapeva. Ma in che modo, secondo Ranucci, tutto ciò poteva rappresentare una pista per il dottor Villani? Cosa avrebbero dovuto trovare? E, soprattutto, dove sarebbero dovuti andare a cercare? Nella medesima deposizione fa anche il nome del leader di Italia Viva Matteo Renzi.
Nel momento in cui Villani gli chiede se “nel libro si parla di tutti i servizi di Report”, Ranucci dice che “all’interno c’è una parte che riguarda la storia di Pennino, prima menzionata, c’è la storia della ‘ndrangheta a Verona che riguarda Tosi e tutta la storia dell’incontro all’autogrill tra Renzi e Mancini”.
Per Villani, che ha seguito l’indagine fin dall’inizio (oggi il titolare del fascicolo è il pm De Santis), il mandante però corrisponde a un nome che Ranucci conosce bene, ma che non ha mai menzionato in nessuna deposizione o intervista post-attentato. ll profilo è quello di Valter Lavitola, con cui il giornalista aveva un’assidua frequentazione (si vedevano circa due volte a settimana). Era il suo confidente, la sua fonte, un suo amico fraterno. Ma Ranucci, che di lavoro fa il giornalista di inchiesta, non ha mai dubitato del passato quantomeno turbolento di Lavitola. Anzi, dopo la perquisizione dei carabinieri lo avrebbe persino chiamato alle 3 e 30 di notte.
Perché, quindi, mettere in mezzo Chiara Colosimo? Si trattava di uno dei contesti più delicati e il nome della presidente è finito agli atti non per il ruolo che ricopre, ma per strane dietrologie.
SIGFRIDO RANUCCI In merito a quanto riportato da Il Giornale su un mio presunto tentativo di depistaggio nel ricostruire i moventi del mio attentato, è falso che io li abbia attribuiti alle inchieste che riguardavano la Presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo, con la quale al di là di differenti punti vista, mi ha legato un rapporto sincero. Ho semplicemente risposto alle domande dei magistrati che mi chiedevano quali inchieste stava preparando Report per la stagione 2025-2026. Inchieste che sono andate regolarmente in onda.