LEOLUCA ORLANDO: «Il dossier mafia–appalti è stato uno dei moventi delle stragi del ’92».

LEOLUCA ORLANDO – Ricostruzione cronologica dettagliata delle dichiarazioni sul dossier mafia–appalti

🟦 1991–1992 | La nascita del dossier e le stragi

Febbraio 1991 – Il ROS consegna il dossier “mafia–appalti” alla Procura di Palermo. Orlando non commenta pubblicamente il dossier in questa fase, ma ne parlerà dopo le stragi.

23 maggio 1992 – Strage di Capaci, 19 luglio 1992 – Strage di via D’Amelio. Subito dopo le stragi, Orlando inizia a parlare del dossier come possibile movente.

Agosto–Dicembre 1992 – Prime dichiarazioni (interviste a La Repubblica e L’Unità)

• Orlando sostiene che Falcone e Borsellino stavano lavorando sul nodo degli appalti.
• Denuncia che il dossier non fu valorizzato.

Fonti:
– Interviste riportate da La Repubblica (estate-autunno 1992)
– Interventi pubblici citati da L’Unità (1992)

🟦 1993–1994 | Le accuse sulle omissioni

15 gennaio 1993 – Arresto di Totò Riina. Orlando collega l’arresto alla necessità di indagare sugli appalti.

Marzo 1994 – Intervista a La Repubblica

(Citazione riportata in forma indiretta)
Orlando parla di “omissioni e silenzi” sul dossier.

Fonte:
– La Repubblica, marzo 1994 (intervista su mafia e politica)

🟦 1995–2000 | Orlando insiste sul legame mafia–politica–appalti

12 maggio 1996 – Intervento pubblico a Palermo

(Citazione testuale non disponibile, ma posizione documentata)
Orlando denuncia che il dossier mostrava il legame tra mafia, politica e grandi imprese.

Fonte:
– Atti di convegni antimafia riportati da Il Fatto Quotidiano (ricostruzioni successive)

🟦 2001–2010 | Orlando definisce la mafia come “sistema di potere”

5 giugno 2003 – Intervista Rai3 (Anniversario Falcone)

Citazione testuale:

• «La mafia non è solo coppola e lupara: è un sistema di potere che coinvolge politica e affari».

Fonte:
– Rai3, speciale “Falcone – 11 anni dopo”

2008–2010 – Interventi pubblici

Orlando collega la “mafia silente” agli appalti pubblici.

Fonte:
– Conferenze antimafia riportate da La Repubblica Palermo

🟦 2011–2017 | Orlando sindaco di Palermo: focus sugli appalti

23 maggio 2012 – Commemorazione Capaci.Orlando afferma che la mafia moderna non spara, ma entra negli appalti.

Fonte:
– Dichiarazioni riportate da La Repubblica Palermo, 24 maggio 2012

19 luglio 2015 – Via D’Amelio

Orlando collega la “mafia degli appalti” alle intuizioni di Falcone e Borsellino.

Fonte:
– Intervista RaiNews, 19 luglio 2015

🟦 2018–2023 | Orlando collega esplicitamente il dossier alle stragi

23 maggio 2018 – Intervista a Il Fatto Quotidiano. Citazione testuale:

«Il dossier mafia–appalti è stato uno dei moventi delle stragi del ’92».

Fonte:
– Il Fatto Quotidiano, speciale stragi 2018

19 luglio 2019 – Intervista Rai

Citazione testuale: • «Quel dossier non fu preso sul serio da chi avrebbe dovuto farlo».

Fonte:
– Rai, speciale “Via D’Amelio – 27 anni dopo”

23 maggio 2021 – Intervista a La Repubblica Citazione testuale:• «Falcone e Borsellino avevano capito che gli appalti erano il vero cuore del potere mafioso».

Fonte:
– La Repubblica, 23 maggio 2021

Ottobre 2022 – Convegno antimafia a Palermo. Citazione testuale:• «Ci sono state omissioni e silenzi che hanno favorito la mafia degli appalti».

Fonte: – Atti del convegno riportati da Il Fatto Quotidiano, ottobre 2022

🟦 2024–2026 | Le nuove indagini confermano parte delle sue tesi

Febbraio 2024 – Procura di Caltanissetta riapre il filone “mafia–appalti”

Orlando commenta pubblicamente.

19 luglio 2024 – Intervista RaiNews

(Citazione indiretta)
Orlando ribadisce che Falcone e Borsellino furono isolati proprio sul tema degli appalti.

23 maggio 2025 – Intervista a Il Fatto Quotidiano

(Citazione indiretta) Orlando afferma che le nuove indagini confermano che il dossier era stato sottovalutato.

🧩 Sintesi finale

La posizione di Orlando è coerente e costante dal 1992 al 2026:

• Il dossier mafia–appalti era centrale per Falcone e Borsellino.
• Non fu sviluppato da chi avrebbe dovuto.
• Conteneva elementi che toccavano politica, imprese e poteri forti.
• Fu, secondo Orlando, uno dei moventi delle stragi del ’92.
• Le nuove indagini confermano omissioni e anomalie.

FONTE: Google News


5.5.2026 Il ruolo di Leoluca Orlando e quell’informativa chiusa in cassaforte

 

Fine anni Ottanta. Da una parte un magistrato solitario e ostinato, Alberto Di Pisa, che scava nel ventre sporco degli appalti pubblici. Dall’altra il sindaco più amato e celebrato della “Primavera di Palermo” (1985-1990), Leoluca Orlando, il volto del riscatto morale di una città soffocata da Cosa Nostra. Tra loro, una domanda che finora non ha avuto una definitiva risposta: la stagione del rinnovamento del capoluogo siciliano fu una vera svolta o solo un cambio di facciata dietro cui continuava a muoversi il vecchio sistema di potere? A riaccendere i riflettori il libro «La Verità sul Dossier Mafia-Appalti» firmato dagli ex ufficiali del Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno.

Per capire lo scontro bisogna tornare al cuore dell’indagine condotta da Di Pisa tra il 1989 e il 1990. Allora, l’attuale eurodeputato di Avs, guidava una giunta esacolore: Dc, Sinistra indipendente, Verdi, Socialdemocratici, Pci e lista civica «Città per l’Uomo». Mentre il magistrato metteva le mani negli appalti comunali che da anni alimentava il potere di Vito Ciancimino, il ras democristiano della città. Quando Di Pisa cominciava a tirare i fili, scopriva che il sistema non si era fermato. L’inchiesta mirava a verificare «se il sistema di interessi collegato a Vito Ciancimino continuasse a incidere anche sotto la nuova guida del Comune», scrivono gli ex ufficiali del Ros. Non solo: emergeva il ruolo di Angelo Siino, «il “ministro dei lavori pubblici” di Cosa Nostra», figura chiave del sistema “Mafia e appalti”.

Orlando, dal canto suo, raccontava un’altra storia: di un comune che aveva rotto con il passato, ripristinando le gare pubbliche. In altri termini, come riportano gli autori, il sindaco sosteneva «che non esiste nulla di significativo sui rapporti sospetti tra Comune e ditte coinvolte». C’è però un episodio che nel racconto di Mori e De Donno assume un peso specifico decisivo. Nel corso delle perquisizioni effettuate presso il Comune di Palermo (tra il 1989 e l’inizio del 1990), veniva rinvenuto «all’interno della cassaforte a disposizione del sindaco Orlando» un’informativa dell’Alto commissario antimafia Riccardo Boccia, risalente al 1988. Un documento che segnalava concreti rischi di infiltrazione mafiosa in alcune imprese appaltatrici. Gli autori lo definiscono «l’elemento che contraddice maggiormente la linea difensiva di Orlando, perché suggerirebbe conoscenza del problema».

Il problema, secondo il testo, non è che Orlando avesse ordinato il reato. È che quel rapporto – che suggeriva attenzione, verifiche, interventi – risultava sostanzialmente inutilizzato. «Il contrasto tra il “non sapevo” (affermazione di Orlando, ndr) e il documento rinvenuto», scrivono Mori e De Donno, rappresenta il nodo mai sciolto. E per loro è proprio «il punto che contraddice maggiormente la linea difensiva di Orlando». Ma l’aspetto più clamoroso, e più controverso, per gli autori, è l’esito dell’inchiesta che lasciava indenne Orlando. E il dossier spiega il perché con una lettura che sa di denuncia. «Orlando si salva in quattro modi», riassumono gli ex ufficiali dell’Arma: «opponendo una difesa fondata sulla regolarità formale e sulla mancata consapevolezza personale; richiamando coperture e riscontri esterni; beneficiando del crollo di credibilità di Di Pisa nel caso del “Corvo”; e, infine, grazie al fatto che l’inchiesta non arriva a svilupparsi fino alle sue conseguenze naturali».

Il punto di svolta è infatti la delegittimazione del magistrato, che nel 1990 veniva coinvolto nel cosiddetto caso del “Corvo” di Palermo. Pesanti accuse contro Di Pisa e dalle quali verrà poi pienamente assolto. Ma il danno era già fatto. Secondo il dossier, «l’accusa mossa a Di Pisa di essere il “Corvo” di Palermo, viene interpretata come una precisa e spregiudicata manovra di delegittimazione orchestrata per fermare la sua scomoda inchiesta». Un fatto è certo: l’inchiesta veniva archiviata nel 1992, mentre la città di Palermo veniva sconvolta dalle stragi di Capaci e via D’Amelio. Insomma, come ogni puntata della nostra inchiesta giornalistica, tutto sempre converge al dossier “Mafia e appalti”. Le trecentoottanta pagine che da oltre trent’anni attendono una definitiva risposta.  IL,TEMPO

 

 

 

ARCHIVIO 🟧 INCHIESTE su politici e potenti tenute nei CASSETTI – Falcone audito dal CSM dopo le accuse di Leoluca Orlando