Dark web, inter­cet­ta­zioni, social: così si muove il sistema di pre­ven­zione

 

La pro­cu­ra­trice Ales­san­dra Dolci è la pro­cu­ra­trice capo di Vene­zia. Ha gui­dato la Dda di Milano

La vicenda è stata gestita dall’intel­li­gence cen­trale, dun­que non c’è un fasci­colo aperto alla Pro­cura Anti­ter­ro­ri­smo di Vene­zia. La cosa è stata risolta prima che il reato muo­vesse i primi passi ed è que­sto il super­po­tere delle inda­gini anti­ter­ro­ri­smo: la pre­ven­zione.

Indi­vi­duato dai ser­vizi dell’intel­li­gence ita­liana quando ancora era in Alba­nia per­ché la sua atti­vità online aveva fatto scat­tare una serie di «red flags» degne di una mareg­giata in Adria­tico.
Mar­cato a uomo dopo l’atter­rag­gio di dome­nica all’aero­porto Canova di Tre­viso per il suo «Grand Tour» in Ita­lia che nel pro­gramma di viag­gio pre­ve­deva un atten­tato ad un cen­tro com­mer­ciale del Vero­nese.
Lunedì è stato rispe­dito a casa senza nean­che pas­sare per la casella «Via» un ragazzo di 22 anni alba­nese, isla­mi­sta radi­ca­liz­zato che i ser­vizi ave­vano indi­cato essere atter­rato nella set­ti­mana di Fer­ra­go­sto a Tre­viso per met­tere a segno una ope­ra­zione ter­ro­ri­stica in un luogo dello shop­ping. La vicenda è stata gestita a tam­bur bat­tente dall’intel­li­gence cen­trale, dun­que non c’è un fasci­colo aperto alla Pro­cura Distret­tuale Anti­ma­fia e Anti­ter­ro­ri­smo di Vene­zia. La cosa è stata risolta prima che il reato muo­vesse i primi passi ed è que­sto il super­po­tere delle inda­gini anti­ter­ro­ri­smo: la pre­ven­zione. A Vene­zia ci sono fasci­coli aperti sul ter­ro­ri­smo di destra, di sini­stra, inter­na­zio­nale. Il ter­ro­ri­smo però è atti­vità che impe­gna in maniera pre­pon­de­rante la Pro­cura con una costante atti­vità di ascolto di con­ver­sa­zioni e di scan­da­glio di web e social.
La pro­cu­ra­trice di Vene­zia Ales­san­dra Dolci ha tra le sue pre­ro­ga­tive la dispo­si­zione di inter­cet­ta­zioni per situa­zioni che rap­pre­sen­tano un poten­ziale peri­colo. Sull’atti­vità Anti­ter­ro­ri­smo c’è stato un ulte­riore impulso negli ultimi mesi. Rileva, in tal senso, il fatto che la pro­cu­ra­trice capo abbia desi­gnato come pro­cu­ra­trice aggiunta Bar­bara Sar­genti, lunga espe­rienza nell’anti­ma­fia e nell’anti­ter­ro­ri­smo. Una fata­lità ma anche una felice coin­ci­denza il fatto che a capo della Poli­zia Postale e delle cybe­rin­da­gini sia arri­vato da poche set­ti­mane il diri­gente Anto­nio Caliò, che pure aveva lavo­rato all’anti­ter­ro­ri­smo con Sar­genti.
L’atti­vità degli esperti della Postale a ser­vi­zio della Procura scan­ne­rizza social e comu­ni­ca­zioni del dark web per il ter­ro­ri­smo interno e quello inter­na­zio­nale. Il primo è pola­riz­zato tra il mondo anta­go­ni­sta da una parte e, dall’altra, dalle con­ti­nue gem­ma­zioni di for­ma­zioni neo­na­zi­ste. L’altro fronte è costi­tuito dal ter­ro­ri­smo inter­na­zio­nale, che for­tu­na­ta­mente nell’ultimo decen­nio ha fatto noti­zia per gli atten­tati sven­tati. Quello di Tre­viso, oggi. Nel 2017, quello sven­tato al ponte Rialto, quando quat­tro koso­vari tra­ma­vano per met­tere una bomba e fare di Vene­zia il tea­tro della loro guerra santa.