Il già magistrato senatore Roberto Scarpinato, come spiegato dal Fatto Quotidiano, ha presentato un’istanza urgente al Senato per sollevare un conflitto di attribuzione nei confronti della Procura di Caltanissetta. Scarpinato, in Commissione Antimafia in quota M5S, lamenta di essere stato vittima di un “vero e proprio spionaggio politico” perché esponente dell’opposizione e quindi da “neutralizzare”. Secondo quanto ricostruito, le intercettazioni a suo carico si sono protratte dal 5 febbraio 2023 al 4 luglio 2024, nonostante non risultasse indagato e nonostante ricoprisse la carica di senatore della Repubblica. Scarpinato accusa inoltre la Commissione Antimafia, presieduta da Chiara Colosimo, di aver contribuito a un tentativo di delegittimazione proprio nel momento in cui il centrodestra lavora a una nuova lettura della strage di via d’Amelio. Le conversazioni captate, sono state messe a disposizione di tutti i componenti della Commissione, tranne lui stesso. Nella sua istanza il senatore elenca diverse violazioni. Scrive testualmente:“Si evidenzia – scrive Roberto Scarpinato – come la Procura abbia perseguito scopi estranei alle effettive esigenze della giurisdizione prima quando ha trasmesso alla Commissione antimafia le trascrizioni delle conversazioni, e successivamente allorché ha svolto una cripto-requisitoria infamante nei confronti del sottoscritto, benché terzo non indagato, in una richiesta di archiviazione contro ignoti, trasmessa e resa ostensibile alla Commissione Antimafia”. Scarpinato contesta anche il comportamento della Commissione, che a suo giudizio avrebbe di fatto riconosciuto alla Procura di Caltanissetta “il potere di libera intercettabilità dei parlamentari per finalità extraprocessuali”, senza la necessaria autorizzazione del Senato, e avrebbe qualificato come casuali le intercettazioni che lo riguardavano. La Corte costituzionale ha già riconosciuto la possibilità per il singolo parlamentare di agire in autonomia quando l’assemblea resta inerte nella difesa delle proprie prerogative. Per questo, se la Giunta delle autorizzazioni di Palazzo Madama non interverrà, Scarpinato annuncia di essere pronto a portare in giudizio il Senato stesso “a tutela delle attribuzioni costituzionalmente garantite al libero esercizio del mandato parlamentare”. Oggi la discussione in Giunta si annuncia particolarmente tesa. Fonte:Il Fatto Quotidiano
LA VERITA’ DI CUI SCARPINATO HA PAURA
I suoi veri rapporti col compromesso Pietro Giammanco. Le sue lacrime. E le sue archiviazioni imbarazzanti e nascoste sulle stesse realtà su cui indagava Paolo Borsellino e che, negli stessi giorni, accelerarono la strage che lo uccise.
Ma cominciamo dalla presunta notizia. Roberto Scarpinato vuole portare in giudizio il Senato di cui fa parte: l’ha scritto il Fatto Quotidiano dove si favoleggiava di una sua istanza urgente contro un «vero e proprio spionaggio politico» che intravede, tra gli spioni, la Procura di Caltanissetta e la Commissione parlamentare antimafia, coalizzate per delegittimarlo più di quanto sia.
Il Senato deve difenderlo, dice Scarpinato, altrimenti dovrà occuparsene la Corte costituzionale: i suoi nuovi avversari sono quindi il Parlamento dove siede e la Commissione antimafia dove siede. Tenendo conto che Scarpinato è destinato a passare alla storia per delle archiviazioni, la statistica suggerisce che potrebbe andare ancora così.
(E’ la parte più noiosa. Scarpinato aveva già fatto un ricorso analogo: la Consulta aveva riconosciuto la possibilità di agire eccezionalmente contro la propria Camera e però, attenzione, la Consulta non aveva dichiarato illegittime le intercettazioni di cui Scarpinato si scandalizza in quanto ospite indiretto: ma Il Fatto, ieri, ha titolato lo stesso «Intercettato abusivamente»).
Capito niente? Aspettate. La verità e la paura di Scarpinato riguardano una serie di date a cui lui pensa giorno e notte, e non senza ragioni.
La prima è sicuramente il 13 luglio 1992, ossia quando, assieme al collega Guido Lo Forte, chiese l’archiviazione di alcune posizioni di mafiosi (alcuni dei quali, cioè, poi condannati per mafia in altri procedimenti) e questo all’insaputa di Paolo Borsellino: il quale poi tre giorni prima sarebbe esploso in via D’Amelio tre giorni prima che la richiesta già predisposta fosse depositata: ed è andata così. Lui indagava e altri archiviavano senza dirglielo: tra questi, Scarpinato.
Dopo trent’anni di buio storico, su questo oggi è concentrata la Procura di Caltanissetta ma anche la Commissione antimafia, che alla fine di quest’anno ne relazionerà con la partecipazione indiretta appunto della Procura di Caltanissetta, che a sua volta ha indagato e indaga sul procedimento «mafia e appalti» come causale delle stragi del 1992, e quindi anche, e soprattutto, sulla parte a suo tempo archiviata da Scarpinato e Lo Forte che riguardava anche dei futuri mafiosi.
Ma tra i filoni archiviati di Mafia-appalti non c’era solo quello, ce ne furono diversi altri, e, tra questi, uno archiviato da un ex collega di Scarpinato che si chiama Gioacchino Natoli, magistrato che nel 1992 chiese addirittura la distruzione immediata delle bobine e dei brogliacci della sua indagine: che, quindi, non dovevano proprio esistere più secondo il parere anche del Capo della Procura Pietro Giammanco, quello che già praticamente aveva cacciato Falcone da Palermo e che stava facendo lo stesso con Borsellino, intralciandolo in ogni modo.
Giammanco è l’uomo contro il quale Scarpinato si è sempre vantato di essersi ribellato dopo la strage di Via d’Amelio, scrivendo una lettera contro di lui assieme a sette colleghi della Procura.
Ma torniamo a Giocchino Natoli. E’ intercettando Natoli, e non Scarpinato, che i dialoghi telefonici tra i due ex magistrati sono finiti tra le carte di Caltanissetta e poi dell’Antimafia. Tutte carte che, non dimentichiamo, riguardano una richiesta di archiviazione già formulata a Caltanissetta (Scarpinato neppure indagato) più un’altra (con Natoli indagato) che con ogni probabilità sarà formulata quanto prima, quindi nessuno ha da temere delle conseguenze penali, ma solo verità e meschinità storiche.
Roberto Scarpinato però oggi vuole tacitare le concertazioni che assieme a Natoli predispose poco tempo fa, prima che Natoli fosse ascoltato dall’Antimafia perché, si legge nei dialoghi intercettati, «saremo sulla stampa con queste cose! dobbiamo rispondere subito!» (29 agosto 2023) e «Tu mi devi dire che…» (18 gennaio 2024) e ancora «Io mi concentrerei su mafiosi che hanno reso dichiarazioni successivamente» (propone Scarpinato) perché la linea di Scarpinato oggi è quella di difendersi dall’accusa di non avere utilizzato delle conoscenze (la mafiosità di certi personaggi) che secondo lui sarebbero ufficialmente maturate dopo, le quali conoscenze, però, Paolo Borsellino aveva già maturato prima, e per le quali lui stava indagando mentre altri paladini dell’antimafia archiviavano.
E’ per questa conoscenza che fu accelerata la morte di Borsellino nella Procura di Pietro Giammanco, che poi, dopo la strage di Via D’Amelio, chiese semplicemente il proprio trasferimento e lo ottenne.
L’archiviazione di futuri soggetti mafiosi e gli ottimi rapporti di Scarpinato con Giammanco sono tra le verità storiche che Scarpinato teme di più: «Io ho consegnato questa lettera a Giammanco», scrisse in realtà Scarpinato nel luglio 1992, e sono parole credo MAI uscite sulla stampa perché segretate, e «sono andato a casa di Piero Giammanco, stavo male, lui stava male e stavamo male tutti, ma veramente stavamo male, avevamo le lacrime agli occhi… Per il resto Piero Giammanco è uno straordinario organizzatore, grande manager dell’organizzazione e quindi, per quanto riguarda gli altri colleghi, motivi sostanziali di contrasto io non credo che ce ne siano; non si tratta di una sfiducia nell’uomo» (Roberto Scarpinato, audizione riservata Csm del 29 luglio 1992, parte riservata resa nota solo di recente).
Questo era Roberto Scarpinato. Un uomo che fa il contrario di quello che un magistrato dovrebbe fare: di fatto nasconde la verità.
Ma sta venendo fuori lo stesso. Piano piano. Dopo 34 anni. Ed è tutt’altro che finita qui. FILIPPO FACCI 11.8.2026
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