SALVATORE BAIARDO, il gelataio di Omegna a processo

 

 

AUDIO UDIENZE “PROCESSO BAIARDO


Negli anni ’90 Baiardo diventa un nome noto agli investigatori: non per il gelato, ma per aver favorito la latitanza dei fratelli Graviano, i boss di Brancaccio responsabili delle stragi del ’93. Una condanna, qualche anno di silenzio, poi il ritorno.
Il ritorno sulla scena: dichiarazioni, profezie e un ruolo ambiguo. La “profezia” su Messina Denaro
Nel 2022 Baiardo appare in TV e pronuncia una frase che sembra uscita da un romanzo di spionaggio:“Presto ci sarà un bel regalino, un arresto importante.”
Pochi mesi dopo, Matteo Messina Denaro viene catturato. Coincidenza? Informazione riservata?
Gli inquirenti aprono un fascicolo: vogliono capire chi parla attraverso Baiardo.
Per molti magistrati, Baiardo non è un semplice testimone: è un portavoce non dichiarato dei Graviano. Per altri, è un uomo che gioca una partita tutta sua, fatta di mezze verità e di allusioni. Per altri ancora, è un personaggio che ama stare al centro della scenaLa verità, come spesso accade, potrebbe stare nel mezzo.
La foto che non c’è: Berlusconi, Graviano e il generale Delfino. Il punto più controverso dell’intera vicenda è una fotografia fantasma. Secondo alcune testimonianze, esisterebbe uno scatto che ritrae insieme: Giuseppe Graviano, boss di Brancaccio, Silvio Berlusconi, imprenditore e futuro premier,Francesco Delfino, generale dei Carabinieri.
Una foto che, se autentica, cambierebbe la storia d’Italia.
Il ruolo di Baiardo
Il giornalista Massimo Giletti sostiene che Baiardo gli avrebbe mostrato quella foto. Baiardo nega. Giletti insiste. La magistratura indaga.
Il processo di Firenze accusa Baiardo di calunnia aggravata: avrebbe mentito per confondere le acque, proteggere qualcuno, o forse proteggere se stesso.
Le parole dei Graviano: accuse che scuotono la Seconda Repubblica
Durante il processo, Giuseppe Graviano parla in videocollegamento dal carcere.
Le sue dichiarazioni sono pesantissime: dice di aver incontrato Berlusconi più volte negli anni ’80 e ’90, racconta di un presunto investimento di 20 miliardi di lire fatto da imprenditori palermitani nelle società del giovane Berlusconi, nega l’esistenza della foto.
Salvatore Baiardo è un personaggio che sfugge alle definizioni.
Non è un boss, non è un pentito, non è un politico.
È un uomo di mezzo, un nodo di una rete che collega mondi lontanissimi: Omegna e Brancaccio, gelaterie e covi mafiosi, televisioni e tribunali.
La ragione per cui Salvatore Baiardo è in carcere e sotto processo a Firenze riguarda due filoni principali: le accuse di calunnia aggravata e il favoreggiamento personale con aggravante mafiosa, collegate alle indagini sulle stragi mafiose del 1993 e ai presunti rapporti tra Cosa Nostra e ambienti politico‑imprenditoriali.
Motivi dell’arresto – La sua detenzione attuale deriva da una violazione degli arresti domiciliari: Baiardo avrebbe ricevuto una persona nella sua abitazione di Trabia, nonostante il divieto imposto dalla misura cautelare. Per questo motivo, il 2 dicembre 2025 è stato arrestato in aula e trasferito nel carcere di Sollicciano (Firenze).
Perché è sotto processo a Firenze. Il processo si svolge a Firenze perché rientra nel filone investigativo sulle stragi del 1993, in particolare quella di via dei Georgofili, su cui la Procura fiorentina indaga da anni anche per individuare eventuali mandanti esterni.

Le accuse principali:

  • Calunnia aggravata Baiardo avrebbe mentito su episodi chiave, tra cui:

    • la presunta foto che mostrerebbe Silvio Berlusconi, il boss Giuseppe Graviano e il generale Francesco Delfino, negando di averla mostrata al giornalista Massimo Giletti;

    • dichiarazioni ritenute false rese tra il 2020 e il 2023 ai PM, volte – secondo l’accusa – a delegittimare collaboratori di giustizia che indicavano rapporti tra mafia e figure politiche.

  • Favoreggiamento personale con aggravante mafiosa Contestato per:

    • aver fornito informazioni ritenute non veritiere per ostacolare le indagini sui rapporti tra i fratelli Graviano, Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri;

    • aver contribuito, secondo l’accusa, a “intossicare l’informazione” e ostacolare la ricostruzione dei rapporti tra mafia e presunti mandanti delle stragi.