
Processo Borsellino gli agenti esultano per la prescrizione
E sultano i difensori dei poliziotti taccusati in via definitiva dal la Cassazione di aver depistato le indagini sulla strage di via d’Ame lio e prosciolti per prescrizione: «Possiamo scrivere la parola fine a questa triste pagina giudiziaria – dice l’avvocato Giuseppe Panepinto, difensore dell’ex dirigente Mario Bo – È stato definitivamente accertato che il gruppo Falcone Borsellino non ha mai ed in alcun modo voluto né potu- to agevolare Cosa nostra e che nessu- na connivenza vi sia mai stata tra il dottor Arnaldo La Barbera, ed i fun zionari del suo gruppo». L’avvocato Giuseppe Seminara, che ha assistito gli ex ispettori Fabrizio Mattei e Mi- chele Ribaudo, rilancia: «Purtroppo il decorso del tempo e il maturare della prescrizione ha impedito agli imputati di veder dichiarata la loro totale estraneità alle imputazioni contestate, ma in ogni caso è stato definitivamente sfatata l’ignominia di un loro asservimento ai program- mi criminosi di Cosa nostra».
Ma il caso è tutt’altro che chiuso.
La procura di Caltanissetta continua a indagare sulle vere ragioni del depistaggio. Anche perché il collegio della Corte d’appello presieduto da Giovanbattista Tona ha scritto parole pesanti sui poliziotti nella sentenza che adesso è diventata definitiva con il vaglio della Cassazione: «L’obiettivo principale di La Barbera – ha scritto il presidente del Collegio era quello di dare corso ad una prospettazione minimalista che non intaccasse responsabilità di soggetti esterni in qualsiasi modo coinvolti nella strage».
E ancora: «Gli elementi acquisiti consentono di concludere che egli volle agevolare chi intendeva tutelare assetti di interessi e di potere diversi e più compositi del sodalizio mafioso che procedette all’esecuzione dell’attentato». Parole importanti, che rilanciano le indagini della procura di Caltanissetta.
Nella ricostruzione dei giudici, dunque, La Barbera (morto nel 2002 per un tumore)non volle favorire Cosa nostra, per questa ragione l’aggravante di mafia al reato di calunnia contestato ai poliziotti è caduta anche in appello.
Ma chi volle proteggere per davvero Arnaldo La Barbera?
La Corte di Caltanisetta sostiene pure che il superpoliziotto «intendesse favorire l’impunità di soggetti diversi da Cosa nostra, colpendo comunque almeno in una sua parte questa organizzazione e lasciando indenni alcuni esponenti di essa».
Così, l’inchiesta sulla scomparsa dell’agenda rossa e sul falso pentito Scarantino è diventa ta l’indagine sui concorrenti esterni della strage di via D’Amelio.
Il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca è stato chiarissimo durante la commemorazione di Paolo Borsellino organizzata dall’Associazione nazionale magistrati a luglio: «Sono in corso tante e significative indagini». Per cercare di capire i collegamenti fra Arnaldo La Barbera e i «soggetti esterni in qualsiasi modo nella strage», la procura nissena e i carabinieri del Ros stanno seguendo il filo dei soldi.
Nella cantina della moglie di La Barbera, a Verona, gli investigatori hanno trovato dei vecchi estratti conto: l’ex capo super poliziotto di Palermo aveva fatto degli strani versamenti in contanti, fra il settembre 1990 e il dicembre 1992.
Totale, 114 milioni 699 mila 620 delle vecchie lire. Da dove arrivano quei soldi? Sono soldi di mafia o soldi di Stato per i lavori sporchi di La Barbera?
La prescrizione ha salvato i poliziotti imputati, non ci saranno risarcimenti, che però adesso potrebbero essere chiesti dalle parti civili. I familiari di Borsellino e gli uomini ingiustamente accusati di strage dal falso pentito Scarantino.
Dice l’avvocata di parte civile Rosalba Di Gregorio: «I poliziotti imputati in questo processo non hanno servito il nostro Paese, la nostra giustizia, ma hanno portato avanti fedelmente le direttive dei loro capi, autori del depistaggio. Ciascuno nel proprio ruolo ha fatto il depistatore».

