GIP: “mafia appalti” é stato di sicuro interesse di Giovanni FALCONE prima e di Paolo BORSELLINO poi

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… pare necessario evidenziare come il filone di indagini convenzionalmente noto come “mafia appalti” sia stato di sicuro interesse di Giovanni FALCONE prima e di Paolo BORSELLINO poi.

 A tal fine, appare utile richiamare le risultanze di taluni atti confluiti nel presente procedimento,  nonché di attività investigative svolte.

In primo luogo, in seno alla sentenza 11/2000 della Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta si legge testualmente a ben vedere, dalle ulteriori precisazioni di Brusca emerge un’ulteriore spinta motivazionale che contribuì all’eliminazione del dr. Falcone. Tale concausa, di natura preventiva, era volta a impedirgli di promuovere le investigazioni nel settore inerente alla gestione illecita degli appalti in maniera ancora più efficace di quanto aveva fatto in passato; un’azione che avrebbe inciso o, comunque, compromesso i nuovi rapporti in fase di consolidamento tra Cosa Nostra ed i nuovi referenti nei settori dell’economia e della politica”
A dire del Siino, le indagini promosse dal giudice Falcone nel settore della gestione illecita degli ,appalti, verso cui aveva mostrato un “crescendo di interessi”, avevano portato alla sua eliminazione. Difatti, in Cosa Nostra, e, in particolare, da parte di Pino Lipari e Antonino Buscemi, era cresciuta la consapevolezza che il dr Falcone avesse compreso la rilevanza strategica del settore degli appalti e che intendesse approfondirne gli aspetti: “questo sa tutte cose, questo ci vuole consumare”
In maniera del tutto pertinente al tema, Siino ha rievocato l’esternazione pubblica del dr Falcone, avente ad oggetto il fatto che la mafia era entrata in Borsa; dichiarazione che aveva mandato su tutte le furie Antonino Buscemi, il quale, sentendo quelle parole, gli aveva manifestato la convinzione che il magistrato avesse compreso che dietro la quotazione in Borsa del gruppo
Ferruzzi “c’era effettivamente Cosa Nostra” e che tra quest’ultima e una frangia del partito Socialista, riconducibile all.’on. Claudio Martelli, era intercorso un accordo elettorale.

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Del mutamento del ruolo di Cosa Nostra nell’ambito della gestione degli appalti, ha riferito anche Brusca, precisando che Riina, ed i fratelli Buscemi in particolare, intendevano condizionare l’intero sistema imprenditoriale e politico, sfruttando e convertendo strutture aziendali già esistenti.
Emblematica al riguardo era la vicenda della “Reale Costruzioni”, il cui ruolo Riina voleva potenziare. E che avrebbe dovuto sostituire l’Impresem di Filippo Salamone, in vista di incrementare i guadagni e di trovare nuovi agganci politici per consolidare il proprio potere.

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Brusca ha altresì riferito che Salvatore Riina agiva sia nell’interesse dell’intera organizzazione, sia in quello suo personale; che in tale progetto avevano avuto un ruolo Nino Buscemi, fratello di Salvatore, Catalano, consuocero di Vito Ciancimino, e Pino Lipari.

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Orbene, l’errore investigativo aveva consentito a Filippo Salamone, principale protagonista del sistema di lottizzazione illecita degli appalti, di continuare ad agire indisturbato per molto tempo.
Tuttavia, il rapporto in questione, oltre ad essere oggetto delle attenzioni del dr Falcone, aveva sollecitato l’interesse del dr Borsellino, che aveva raccolto le dichiarazioni di Leonardo Messina che aveva intrapreso la sua collaborazione proprio nel mese di giugno del 1992, subito dopo la strage di Capaci, e su tale tema erano iniziate le indagini della Procura di Milano.

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Lo stesso Siino aveva avuto sentore anche da Filippo Salomone, dal quale aveva saputo che il politico che si era interessato per promuovere un nuovo assetto nella gestione degli appalti in Sicilia era di area socialista.
Anche il dr Falcone aveva avuto conoscenza di tale accordo di cui il Siino aveva avuto modo di parlare in più occasioni con l’on. Lima – il quale aveva maturato la convinzione che per tale ragione l’on. Martelli si piegava ad ogni richiesta del dr Falcone – con Pino Lipari, Giuseppe Madonia, Pippo Calò, Brusca con Antonio Buscemi, il quale gli aveva detto “questo sa tutte cose, questo ci vuole consumare”.

Anche nella sentenza n. 6/2016, resa nel procedimento n. 1/2014 (c.d. “Capaci bis”) si dà atto di come “la suddetta sentenza della Corte di Assise di Appello di Caltanissetta [abbia] altresì evidenziato, sulla base delle emergenze processuali prese in considerazione dai giudici di primo grado, che tutti i progetti di attentato ai danni del giudice Falcone avevano trovato la loro diretta causa nell’attività giudiziaria svolta da quest’ultimo; attività che era stata incessantemente volta a contrastare il dilagare del fenomeno mafioso, le cui propaggini si erano estese a vari settori del tessuto politico, economico e sociale non esclusivamente siciliano

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Nella suddetta sentenza della Corte di Assise di Appello di Caltanissetta sono, altresì, state analizzate le concause emerse nel corso del giudizio di appello.
In particolare, si è osservato che in tale giudizio il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca, dilatando meglio l’orizzonte probatorio e innovando sulle sue originarie dichiarazioni ha fatto riferimento ad un vasto progetto criminale, approvato dai massimi esponenti di Cosa Nostra che intendevano perseguire un preciso disegno politico, al precipuo fine di riequilibrare i rapporti con lo Stato attraverso nuovi referenti da individuare nei tradizionali settori della politica e dell’economia; e che le ulteriori indicazioni fornite dai collaboranti Giovanni Brusca e Angelo Siino non solo hanno confermato il movente principale dell’eliminazione del giudice Falcone, ma hanno consentito di individuare, quale causale concorrente, la finalità preventiva di impedire che il magistrato potesse stimolare delle investigazioni nel settore nevralgico della gestione illecita degli appalti su cui convergevano gli interessi, non esclusivamente economici, di Cosa Nostra.

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Nella citata sentenza, si è segnalato quindi che dalle ulteriori precisazioni di Giovanni Brusca è emersa un’ulteriore spinta motivazionale che contribuì all’eliminazione di Giovanni Falcone: tale concausa, di natura preventiva, era volta ad impedirgli di promuovere le investigazioni nel settore inerente alla gestione illecita degli appalti in maniera ancora più efficace di quanto aveva fatto in passato; un’azione che avrebbe inciso o, comunque, compromesso i nuovi rapporti in fase di consolidamento tra Cosa Nostra ed i nuovi referenti nei settori dell’economia e della politica. Si è poi osservato che la indicata causale preventiva ha trovato ulteriore conferma nelle dichiarazioni rese da Angelo Siino […]”

Ebbene, che Giovanni FALCONE credesse profondamente nella bontà delle indagini che, unitamente al R.O.S., l’Ufficio stava svolgendo in merito ai temi di cui trattasi emergeva chiaramente dalla sua vivavoce, allorquando, sentito in data 22 giugno 1990 dalla “Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari”, affermava (alla presenza, tra l’altro, di Carmelo Conti, presidente della Corte d’appello di Palermo, di Vincenzo PAJNO, procuratore generale della Repubblica di Palermo, di Antonino PALMERI, presidente del Tribunale di Palermo, di Pietro GIAMMANCO, procuratore della Repubblica di Palermo, di Leonardo GUARNOTTA e di Gioacchino NATOLI, entrambi giudici istruttori del Tribunale di Palermo) “Allo stato, purtroppo o per fortuna le cose accadono tutte in una volta, stanno venendo a maturazione in questo momento i risultati di indagini svolte in almeno un biennio dai carabinieri diMPalermo, con encomiabile professionalità, e sta venendo fuori un quadro della situazione che non esiterei a definire preoccupante. Possiamo ritenere abbastanza fondato che c’è almeno nella Sicilia occidentale una centrale unica di natura sicuramente mafiosa che dirige e l’assegnazione degli appalti e soprattutto l’esecuzione degli appalti medesimi, con inevitabili coinvolgimenti delle amministrazioni locali sia a livello di strutture burocratiche sia a livello di alcuni amministratori”.

 

TRIBUNALE DI CALTANISSETTA Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari DECRETO DI ARCHIVIAZIONE

 

 

STRAGI ‘92 – GIP accoglie richiesta Procura. Archiviato un filone d’indagine su mafia e appalti

 

 

🟥 MAFIA e APPALTI e l’eliminazione del dottor Borsellino