La verità contesa tra Scarpinato e il gip Santi Bologna sulle telefonate con Natoli

 

La replica di Roberto Scarpinato alle accuse del gip Santi Bologna non è solo un botta e risposta giudiziario: è il riflesso di una frattura profonda che attraversa da trent’anni la lettura delle stragi del ’92. 

Un’accusa pesante, una smentita ancora più pesante

Nel decreto di oltre 600 pagine con cui ha archiviato il procedimento sulle stragi di Capaci e via D’Amelio, il gip Santi Bologna attribuisce a Scarpinato un’“attività depistante” durante i lavori della Commissione Antimafia, sostenendo che il senatore M5S avrebbe tentato di ridimensionare l’importanza del dossier mafia-appalti e di accreditare piste alternative.
Scarpinato reagisce definendo l’accusa “gravemente falsa” e, a sua volta, “depistante”. Rivendica di aver sempre sollecitato la verità, ricordando che fu Gioacchino Natoli a riferirgli della riunione del 14 luglio 1992 in cui Lo Forte avrebbe parlato dell’archiviazione parziale dell’indagine mafia-appalti — circostanza che altri magistrati avrebbero confermato. 

Quello che segue è il link alla trascrizione delle telefonate intercorse fra SCARPINATO e  NATOLI.

Al lettore trarre le opportune conclusioni.

La trascrizione delle telefonate

 

SCARPINATO contro il GIP di Caltanisetta: “Grave darmi del depistante”

 

 

 

MOVIMENTO 5 STELLE: «STRAGI ’92, NAVE (M5S): ASSURDO CHIAMARE DESPISTAGGIO IL RIFERIRE UNA VERITA’»

 

Di Luca Franceschi

Il capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Antimafia, Luigi Nave, ha espresso in una nota il proprio stupore riguardo all’ordinanza di archiviazione emessa dal giudice per le indagini preliminari nel caso delle stragi del 1992.
Nave ha definito sorprendente e inusuale che un gip sostenga per iscritto, in un’ordinanza di archiviazione, una tesi evidentemente infondata che il senatore Scarpinato avrebbe facilmente potuto smentire se fosse stato interrogato su questo specifico punto dalla magistratura di Caltanissetta.
Il parlamentare pentastellato si è chiesto come mai non siano stati sentiti né Scarpinato, non indagato ma chiamato in causa, né l’indagato Gioacchino Natoli, perdendo così l’opportunità di incrociare le due dichiarazioni.
Scarpinato ha infatti affermato più volte, da ultimo nella giornata odierna, che al telefono invitava Natoli a riferire anche in commissione Antimafia quanto aveva detto a lui in una precedente telefonata.
Secondo quanto riferito, Natoli era presente alla riunione in procura nel 1992 alla quale prese parte anche Borsellino. In quella sede il magistrato Lo Forte riferì a tutti i colleghi per filo e per segno lo stato dell’arte dell’indagine mafia-appalti, inclusa la richiesta di archiviazione solo per un filone e per alcuni degli indagati, vista la mancanza di elementi sufficienti a quella data. Non vi furono tensioni o divergenze sul punto.
Sentito questo da Natoli, Scarpinato gli disse che avrebbe dovuto ripeterlo in commissione, anche sollecitato da apposita domanda. Nave si domanda dove sia il depistaggio in questa condotta.
Il capogruppo M5S ha quindi criticato le “fanfare politiche” della maggioranza che ripetono queste accuse “anche nel sonno” per infangare un avversario scomodo, preparatissimo e non condizionabile. Questo atteggiamento viene ritenuto comprensibile alla luce della pochezza del personale politico di quel fronte parlamentare.
Ciò che rimane sorprendente per Nave è che a sostenere questa tesi siano rappresentanti della magistratura, la stessa che agli atti ha svariati documenti che smentiscono radicalmente la pista mafia-appalti.