L’arte urbana si fa strumento di memoria attiva e presidio permanente di legalità. Sono stati ufficialmente inaugurati a Giarre tre nuovi murales dedicati alla lotta contro la criminalità organizzata, concepiti per trasformare gli spazi della città in simboli visivi di impegno civile e riscatto sociale.
I volti scelti per questo percorso artistico e pedagogico rappresentano tappe fondamentali della memoria collettiva: Joe Petrosino, i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e il piccolo Giuseppe Di Matteo, la cui drammatica vicenda rappresenta uno dei simboli più strazianti delle vittime innocenti della mafia. Uno dei tre murales, quello dedicato a Joe Petrosino, è stato realizzato grazie alla collaborazione della Fondazione Federico II, presieduta da Gaetano Galvagno: «In pieno contrasto a quella cinematografia nella quale non ci rivediamo, con cui si esaltano miti come Riina, Provenzano, Gomorra e che inducono i giovani a perdersi in strade sbagliate. Mentre la nostra è una Sicilia differente: la Sicilia di Falcone, Borsellino, di Mattarella di gente che ha perso la vita per potere cercare di rendere migliore la nostra, quella di noi siciliani»
«I murales sono importanti – afferma Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato trucidato dalla mafia – hanno il valore per cui attraverso l’arte, la pittura, la cultura veramente si possano risvegliare le coscienze, investire su quella bellezza che è la principale forma di lotta contro la criminalità organizzata che si nutre di violenze, di orrore e di morte. Si tratta di iniziative che non devono rimanere isolate ma fare parte di un percorso di vita inesauribile».
Dal piccolo Di Matteo a Falcone e Borsellino, inaugurati a Giarre i murales antimafia
L’arte che si fa scudo, il colore che grida riscatto. Oggi, 5 ottobre 2026, le strade di Giarre non sono più solo asfalto e cemento: sono diventate un manifesto a cielo aperto, una trincea visiva contro il silenzio e la criminalità organizzata. L’inaugurazione dei tre nuovi murales antimafia, avvenuta alla presenza di istituzioni e di una testimone d’eccezione come Fiammetta Borsellino, non è una semplice parata formale.
A Giarre rappresenta un’importante iniziativa in cui l’arte urbana viene utilizzata come strumento di memoria attiva e presidio di legalità. Lo hanno sottolineato le istituzioni presenti, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno, il sindaco di Giarre Leo Cantarella, e gli assessori della giunta, oltre ai rappresentanti delle forze dell’ordine. Si tratta di un progetto promosso dall’amministrazione comunale di Giarre, nell’ambito del Mese della Cultura, organizzato da sindaco, Leo Cantarella, di concerto, con l’assessore Giuseppe Cavallaro e il presidente della IV commissione consiliare Angelo Spina, che hanno scelto di dedicare alcune delle principali opere di arte urbana, a figure e vittime simbolo della lotta alla mafia.
Al centro del percorso artistico ci sono: Joe Petrosino, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e il piccolo Giuseppe Di Matteo, la cui tragica vicenda è diventata uno dei simboli delle vittime innocenti della criminalità mafiosa. Uno dei tre murales, quello dedicato a Joe Petrosino, è stato realizzato grazie alla collaborazione della Fondazione Federico II. Gli altri due interventi, invece, sono stati promossi e curati direttamente dalla Città di Giarre, che ha scelto di intervenire sulle palazzine di corso Sicilia, trasformandone le facciate attraverso il linguaggio della street art.
A realizzare le opere è stato Igor Scalisi, artista palermitano, che ha portato a Giarre il proprio stile e la propria esperienza nel campo dell’arte urbana, dando forma a un progetto che mette insieme espressione artistica e memoria civile.
Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato Paolo Borsellino (ucciso nella strage di via D’Amelio), ha ricordato come la memoria debba tradursi in azione quotidiana e consapevole.
Sottolineato dall’amministrazione comunale che l’obiettivo delle opere mira a coinvolgere la cittadinanza e i giovani, sfruttando il linguaggio immediato dell’arte urbana per riaffermare i valori della cultura antimafia e favorire la riappropriazione simbolica degli spazi pubblici.
È un atto di riappropriazione – nel senso più nobile e culturale del termine – dello spazio pubblico. In un’epoca in cui la memoria rischia di sbiadire nel flusso digitale, questi murales dimostrano oggi una validità e una potenza straordinarie. Sono un linguaggio immediato per le nuove generazioni: I giovani non si parlano più con i vecchi codici. L’arte urbana abbatte le barriere, esce dai musei e si impone allo sguardo di chiunque cammini per strada. Non serve un biglietto, non serve un invito, il messaggio antimafia diventa quotidiano, inevitabile, pop nel senso più alto. Costituiscono un’architettura del riscatto, perché dipingere la legalità sui muri significa sottrarre fisicamente e simbolicamente il territorio al controllo visivo della criminalità. Laddove il degrado chiama illegalità, il colore e la bellezza impongono il rispetto delle regole e la memoria storica. Ogni pennellata è un centimetro di città restituito ai cittadini. Diventano memoria attiva, non celebrazione. La presenza di Fiammetta Borsellino lo ha ribadito con forza: il ricordo del sacrificio di Paolo Borsellino e di tutte le vittime di mafia non può essere una foto ingiallita da commemorare una volta l’anno. Questi murales sono “memoria viva” perché costringono chiunque passi a fare i conti con la storia, oggi, domani e ogni singolo giorno dell’anno.
Giarre lancia una sfida importante. La legalità non è un concetto astratto da confinare nelle aule di tribunale, ma un’abitudine che si respira sui marciapiedi. E da oggi, quei muri parlano chiaro.

