L’INTERVISTA ad ALESSANDRA DOLCI, Coordinatrice della Direzione Distrettuale Antimafia
Dove esiste una grande espansione del settore turistico ci sono anche interessi mafiosi». E su alcune realtà che negli ultimi anni si sono accaparrate, in poco tempo, diversi locali pubblici a Como?
Lei ha detto in più occasioni che Como è uno dei territori che più vi dà da lavorare… è ancora così?
Como inteso come territorio, non come città. Sì, credo che sia il territorio oggetto delle nostre maggiori attenzioni in questo momento.
Come mai?
Perché c’è molto da lavorare. Il Comasco è proprio in cima alle nostre attenzioni.
Comprensibilmente criptica. Proviamo cosi: che cosa c’è di particolarmente attrattivo per la criminalită organizzata in provincia di Como?
Beh, il fatto che è sicuramente un territorio ricco, un territorio con un tessuto di piccole imprese, che consente loro di trovare più facilmente una convergenza di interessi con gli imprenditori. E poi, ovviamente, il fatto che sia un territorio di confine, dei traffici di droga ci sono sempre, anzi, devo dire che la Lombardia è uno dei principali crocevia dei grossi traffici stupefacenti, e per trattare i grossi carichi bisogna chiedere l’autorizzazione ai mafiosi che sono stanziali in Lombardia. La gestione è loro, poi possono in alcuni casi auto rizzare e subappaltare agli albanesi, ma i traffici di droga restano il motore finanziario per avere il capitale da investire, poi, nell’economia legale.
In quali settori?
I settori che trascinano l’economia della Regione. Ad esempio: tutte le volte che c’è un grande evento pubblico, in cui si muovono tanti soldi pubblici, tanto denaro pubblico, I’ndrangheta cerca di inserirsi, di infiltrarsi e di fare affari. C’è grande atten- zione, quindi, sulle Olimpiadi Milano-Cortina.
E il turismo, può far gola?
Assolutamente si. A Como c’è stato un grandissimo boom turistico, e ci sono realtà che si stanno muovendo molto veloce mente e con tante risorse… Diciamo che ci stiamo riflettendo (sorride enigmatica, ndr).
Facciamo un salto nel passato. Si è spesso parlato di infiltrazioni mafiose, pensando al Comasco. Macome, quando e perché la ‘ndrangheta ha iniziato a mettere radici in Lombardi?
Dalla metà degli anni ’50, direi. Questo dice la storia giudiziaria. Il primo insediamento fu a Fino Mornasco. Un insediamento di persone provenienti da Giffone. Perché? Le chiavi di lettura sono molteplici. Ovviamente uno riguarda il numero dei sorvegliati speciali che all’epoca furono mandati in Lombardia. La stragrande maggioranza si radicò nel nuovo contesto territo riale, seguiti il più delle volte da amici e parenti. E poi perché era il periodo del grande sviluppo economico al Nord.
Come hanno cambiato pelle i clan qui al Nord?
Negli anni ’70 comincia la stagione dei sequestri di persone a scopo di estorsione, tra i quali quello di Cristina Mazzotti, che purtroppo non è più tornata a casa. I soldi dei riscatti venivano reinvestiti nei traffici di sostanza stupefacente. Fino alla fine degli anni ’80 abbiamo avuto una mafia che si è occupato soprattutto di attività illecite, dai sequestri di persone ai traffici di droga. A metà anni Novanta l’inchiesta Fiori della Notte di San Vito dà conto di un già un significativo radicamento con la presenza di tante locali, in territorio Lombardo e soprattutto nel Comasco.
In questi anni abbiamo avuto estorsioni, minacce, tantissimi omicidi. Ma da una decina di anni a questa partesembra che i mafiosi abbiano cambiato strategia.
Da anni assistiamo a un lavoro da parte della ‘ndrangheta di creazione di un capitale sociale. Quindi di infiltrarsi nel tessuto economico. Con l’indagine Cavalli di Razza, che ha coinvolto proprio la provincia di Como, c’è stato un balzo ulteriore: controllare le cooperative significava avere lucrosi guadagni. Logistica, ristorazione, discoteche, locali pubblici, turismo: i settori di interesse sono sempre di più. Epoi chiediamoci: qual è la domanda più diffusa sul mercato, in particolare quello lombardo? Unadomanda di evasione. Ecco, ora i clan di occupano anche di questo.
Percíó ci troviamo di fronte a una violenza a bassa intensità. Ma esiste ancora?
Assolutamente. Le estorsioni, l’usura, le minacce, i pestaggi ci sono ancora. Ci sono anche formedi intimidazione veramente gravi, che riguardano magari i figli minori della vittima. Quindi la faccia cattiva, quando è necessario, la ‘ndrangheta non esita a mostrarla. E invece molti pensano di poter gestire questo tipo di rapporto. Mi sembra di poter dire che tutti quelli che pensavano di poterlo fare sono finiti male, o perché l’azienda è fallita, e gli è andata bene, o perché hanno pagato conseguenze fisiche o giudiziarie. Uno che ne abbia tratto veramente vantaggio dai clan non c’è.
Anticorpi che non siano giudiziari?
L’attività di prevenzione delle Prefetture, indubbiamente. Oppure l’azione perla confisca dei beni della criminalità. O, ancora, le amministrazioni giudiziarie delle imprese. Ma il vero nodo è il problema etico che riguarda il mondo imprenditoriale, il mondo delle professioni, i politici. Se non ci sarà un aumento della soglia etica, non sono ottimista per il nostro.
PAOLO MORETTI – La Provincia 12.1.2026
MAFIA E ANTIMAFIA NEL COMASCO
CRIMINALITÀ ORGANIZZATA IN LOMBARDIA E NEL COMASCO
La ‘ndrangheta a Como é una presenza inquietante
La procuratrice Alessandra Dolci, a capo della Direzione antimafia di Milano, conferma che i gruppi criminali hanno messo radici da tempo
Il Comasco per la sua vicinanza al Canton Ticino continua a essere in Lombardia la terra prescelta dalla ’ndrangheta. Lo afferma Alessandra Dolci, procuratore aggiunto, capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano, magistrato di lungo corso nella lotta alla criminalità organizzata:
«La provincia di Como in questo momento è la zona di maggiore interesse operativa per il mio ufficio».
Parole come pietre quelle pronunciate mercoledì sera a Erba, nel corso di un incontro promosso dal Lions Club erbese, dal magistrato inquirente che alla direzione della Dda è succeduta a Ilda Boccassini che in questi giorni lascia il servizio per aver raggiunto l’età della pensione: «Il primo territorio lombardo scelto dalla ’ndrangheta è stato la zona di Como.
Fin dagli anni Cinquanta a Fino Mornasco, registriamo la prima ’ndrina di Giffone. E questo lo si può ben comprendere: la vicinanza con il Canton Ticino e le sue banche. Insomma, la possibilità di riciclare soldi, provenienti soprattutto dal traffico internazionale di droga. A questo proposito tengo a evidenziare il fatto che la ’ndrangheta sta colonizzando il mondo intero.
Ci sono stati anni in cui la ’ndrangheta radicata nel Comasco controllava il traffico di armi dal Ticino alle regioni del Sud».
Alessandra Dolci nel corso dell’incontro di Erba ha fatto capire che il suo ufficio è impegnato in inchieste che riguardano anche in Canton Ticino. Da qui la richiesta di rogatorie internazionali.
Ovviamente il capo della Dda milanese non è entrata (e non poteva essere diversamente) nel merito delle inchieste. Si è limitata a rimarcare la stretta collaborazione con la magistratura svizzera: «Le notizie di reato da noi segnalate sono utili anche ai nostri colleghi svizzeri».
A supportare l’affermazione che la ’ndrangheta ha messo le radici nel Comasco Alessandra Dolci ha fornito alcuni dati, riferiti agli ultimi dieci anni: oltre 100 arresti.
Gli ultimi cinquanta provvedimenti restrittivi nell’ambito delle operazioni ‘Insubria’ e ‘Rinnovamento’ con addentellati in Canton Ticino.
Prima ancora c’era stata l’operazione ‘Infinito’ che con la sentenza della Cassazione, per la prima volta, ha scolpito nella roccia la presenza della ’ndrangheta nel Comasco, oltre che in Lombardia.
A proposito dell’operazione ‘Infinito’ il capo della Dda milanese ha raccontato un aneddoto: «Ricordo un funzionario di banca erbese entrato in affari con Pasquale Varca (capo della ’ndrina di Erba) e Franco Crivaro (entrambi pesantemente condannati per associazione mafiosa, ndr), che mi ha detto: “La loro protezione mi dà sicurezza”. Ecco, la mafia vende protezione e ancora oggi c’è chi si rivolge a lei».
Anche nell’ambito dell’operazione ‘Insubria’ era stato accertato che il capo della ’ndrina di Cermenate, frontaliere a Bellinzona, oltre a garantire sicurezza, riscuoteva i crediti di un imprenditore comasco, all’epoca attivo nel Mendrisiotto. LA REGIONE 7.12.2019 –
ALESSANDRA DOLCI: “La Lombardia colonizzata dalle mafie”. Una presenza inquietante nel comasco.



