Abbiamo letto anche noi le parole sfuggite agli ex pm Natoli e Scarpinato sul magistrato ucciso in via D’Amelio. Dietro quel “era un coglione” ci sarà pure un affettuoso spirito di colleganza. Ma non privo da un certo distacco dall’orrore che evidentemente solo la toga può conferire
La prima impressione è solo sgradevole. Leggi le intercettazioni di due pm siciliani, Gioacchino Natoli e Roberto Scarpinato, e semplicemente provi una sensazione di rifiuto. Non può essere, non è possibile che l’ex pm Antimafia di Palermo, Natoli appunto, abbia detto che Paolo Borsellino“era pure lui un grande coglione come me che aveva il grande maestro della massoneria col muro confinante e non se n’era mai accorto”. E sembra impossibile pure che l’altro, l’ex procuratore generale ora in Senato coi 5 Stelle, Scarpinato, tratti con tanto sbrigativo senso di superiorità l’avvocato dei figli di Borsellino, Paolo Trizzino: “Immagina se gli puoi rompere il giocattolo con cui ha costruito la sua notorietà mediatica. Si fa sparare piuttosto”.
Ci resti male. E cerchi anche un’attenuante: Natoli si mette in pari, in termini di “ingenuità” (l’espressione come detto è un’altra) con il collega ucciso a via D’Amelio, fa capire che a un magistrato le cose possono sempre sfuggire. Eppure, anche se ci sforziamo di rileggere le parole dei due pm alla luce della comune (a Borsellino) appartenenza all’ordine giudiziario, ci sembra che qualcosa stoni proprio. Ci sembra difficilmente comprensibile come si possa parlare così di un uomo che è sì stato un collega ma che è anche stato trucidato con un carico di esplosivo da far saltare un bunker, le cui membra sono rimaste sparpagliate al suolo in una delle più orrende e macabre scene della storia repubblicana.
Si può davvero essere leggeri, con quell’immagine negli occhi? Possono davvero esserlo, i magistrati, che dovrebbero avvertire un dolore fisico nel ripensarci? Perché c’è sempre un po’ il sospetto che più dell’affettuoso senso di colleganza pesi il senso di diversità, il percepirsi unici, “altri”, diciamo pure superiori. Cioè, il timore è che la toga conferisca la convinzione di essere al di sopra, anche di una possibile censura esterna, se non interiore. Speriamo di sbagliarci. Perché una cosa è certa: se è così, se il solo fatto di essere magistrati è una licenza, se consente persino il supremo distacco dall’orrore, vuol dire che certe “distonie” sono state davvero sottovalutate, nella recente campagna referendaria come nel dibattito politico degli ultimi trent’anni.


