Lo scontro Scarpinato – Trizzino. Un conflitto che nasce dal cuore delle indagini sulle stragi del ’92 e sul dossier Mafia-Appalti

 

I rapporti fra il senatore Roberto Scarpinato nei confronti della famiglia (nucleare) Borsellino è segnata da una frattura profonda e da un clima di forte ostilità, acuito dalle intercettazioni che lo coinvolgono insieme all’ex collega Gioacchino Natoli.

Lo scontro tra Roberto Scarpinato (ex magistrato, oggi senatore) e Fabio Trizzino (avvocato e genero di Paolo Borsellino)  è poi il punto di incrocio fra memoria delle stragi, depistaggi, e responsabilità istituzionali.
Quando Trizzino arriva in Commissione Antimafia, non porta solo documenti: porta accuse precise, nomi, omissioni, silenzi. Sostiene che la Procura dell’epoca non colse la portata del dossier.
Che Borsellino fu lasciato solo. Che certe scelte non furono errori, ma scelte.  
Scarpinato reagisce come chi vede messo in discussione non un atto, ma una vita intera. Parla di ricostruzioni infondate, di attacchi personali, di un tentativo di demolire la credibilità di chi, in quegli anni, combatteva la mafia.
È il momento in cui lo scontro smette di essere tecnico e diventa politico, morale, identitario.
Nella lettura attribuita a Fabio Trizzino, la Commissione Antimafia non è un organo parlamentare come gli altri: è un luogo dove si misura la fedeltà dello Stato ai suoi morti. Il dossier Mafia-Appalti, le zone d’ombra sulle stragi del ’92, le responsabilità istituzionali mai del tutto chiarite: tutto questo, nella sua prospettiva, non appartiene al passato ma a un presente incompiuto.
La sua posizione – maturata in anni di lavoro accanto alla famiglia Borsellino – sostiene che ogni tentativo di ridimensionare, archiviare o “normalizzare” quei nodi rappresenti una rinuncia culturale prima ancora che politica.
Dal 2023 la Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Chiara Colosimo, ha avviato un ciclo di audizioni molto esteso per rispondere alle domande poste da Lucia, Fiammetta e Manfredi Borsellino. I figli del magistrato hanno chiesto di approfondire aspetti che ritengono ancora oscuri, nonostante decenni di processi e inchieste.
Il punto di partenza è la sentenza Borsellino quater (2021), che ha certificato l’esistenza di un depistaggio nelle prime indagini e la falsità delle dichiarazioni del finto pentito Vincenzo Scarantino. Questo ha riaperto la necessità di capire perché Borsellino fu ucciso e chi poté avere interesse a ostacolare la verità.
Secondo la Procura di Caltanissetta, il dossier mafia‑appalti rappresenta una concausa certa della strage di via D’Amelio, poiché toccava gli interessi economici più profondi di Cosa nostra e dei suoi alleati nel mondo degli appalti pubblici.
Il procuratore Salvatore De Luca ha ribadito davanti alla Commissione che questo filone è stato oggetto di nuove indagini e contiene “concreti e gravi elementi” che non possono essere minimizzati.
L’attività della Commissione Antimafia è, in sostanza, un tentativo di:

  • ricomporre un mosaico frammentato,
  • verificare omissioni e depistaggi,
  • accertare responsabilità istituzionali,
  • dare risposta alle domande della famiglia,
  • aggiornare la verità storica alla luce delle nuove acquisizioni.

Non si tratta di riscrivere sentenze, ma di colmare i vuoti lasciati da trent’anni di indagini incomplete o contraddittorie.
Con tale finalità la Commissione Antimafia ha:

  • desecretato nuovi atti,
  • acquisito intercettazioni della Procura di Caltanissetta,
  • messo in luce tensioni e contraddizioni tra magistrati dell’epoca.

Il risultato è un conflitto aperto che riguarda non solo la verità giudiziaria, ma la memoria pubblica di Paolo Borsellino.


SCARPINATO, LE ACCUSE SENZA NOMI CHE INCENDIANO IL DIBATTITO POLITICO

 

Roberto Scarpinato é recentemente tornato al centro della scena politica con dichiarazioni che hanno il peso specifico di una granata lanciata nel cuore delle istituzioni: “In Parlamento siedono corrotti e persone vicine alla mafia”. Parole pronunciate con la gravità di chi ha trascorso quarant’anni nelle procure antimafia, ma che non si accompagnano a nomi, atti o circostanze verificabili.
L’ex procuratore generale di Palermo, oggi senatore del Movimento 5 Stelle, ha rilanciato le sue denunce in un intervento pubblico a Parigi, parlando di una classe politica “intimidita” da ciò che lui conosce del passato di alcuni esponenti. Una frase che ha immediatamente acceso il dibattito: accuse così pesanti, senza destinatari identificati, finiscono per colpire tutti e nessuno.
La reazione politica è stata immediata. Da più parti è arrivata la richiesta di chiarire, documentare, assumersi la responsabilità di indicare nomi e fatti. Una richiesta rimasta inevasa.
Il paradosso è evidente: mentre la Commissione Antimafia discute di metodo, trasparenza e credibilità, uno dei suoi membri più noti lancia ombre sul Parlamento senza fornire elementi per dissiparle.
La questione resta sospesa su un punto cruciale: se davvero Scarpinato ritiene che in Parlamento siedano persone colluse, perché non presentare nomi e atti alle autorità competenti?
Le accuse generiche hanno un effetto immediato:

• alimentano un clima di sospetto diffuso
• polarizzano ulteriormente il dibattito
• trasformano la lotta alla mafia in un terreno di scontro politico più che istituzionale

Per alcuni osservatori, è un modo di evocare un passato di battaglie giudiziarie senza assumere il peso di una denuncia formale. Per altri, è un allarme da non sottovalutare. Per tutti, resta un vuoto: i nomi non ci sono.


S C H E D A

Origine del conflitto

Il contrasto nasce attorno a due nodi centrali:

a) Il dossier Mafia-Appalti (1991–1992)

  • Trizzino sostiene da anni che il dossier fosse una chiave decisiva per comprendere il movente della strage di via D’Amelio.
  • In varie audizioni ha affermato che non fu adeguatamente sviluppato e che ciò contribuì al contesto che portò all’uccisione di Borsellino.

b) Il ruolo dei magistrati dell’epoca

  • Trizzino ha criticato pubblicamente alcune scelte della Procura di Palermo nei primi anni ’90.
  • Scarpinato, che in quegli anni era parte della Procura, ha respinto tali ricostruzioni come infondate.

Il punto di rottura: le audizioni in Commissione Antimafia

Tra il 2023 e il 2025, la Commissione Antimafia ha ascoltato più volte Trizzino.

Le dichiarazioni di Trizzino

  • Ha parlato di “occasioni mancate” e di “inerzie” nella gestione del dossier Mafia-Appalti.
  • Ha citato anche intercettazioni e rapporti interni dell’epoca.
  • Ha sostenuto che alcune scelte della Procura avrebbero “isolato” Borsellino.

La reazione di Scarpinato

  • Ha definito le ricostruzioni di Trizzino “prive di fondamento”.
  • Ha parlato di “strumentalizzazioni politiche” e di un tentativo di riscrivere la storia giudiziaria.
  • Ha difeso l’operato della Procura, sostenendo che il dossier fu trattato secondo le priorità investigative del tempo.

Il caso Natoli: il detonatore

Un elemento che ha aggravato lo scontro è stato il riferimento di Trizzino a Gioacchino Natoli, ex magistrato.

  • Trizzino ha citato intercettazioni tra Natoli e Scarpinato, sostenendo che fossero rilevanti per comprendere il contesto dell’epoca.
  • Natoli ha replicato definendo le affermazioni “false e diffamatorie”.
  • Scarpinato ha parlato di un attacco personale e di una “campagna” contro di lui.

Questo episodio ha trasformato un confronto tecnico in un conflitto frontale.

Due visioni inconciliabili della storia delle stragi

Lo scontro non è solo personale: è metodologico e storico.

La posizione di Trizzino

  • La strage di via D’Amelio va riletta alla luce del dossier Mafia-Appalti.
  • Alcune scelte della Procura avrebbero contribuito a isolare Borsellino.
  • Il depistaggio successivo è la prova di una responsabilità istituzionale diffusa.

La posizione di Scarpinato

  • Il dossier Mafia-Appalti non fu affatto accantonato.
  • Le ricostruzioni di Trizzino sono parziali e non supportate da atti giudiziari.
  • Le accuse rischiano di delegittimare il lavoro dei magistrati antimafia degli anni ’90.

Perché lo scontro è così acceso

Perché tocca tre nervi scoperti della storia italiana:

  • Il movente della strage di via D’Amelio
  • Il depistaggio certificato dal processo Borsellino quater
  • Il ruolo dello Stato nella stagione delle stragi

Ogni interpretazione diversa genera inevitabilmente tensioni.