Mio padre Paolo Borsellino…


Mio padre ha sempre cercato di impostare con noi figli un rapporto basato sull’ascolto, sul dialogo
e sui valori dell’umiltà e del rispetto. E’ stato un padre che faceva cose enormi, pericolosissime per la sua vita, e ce le sapeva spiegare cosicché noi non gli abbiamo mai messo bastoni tra le ruote.
Per lui era importante il nostro sostegno. Questo non vuol dire che non abbiamo pagato dei prezzi molto alti: ricordo l’estate trascorsa tutti insieme all’Asinara, che allora era un carcere, non perché mio padre si stesse preparando al maxi processo con Falcone, come erroneamente viene spesso riportato, perché lo Stato non era in grado di garantire la sicurezza a Palermo per i suoi uomini migliori. Mio padre è stato un papà molto presente, il tempo che trascorreva con noi era di altissima qualità e, nonostante fosse un uomo così impegnato, trovava il modo di partecipare agli incontri con i nostri professori.
C’erano dei momenti per lui sacri in famiglia, come il ritorno da scuola, ci mettevamo a tavola e ci raccontavamo in attesa del pranzo. Nulla avrebbe potuto distrarlo dal trascorrere con noi quegli attimi.
La nostra casa era come un porto di mare, sempre aperta a tutti. Era il suo modo di essere, anche con i ragazzi della scorta che erano come dei figli.
Il rapporto con mio padre era come quello che hanno tutte le figlie con il loro genitore: negli anni dell’adolescenza l’ho stressato per avere il motorino – e sono riuscita ad averlo anche prima dei 14 anni – e per avere orari di uscita più “flessibili” rispetto a quelli che mi aveva dato.
Prima che gli fosse assegnata la scorta (una realtà blindata per Paolo Borsellino già nel 1984, ndr) quando mi accompagnava a scuola scendevo sempre prima e non proprio vicino all’ingresso, perchè mi vergognavo e la stessa cosa facevo quando magari rientravo la sera in compagnia di alcuni miei amici.
I miei fidanzati, come capita spesso, ovviamente temevano già solo di incrociare lo sguardo di mio padre sotto casa. Ho vissuto in casa con lui 19 anni e devo dire che, nonostante le scorte le minacce e le pressioni, accanto a lui mi sono sempre sentita forte, non ho mai temuto per la mia vita.
Ovvio che tutti noi in famiglia avessimo un pò di paura, ma per superare quei momenti negativi mi facevo forza con una frase di Giovanni Falcone: l’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa.
Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza.  

Di mio padre amo sempre ricordare questo amore pazzesco che aveva nei confronti dei bambini e dei giovani: egli stesso sapeva mettersi assolutamente in una posizione di gioco. Era amato da tutti i bambini, da tutti i ragazzi, come padre e come zio ovunque richiesto, proprio per questa sua capacità di non prendersi mai sul serio e spesso anche di non prendere sul serio taluni suoi interlocutori. Tale modalità, tutta sua, gli ha permesso in ogni momento di affrontare la vita con le sue amarezze e le sue difficoltà, a testa alta. Mio padre mi ha insegnato veramente cosa vuol dire la parola “vivere”, cosa vuol dire la parola “combattere” per i propri ideali, per i quali egli stesso ha sempre detto “è bello morire.

Io, i miei fratelli e mia madre abbiamo accompagnato mio padre nel suo percorso percorso professionale. Non gli abbiamo mai chiesto di fermarsi, né tantomeno messo i bastoni tra le ruote perché noi eravamo convinti di percorrere la strada del bene. Questa consapevolezza ci ha fatto superare la paura. Ci ha fatto talvolta quasi non vedere quei pericoli che potevamo toccare con mano. Noi siamo sempre stati convinti che questa potesse essere l’unica strada percorribile. Questo non vuol dire che abbiamo vissuto una vita di sacrifici o che vivevano chiusi in casa.
Mio padre ci ha lasciati liberi di fare le nostre esperienze, di uscire, di muoverci a Palermo da soli. Contemporaneamente però vivevamo una realtà quasi anormale: era chiara per noi la situazione di pericolo, la precarietà data dal vedere un padre che ha dovuto accettare di spostarsi solo in presenza della scorta.

FIAMMETTA BORSELLINO