MAfia, antimafia e social

 

Nel mondo dei social, dove tutto è immediato, emotivo, polarizzato, la comunicazione antimafia rischia di trasformarsi in un terreno minato.
Le indagini richiederebbero  silenzio, i social chiedono rumore, la giustizia richiede tempo, i social chiedono reazioni, la verità richiede verifica, i social chiedono schieramenti.
È un conflitto strutturale. E quando esplode, a rimetterci non è solo la qualità del dibattito: è la credibilità delle istituzioni che indagano, giudicano, proteggono.
Nell’ambito antimafia, la delegittimazione è un’arma potentissima. Bastano poche righe, un titolo ambiguo, un post emotivo, o un video con in copertina il viso di “cognome pesante” per generare dubbi su magistrati, investigatori, commissioni parlamentari, testimoni, familiari delle vittime.
La storia recente lo dimostra: la delegittimazione non nasce più nei palazzi del potere, ma soprattutto nei feed dei social. E  non nasce da un intento criminale, ma da un meccanismo più semplice e più pericoloso: la superficialità o la malafede.
Quando si parla di mafia, la superficialità non è un errore: è un favore involontario alla criminalità. La malafede è tutta un’altra storia…
La comunicazione antimafia richiede equilibrio, prudenza, contestualizzazione. I social, al contrario, premiano: il Bianco o nero,Tutto vero” o “tutto falso,Eroe” o “traditore”, “Depistaggio totale” o “nessun depistaggio”
La polarizzazione diventa la lente attraverso cui tutto viene letto. E la polarizzazione, quando si parla di mafia, è un veleno: impedisce di vedere le zone grigie, che sono invece il luogo reale in cui si muovono spesso poteri, omissioni, errori, responsabilità.
I processi di mafia sono lunghi, tecnici, stratificati. Richiedono anni di atti, testimonianze, perizie, contraddittori.
I social, invece, richiedono una frase possibilmente ad effetto. E quella frase, spesso, diventa più influente di migliaia di pagine di sentenza.
È così che si crea un cortocircuito: la percezione pubblica diventa più forte della verità giudiziaria. E quando la percezione, i “proclami”, gli slogan sostituiscono la verità, la giustizia perde terreno.