Ancora una volta Salvatore Borsellino ha oltrepassato il limite della decenza pubblica. Le sue recenti dichiarazioni, rilasciate a mezzo intervista, non solo riaprono ferite familiari che meriterebbero rispetto e silenzio, ma introducono nuove e gravissime accuse nei confronti dei figli di Paolo Borsellino, colpevoli – secondo lui – di favorire un presunto “sfruttamento politico” della figura del loro padre da parte della destra di governo.
Accuse che, per la loro natura, non possono essere liquidate come semplici opinioni. Quando si parla di Paolo Borsellino, del suo sacrificio e della sua eredità morale, ogni parola pesa. E pesa ancora di più quando a pronunciarla è un familiare diretto, che dovrebbe essere il primo custode della memoria e non strumento di delegittimazione.
Il rispetto dovuto al cognome che questo signore porta impone prudenza. Ma questo rispetto non può trasformarsi in silenzio di fronte a un attacco che colpisce non solo i figli di Paolo, ma anche il principio stesso di come si custodisce una memoria collettiva.
La figura di Paolo Borsellino appartiene alla Repubblica, non a una parte politica e nemmeno a un singolo membro della sua famiglia. È patrimonio di tutti, e tutti hanno il diritto di richiamarsi ai suoi valori, purché lo facciano con serietà e coerenza.
Per questo, le parole di Salvatore Borsellino risultano tanto più inopportune quanto più alimentano una narrazione divisiva, che finisce per indebolire ciò che dovrebbe invece unire: la lotta alla mafia, la difesa della legalità, il rispetto per chi ha sacrificato la vita per questi principi.
Si può dissentire, si può criticare, si può discutere. Ma insinuare sospetti sui figli di Paolo Borsellino, accusandoli di complicità in un “indegno sfruttamento” della figura del padre, significa oltrepassare una soglia che non dovrebbe essere varcata. E significa farlo nel modo più doloroso: trasformando una memoria sacra in un terreno di scontro personale e politico.
La decenza, in certi casi, non è un optional. È un dovere civile. Soprattuto alla vigilia di una ricorrenza tanto dolorosa.
SALVATORE BORSELLINO: questo Governo ha favorito la mafia. La Commissione Antimafia depista. I figli di mio fratello favoriscono lo sfruttamento indegno della figura del loro padre
Le esternazioni di SALVATORE BORSELLINO


