29 luglio 1992 CSM l’audizione dei Sostituti procuratori Maurizio Conte (vds. pagg. 9-28) e Lorenzo Matassa (vds. pagg. 30-46) nonchè dell’Avvocato Generale presso la Corte di appello di Palermo Gaetano Martorana (vds. pagg. 48-71) prima di riprendere le audizioni dei Sostituti Procuratori Francesco Lo Voi (vds. pagg. 73-123), Ignazio De Francisci (vds. pagg. 125-157), Roberto Scarpinato (vds. pagg.162-215) Egidio La Neve (vds. pagg. 218-225) Giovanni Ilarda (vds. pagg. 227-265) e Domenico Gozzo(vds. pagg. 267-286).
L”audizione del Procuratore Aggiunto presso il Tribunale di Palermo Vittorio Aliquò viene ritenuta dal Gruppo di lavoro, meritevole di particolare riservatezza. (vds pagg.17-28 delle parti riservate).
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29 luglio 1992 CSM, audizione del magistrato VITTORIO ALIQUÒ: nella borsa Borsellino c’era anche il “FASCICOLO MUTOLO” SEGUE
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29 luglio 1992 Viene conferito a GIOACCHINO GENCHI l’incarico di consulenza volto a verificare se l’utenza telefonica in uso alla famiglia Fiore-Borsellino fosse stata oggetto di interventi finalizzati ad un ascolto clandestino delle telefonate.
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29 luglio 1992 Una talpa in questura? Oppure la telefonata con cui Paolo Borsellino avvertì madre e sorella del suo prossimo arrivo in via Mariano D’Amelio fu intercettata dalla mafia? Su questo interrogativo scivola uno dei filoni dell’inchiesta sulla strage del 19 luglio. Il procuratore di Caltanissetta Giovanni Tinebra ha deciso di ascoltare la vedova e la sorella del procuratore aggiunto di Palermo. E vuole interrogare molte altre persone, a cominciare dai giudici della Dda. Intanto è stato nominato un collegio di periti formato da quattro esperti del Cis, il Centro di investigazioni scientifiche dei carabinieri, e da altri dcll’Fbi che hanno accettato di rispondere a otto quesiti ritenuti «essenziali» dagli inquirenti e fra i quali la precisazione circa la qualità dell’esplosivo utilizzato e la sua modalità d’impiego. Sono gli stessi esperti incaricati di pronunciarsi su analoghi quesiti in relazione all’uccisione di Falcone. E intanto è ancora più nei guai il metronotte Ignazio Sanna, diventato «muto», sospettato di aver visto portare in via D’Amelio la Fiat 126 fatta poi esplodere dagli attentatori. A suo carico il gip Leone ieri ha emesso ordine di custodia cautelare per favoreggiamento di persone ignote. E per precauzione il «vigilante» è stato trasferito in un carcere di massima sicurezza fuori della Sicilia. Una misura che tende a tenerlo al riparo da azioni dei boss che non si sa fino a che punto lo considerino davvero «muto». LA STAMPA
29 luglio 1992 Il settimanale EPOCA esce in edizione straordinaria SEGUE


